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I medici del Papa: “Non è fuori pericolo e vuole si dica la verità. La degenza sarà lunga”

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“Al momento non è in pericolo di vita e non è attaccato a macchinari. Respira in modo autonomo. C’è ancora il rischio sepsi se i batteri passassero nel sangue l’infezione si espanderebbe a tutto l’organismo”
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Il Papa «non è in pericolo di vita» ma «non è fuori pericolo». Dopo una settimana i medici che hanno in cura papa Francesco, ricoverato al policlinico Gemelli per una bronchite tramutata in polmonite, hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare nel dettaglio la situazione clinica del Pontefice.

La prima conferenza stampa

«Se ci domandate se è fuori pericolo la risposta è no, se poi ci chiedete se è in pericolo di vita la risposta è no», ha detto Sergio Alfieri, responsabile dell’equipe del Gemelli che ha in cura Bergoglio, affiancato da Luigi Carbone, medico referente del Papa per il Vaticano. L’infezione ai polmoni «per il momento è contenuta», ha detto Alfieri, che nel 2023 ha operato il Papa allo stomaco, confermando che i «tanti germi» di cui è composta l’infezione polimicrobica sono «virus, miceti e batteri». Inoltre «rimane la malattia cronica di natura asmatica». Il «vero rischio è che i germi passino nel sangue», perché «se per sciagura uno di questi germi dovesse passare …

Il Papa «non è in pericolo di vita» ma «non è fuori pericolo». Dopo una settimana i medici che hanno in cura papa Francesco, ricoverato al policlinico Gemelli per una bronchite tramutata in polmonite, hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare nel dettaglio la situazione clinica del Pontefice.

La prima conferenza stampa

«Se ci domandate se è fuori pericolo la risposta è no, se poi ci chiedete se è in pericolo di vita la risposta è no», ha detto Sergio Alfieri, responsabile dell’equipe del Gemelli che ha in cura Bergoglio, affiancato da Luigi Carbone, medico referente del Papa per il Vaticano. L’infezione ai polmoni «per il momento è contenuta», ha detto Alfieri, che nel 2023 ha operato il Papa allo stomaco, confermando che i «tanti germi» di cui è composta l’infezione polimicrobica sono «virus, miceti e batteri». Inoltre «rimane la malattia cronica di natura asmatica». Il «vero rischio è che i germi passino nel sangue», perché «se per sciagura uno di questi germi dovesse passare nel sangue ci sarebbe una sepsi», «ma oggi nel sangue non ci sono».

Tempra e fragilità

Il Papa «sa che la situazione è grave», ha detto Alfieri, «è stato lui stesso a dirci che si rende conto di come sta. Anche quando sarà passata questa fase, le sue patologie croniche resteranno. Lui sa che è in pericolo e ci ha detto di farlo sapere», ha aggiunto il medico. «Dobbiamo essere concentrati a superare questa fase», ha detto da parte sua Carbone, «vediamo la tempra del Santo Padre, non è una persona che molla». Francesco è «fragile» ma «il cuore è forte», ha «una stoffa forte» ed «è seguito molto bene»: «Non ha altre patologie, ha questa infezione che deve superare e noi speriamo la superi, ma — ha aggiunto Alfieri — sono aperte tutte le porte».

La verità sulla salute

Papa Francesco «ha sempre voluto che dicessimo la verità sulla sua salute», ha detto ancora Alfieri, sottolineando che fin dall’inizio del ricovero c’è stata «la volontà di comunicare senza nascondere niente». «Togliamo subito l’ombra che ci siano cose non dette: quello che avete letto è la verità», ha detto il professore, «a volte non c’è molto da aggiungere e dunque i bollettini sono striminziti».

Il Pontefice argentino, più in generale, «è un signore che ha 88 anni, cammina poco e sta in carrozzina», e a differenza di suoi coetanei che «generalmente guardano la tv a casa sulla sedia a dondolo», Bergoglio «governa uno Stato ed è il capo dei cattolici di tutto il mondo» e, oltretutto, «non si risparmia». Alfieri ha confermato che la polmonite ai due polmoni è stata trovata solo da una tac lunedì scorso, e non era emersa nelle precedenti «lastre», ha sottolineato che è stato sottoposto a una «importante carica di medicine», ma ha anche puntualizzato che nel corso del ricovero le terapie non sono «cambiate», ma sono state «potenziate» e nel frattempo è stato anche «ridotto timidamente qualche farmaco». In generale, «non è un lavoro facile il nostro», ha detto Alfieri, il cortisone aiuta a respirare ma può abbassare le difese immunitarie e aumentare la glicemia. A ogni modo, «rispetto a quando è arrivato il Santo Padre sta molto meglio, ma ogni giorno può modificarsi la situazione».

Lo humor del Papa

Bergoglio «mangia regolarmente, con appetito», «non è allettato», «lavora». La testa «è sempre quella di un sessantenne, forse cinquantenne». Non è attaccato a nessun macchinario ma «quando ha bisogno mette i naselli per un po’ di ossigeno». Scherza: a riprova del suo immutato senso dell’umorismo, Alfieri ha raccontato alcune battute. Al professore che un giorno gli ha detto «buongiorno Santo Padre», il Papa ha risposto «buongiorno santo figlio». Una volta che Alfieri si è proteso verso il Papa, quasi in un inchino, per dirgli qualcosa da vicino, Bergoglio ha domandato: «Si confessa?». A chi domandava perché non ci sono foto del Papa malato, Alfieri ha risposto: «Vogliamo davvero una foto del Papa in vestaglia? Rispettiamo la sua intimità e la sua privacy. Quando vorrà farsi vedere, lo farà, vestito da Papa».

L’equipe medica

La conferenza stampa che si è svolta nell’atrio del Gemelli è stata anche l’occasione per rivelare alcuni dei nomi che compongono l’equipe che segue il Papa: oltre a Alfieri e Carbone, l’infettivologo Carlo Torti, lo pneumologo Luca Richeldi, il gastroenterologo Antonio Gasbarrini, il cardiologo Francesco Burzotta. I due professori hanno anche voluto smentire implicitamente le voci girate circa una inadeguata cura cortisonica alla quale, prima di essere ricoverato, Francesco sarebbe stato sottoposto dal suo assistente sanitario personale, l’infermiere vaticano Massimiliano Strappetti: quest’ultimo dovrebbe essere ringraziato da «tutto il mondo cattolico», ha detto Alfieri, il Papa «ha ritenuto opportuno cercare di farsi curare a casa con l’ausilio anche di specialisti», ha detto Carbone, e già in Vaticano «ha iniziato una terapia appropriata e giusta».

Una lunga degenza

Per quanto riguarda la permanenza al Gemelli, «la degenza», ha detto Alfieri, «sarà lunga il tempo necessario a farlo tornare a casa Santa Marta in sicurezza. Resterà fino a quando non sarà più necessario somministrare terapie ospedaliere. Almeno tutta la prossima settimana resterà qui». Secondo Carboni, «basta pochissimo per potersi squilibrare» e dunque ora è «difficile poter dare una tempistica». Per Alfieri, il papa «si rimetterà e tornerà a Santa Marta. Io ragiono così non solo per lui, per tutti i miei pazienti. Poi quello che potrà fare dopo, in base alle sue condizioni, lo deciderà lui. Ovvio che continuerà ad avere le sue patologie croniche». Quanto all’Angelus di domenica, «noi possiamo dargli dei consigli, ma poi decide lui: è il Papa».

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