Una situazione complessa, un Papa anziano che ha già avuto guai di salute, in molti casi proprio alle vie respiratorie. Il Vaticano martedì ha riferito di condizioni che si sono aggravate, con l’estensione dell’infezione ai polmoni. Al di là delle note ufficiali, molti aspetti restano però poco chiari, come quelli che hanno a che fare con i trattamenti, la diagnosi e lo stato attuale di salute del Santo Padre. Difficilissimo oggi dire quanto tempo ci vorrà perché si riprenda.
Il ruolo del cortisone
Il primo elemento su cui ci sono poche informazioni riguarda il cortisone. Il Papa lo ha preso prima del ricovero, ma per quanto tempo? Il farmaco è stato somministrato quando la bronchite è stata affrontata a casa o anche prima, visto che Francesco soffre di problemi cronici? «Chi è cronicamente sotto cortisone ha un vantaggio sulla reazione infiammatoria, che è meno potente, però anche una maggior facilità di contrarre infezioni, perché la sua risposta immunitaria è soppressa. Questo…
Una situazione complessa, un Papa anziano che ha già avuto guai di salute, in molti casi proprio alle vie respiratorie. Il Vaticano martedì ha riferito di condizioni che si sono aggravate, con l’estensione dell’infezione ai polmoni. Al di là delle note ufficiali, molti aspetti restano però poco chiari, come quelli che hanno a che fare con i trattamenti, la diagnosi e lo stato attuale di salute del Santo Padre. Difficilissimo oggi dire quanto tempo ci vorrà perché si riprenda.
Il ruolo del cortisone
Il primo elemento su cui ci sono poche informazioni riguarda il cortisone. Il Papa lo ha preso prima del ricovero, ma per quanto tempo? Il farmaco è stato somministrato quando la bronchite è stata affrontata a casa o anche prima, visto che Francesco soffre di problemi cronici? «Chi è cronicamente sotto cortisone ha un vantaggio sulla reazione infiammatoria, che è meno potente, però anche una maggior facilità di contrarre infezioni, perché la sua risposta immunitaria è soppressa. Questo ovviamente può rendere più difficile anche debellare l’infezione farmacologicamente», dice Nicola Montano, ordinario a Milano e presidente della Società italiana di medicina interna. «Ovviamente per comprendere il ruolo del farmaco, bisognerebbe conoscere perché ha preso il cortisone e i dosaggi», chiude Montano.
I cambiamenti delle terapie
I medici, ha detto il Vaticano, da venerdì a martedì hanno cambiato due volte la terapia iniziale. Perché sono state fatte tre scelte farmacologiche diverse? È probabile che subito dopo il ricovero siano stati utilizzati antibiotici ad ampio spettro. «Questo è normale dopo l’ingresso in ospedale, quando si aspettano i risultati degli esami — dice Gianni Rezza, infettivologo già all’Istituto superiore di sanità e al ministero alla Salute e oggi al San Raffaele — Quando i test dicono qual è il micro organismo responsabile dell’infezione, si cambia il farmaco». Ma la seconda terapia adottata per il Papa non è stata quella definitiva. Martedì, infatti, il trattamento è cambiato ancora. «È possibile che sia stato individuato un altro batterio — spiega Rezza — Ma c’è anche la possibilità che la terapia non abbia prodotto una buona risposta contro quel batterio e quindi si sia deciso di cambiare farmaco». Potrebbe esserci un problema di resistenze agli antibiotici, anche legato a farmaci assunti prima del ricovero.
La scoperta della polmonite
Il Vaticano all’inizio ha parlato di bronchite. Nei giorni successivi ha fatto riferimento solo a un’infezione respiratoria e martedì ha rivelato che gli esami hanno accertato una polmonite bilaterale. La patologia è quindi esplosa quando era in ospedale? «È possibile che nelle immagini degli esami fatti venerdì non si vedesse niente», dice Francesco Blasi, ordinario di pneumologia a Milano: «Forse — dice ancora Blasi — la polmonite c’era già in forma meno evidente. Ora però non sappiamo se c’è un interessamento completo dei due lobi e quanto sono grandi due focolai . La cura, comunque, è la stessa della bronchite». Già domenica 9 il Papa ha avuto problemi a leggere l’omelia. Il ricovero è avvenuto dopo 5 giorni, troppo tardi? Anche per rispondere a questa domanda mancano elementi, come l’estensione della polmonite.
Tempi di ricovero e ripresa
Davanti al Papa ci sono ancora giorni di ricovero. Quanti? Ora è impossibile dirlo. «Una polmonite senza assistenza intensiva richiede una degenza di almeno 7-10 giorni», dice Niccolò Marchionni, presidente della Società italiana cardiologia geriatrica. I tempi per Francesco però potrebbero essere molto più lunghi. «Di certo ci sarà da pensare alla riabilitazione. In una decina di giorni di ricovero l’anziano fragile perde alcuni chili di massa magra. Per questo ci vuole una riabilitazione. Quella polmonare, che prevede esercizi di respirazione, e quella che prevede attività fisica». Ci vogliono almeno due mesi per rimettersi in sesto.