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Le preghiere al Gemelli: “Sono qui perché Papa Francesco sta dalla parte dei deboli come noi”

Violeta mostra il disegno realizzato dalla figlia Maria (a destra) 

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C’è un giovane frate francescano che guida la preghiera, tre suore che per ore hanno vagato alla ricerca dell’ingresso, una signora del quartiere che arriva rapida per un lasciare una candela e recitare un’Ave Maria, un uomo che mostra la propria devozione suonando un tamburello
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“Francesco è il Papa dei fragili, dei deboli. Adesso che lo è anche lui ci sembrava giusto essere qui”. Violeta, con la figlia Maria, ha attraversato Roma per portare al Gemelli un pensiero, un disegno e dei palloncini. Sono a forma di cuore, come gli occhiali da sole che madre e figlia indossano. “Perché noi vogliamo bene al Papa”, dice Maria, dodici anni e un disturbo dello spettro autistico. “In molti dicevano che non sarebbe riuscita in tante cose”, dice Violeta con un sorriso. “E invece questo disegno lo ha fatto lei”. Ritrae il Pontefice insieme a persone di ogni razza e colore con una scritta che recita “Siamo tutti con te”. E’ un po’ la sintesi del piccolo mondo che si raduna attorno alla statua di Giovanni Paolo II all’ingresso del Gemelli.

Ave Maria, candele e tamburelli

C’è un giovane frate francescano che guida la preghiera, tre suore che per ore hanno vagato per il Gemelli alla ricerca dell’ingresso, una si…

“Francesco è il Papa dei fragili, dei deboli. Adesso che lo è anche lui ci sembrava giusto essere qui”. Violeta, con la figlia Maria, ha attraversato Roma per portare al Gemelli un pensiero, un disegno e dei palloncini. Sono a forma di cuore, come gli occhiali da sole che madre e figlia indossano. “Perché noi vogliamo bene al Papa”, dice Maria, dodici anni e un disturbo dello spettro autistico. “In molti dicevano che non sarebbe riuscita in tante cose”, dice Violeta con un sorriso. “E invece questo disegno lo ha fatto lei”. Ritrae il Pontefice insieme a persone di ogni razza e colore con una scritta che recita “Siamo tutti con te”. E’ un po’ la sintesi del piccolo mondo che si raduna attorno alla statua di Giovanni Paolo II all’ingresso del Gemelli.

Ave Maria, candele e tamburelli

C’è un giovane frate francescano che guida la preghiera, tre suore che per ore hanno vagato per il Gemelli alla ricerca dell’ingresso, una signora del quartiere che arriva rapida per un lasciare una candela e recitare un Ave Maria, un uomo che mostra la propria devozione suonando un tamburello. Ci sono i parenti dei ricoverati. I più guardano da lontano, fanno un segno della croce rapido e scivolano via, alcuni si fermano per una preghiera, cercando di dribblare la selva di telecamere di testate di tutto il mondo che da giorni stazionano davanti al Gemelli.

Il raccoglimento intorno alla statua

“Penso che in tanti siano qui anche solo con l’affetto e l’amore filiale”, dice don Michele della comunità religiosa ‘Casa di Maria’. Con i suoi ragazzi è spesso presente all’Angelus in piazza San Pietro, “il Papa ci saluta ogni tanto”, racconta, “quindi oggi, pur sapendo che non ci sarebbe stato abbiamo deciso di venire qui in segno di vicinanza”. Per la sua comunità, “è come se stesse male uno di famiglia. C’è preoccupazione, compassione, dolore”. Preghiere, canti e un momento di raccoglimento attorno alla statua. “Oggi ci sembrava giusto essere qui”.

Il cardinale Angelo De Donatis

Nello spiazzo davanti all’ingresso del Policlinico si è fatto vedere anche il cardinale Angelo De Donatis. “Noi siamo qui – spiega - anche per fargli sentire tutta la vicinanza e tutta la forza della preghiera. Ci auguriamo che il Papa possa sentire l’abbraccio potente di tutti coloro che lo amano, e sono tantissimi, e che possa avvertire questa forza che viene proprio dalla preghiera". Stasera, annuncia, ci sarà una messa “ma già adesso la preghiera qui è continua. Questo è bello, perché si sente proprio il desiderio di essergli vicino quanto più è possibile".

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