«Non vedo perché parlare di dimissioni». Storico, fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi sottolinea, però, che non ci sarebbe niente di strano se Bergoglio fosse meno visibile durante il Giubileo.
Professore, quali sono i suoi sentimenti in questo frangente? «Negli ultimi anni di Pio XII don Giuseppe De Luca scriveva a Montini, allora arcivescovo di Milano: “Caro Montini, in questo tempo i corvi tornano a volare a Roma”. Ho la sensazione di un certo accanimento sulla salute del Papa, un gioco di voci, tanti che si improvvisano analisti della salute del Papa, sempre volendo scoprire una nota pessimistica. I corvi tornano a volare. Il mio è invece un atteggiamento di simpatia nei confronti di un uomo che ha un’età avanzata, non sta bene, merita solidarietà, ma anche il rispetto per la sua salute e per il suo corpo».
Qual è l’obiettivo dei corvi?
«Ci sono corvi di tipo giornalistico, curiosità un po’ insane. Poi il Papa scherza sempre sul fatto che c’è chi prega pe…
«Non vedo perché parlare di dimissioni». Storico, fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi sottolinea, però, che non ci sarebbe niente di strano se Bergoglio fosse meno visibile durante il Giubileo.
Professore, quali sono i suoi sentimenti in questo frangente? «Negli ultimi anni di Pio XII don Giuseppe De Luca scriveva a Montini, allora arcivescovo di Milano: “Caro Montini, in questo tempo i corvi tornano a volare a Roma”. Ho la sensazione di un certo accanimento sulla salute del Papa, un gioco di voci, tanti che si improvvisano analisti della salute del Papa, sempre volendo scoprire una nota pessimistica. I corvi tornano a volare. Il mio è invece un atteggiamento di simpatia nei confronti di un uomo che ha un’età avanzata, non sta bene, merita solidarietà, ma anche il rispetto per la sua salute e per il suo corpo».
Qual è l’obiettivo dei corvi?
«Ci sono corvi di tipo giornalistico, curiosità un po’ insane. Poi il Papa scherza sempre sul fatto che c’è chi prega perché lui muoia: vuol dire che percepisce qualche settore di non simpatia nei suoi confronti. Però ci sono molti che pregano, tra cui io, perché il Papa viva a lungo».
Il cardinale Gianfranco Ravasi ha detto che il Papa potrebbe dimettersi: lei cosa ne pensa?
«Potrebbe decidere, ma non mi sembra che la condizione sia compromessa. Non vedo perché parlare di dimissioni. Direi che le dimissioni sono un po’ un’ossessione che ritorna anche perché questo è un pontificato nato dalle dimissioni di Benedetto XVI. La mia sensazione è che Francesco vuole continuare il suo ministero finché avrà la forza di continuarlo, e non siamo a quel momento».
Dovrà comunque riguardarsi: si prospetta un Giubileo con un Pontefice un po’ ritirato?
«Si rischia di essere più papisti del Papa. Il Giubileo non vuol dire una presenza costante del Papa, è il pellegrinaggio nella Chiesa degli apostoli Pietro e Paolo, è la porta santa, è la preghiera comune. Il Giubileo non è solo vedere il Papa. Mi sembra giusto che la presenza del Papa che non sta bene sarà ridotta: anzi, sarà consigliabile per la sua salute».
Dovrà rinunciare ai viaggi?
«Io credo che il Papa sceglierà tra i suoi viaggi quelli che considera più significativi e farà quelli che può. Questo è difficile dirlo oggi».
Cosa potrà delegare un Papa? Cosa vorrà delegare Bergoglio?
«Bisogna vedere il suo stato di salute e la sua volontà. Dovrà probabilmente delegare una presenza ai momenti liturgici, o pensare a una presenza in un altro modo. Per quello che riguarda il governo, un Papa ritirato per qualche settimana, può continuare a seguire le cose di sempre. Certo, forse si assottiglieranno i contatti con la gente, le tante udienze. Finora quello delle sue udienze era un carnet da Papa giovane. In Francesco c’è questa volontà di incontrare e farsi incontrare, non si è posto su un livello superiore».
Non accetterebbe volentieri di rinunciare a questi incontri…
«Non accetterebbe volentieri ma probabilmente dovrà farlo per rispetto del suo corpo e della sua vita. Poi il corpo del Papa nella lunga storia della Chiesa è stato sempre qualcosa di sacrale e mitico e Francesco ha voluto molto demitizzare tutto questo, anche rivedendo lo svolgimento delle esequie papali. Vuole essere un po’ un uomo come gli altri, nella vita, nella malattia, nella morte e nell’incontro. Ogni Papa ha avuto il suo rapporto con la malattia».
Qual è la differenza tra Francesco e i suoi predecessori?
«Quella di Giovanni Paolo II era una malattia molto grave, ha considerato una testimonianza andare avanti. Ratzinger non avrebbe mai voluto: pur essendo molto devoto a Giovanni Paolo II non condivideva l’esposizione della malattia, egli stesso dichiarò: il Papa saprà quando è il momento di ritirarsi. Pio XII ha nascosto la malattia, Paolo VI se n’è andato come muore un anziano a casa sua. Giovanni XXIII ha vissuto la sua agonia mentre la piazza pregava. Ognuno ha un suo modo di concepire la vita anche se è lo stesso ministero».
Di Bergoglio ricoverato non ci sono immagini
«Non nasconde la malattia, le foto di un malato sono una trasparenza che diventa volgarità». — i. sca.
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