E’ l’ora del silenzio, dell’attesa, della preghiera. In Vaticano la notizia dell’aggravamento di papa Francesco crea il vuoto. Sarà che, paradossalmente, uno dei Pontefici più spumeggianti della storia sta vivendo la malattia con estremo pudore. Senza nascondere, senza drammatizzare. Fino a dieci giorni fa era in piena attività, tra bagni di folla e impegni giubilari. Venerdì mattina ha tenuto le udienze come ogni giorno, un po’ di affanno nel respiro e di difficoltà a parlare, poi ha rassettato le sue cose, è salito in macchina e si è andato a ricoverare. Da allora Francesco non si è più visto.
“Non ho voglia di parlare”
Ha seguito disciplinatamente le cure prescritte. Non ha voluto che i suoi segretari si trasferissero con lui. Ha continuato a lavorare, ha ricevuto Giorgia Meloni e pochi altri, ha scherzato. Non ha voluto spettacolarizzare. E quando nelle ultime ore si è sparsa la notizia di un Pontefice che peggiora, l’allarme si è tramutato in raccoglimento. «Non ho voglia di…
E’ l’ora del silenzio, dell’attesa, della preghiera. In Vaticano la notizia dell’aggravamento di papa Francesco crea il vuoto. Sarà che, paradossalmente, uno dei Pontefici più spumeggianti della storia sta vivendo la malattia con estremo pudore. Senza nascondere, senza drammatizzare. Fino a dieci giorni fa era in piena attività, tra bagni di folla e impegni giubilari. Venerdì mattina ha tenuto le udienze come ogni giorno, un po’ di affanno nel respiro e di difficoltà a parlare, poi ha rassettato le sue cose, è salito in macchina e si è andato a ricoverare. Da allora Francesco non si è più visto.
“Non ho voglia di parlare”
Ha seguito disciplinatamente le cure prescritte. Non ha voluto che i suoi segretari si trasferissero con lui. Ha continuato a lavorare, ha ricevuto Giorgia Meloni e pochi altri, ha scherzato. Non ha voluto spettacolarizzare. E quando nelle ultime ore si è sparsa la notizia di un Pontefice che peggiora, l’allarme si è tramutato in raccoglimento. «Non ho voglia di parlare, preferisco aspettare e pregare», dice un cardinale. «Non ho le ultimissime notizie...», si sottrae un altro perché, probabilmente, le ha. Altri si chiudono in un silenzio completo. Padre Antonio Spadaro, gesuita come Bergoglio e da sempre suo collaboratore fidato, si limita a twittare due mani giunte in preghiera. «Al Santo Padre va il nostro pensiero», dice da Bergamo il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, «e la nostra fervente preghiera per la sua salute».
Vociare e silenzio
Improvvisamente le discussioni sulle possibili dimissioni, le ipotesi di scuola, le trame di potere sbiadiscono. Fuori, in una piazza San Pietro invasa dal sole tutto il giorno risuona il vociare rumoroso dei turisti, le orazioni delle folle di pellegrini che di sabato si incolonnano verso la porta santa, e quando gli uni e gli altri si incrociano, turisti e pellegrini, i volontari del Giubileo aprono e chiudono i cancelletti agganciati alle fioriere di via della Conciliazione come un passaggio a livello. Dentro, tra i palazzi del piccolo Stato pontificio, l’attesa è sospesa. Un mondo abituato alla manovra e alle maldicenze ammutolisce, rimangono gli sguardi interrogativi, i volti tirati, i bisbigli.
Una situazione che si complica
Tra i collaboratori del Papa è stata una settimana in altalena. La percezione di un Pontefice che non molla, del gaucho che come al solito ci scherza su, di un uomo dalla tempra straordinaria che ha voglia di tornare preso a Casa Santa Marta. E la sensazione di una situazione che si va complicando di giorno in giorno, di una speranza che non si spegne ma si assottiglia, che ha bisogno di una dose crescente di volontà. Le considerazioni ultime si mescolano alle annotazioni mediche. «Dicono che la terapia non stia funzionando, che i germi sono particolarmente resistenti», sospira un sacerdote. «E’ il momento di affidarsi a Dio», dice calmo un cardinale. Fede e ragionamento, interrogativi e suppliche.
Le due porte
Guarire o no. Uscirne o no. Papa Francesco da giorni è sul crinale. Non lo ha negato nessuno, ma senza clamore. Lo stesso Bergoglio ha voluto governare questo momento, anche questo. Ha chiesto per giorni ai suoi medici riserbo, ma li ha spinti a raccontare cosa stava succedendo. Nella conferenza stampa di venerdì al Gemelli c’è una frase tornata più volte, l’ha pronunciata il professor Sergio Alfieri, ma ripeteva qualcosa che gli aveva detto papa Francesco. «Lui ci ha detto, ed è così, che sono aperte tutte le porte». Più precisamente: «Come ha detto lui, la porta è aperta su tutte e due le possibilità».