Città del Vaticano — Una crisi respiratoria più lunga del solito che ha avuto bisogno dell’ossigenazione artificiale. Un calo delle piastrine che ha reso necessario trasfusioni di sangue. L’aumento della sofferenza. Si sono aggravate nella giornata di ieri le condizioni fisiche di papa Francesco, ricoverato da dieci giorni al policlinico Gemelli per una bronchite che si è tramutata in polmonite. Un’accelerazione che fa pronunciare al Vaticano per la prima volta l’espressione «prognosi riservata».
Il bollettino diramato come ogni sera dalla sala stampa vaticana fa trasparire una situazione grave. «Le condizioni del Santo Padre continuano ad essere critiche», si legge, «pertanto, come spiegato ieri, il Papa non è fuori pericolo». I medici curanti del Pontefice, Sergio Alfieri del Gemelli e Luigi Carbone del Vaticano, venerdì hanno tenuto una conferenza stampa per la prima volta da quando Jorge Mario Bergoglio è ricoverato: «Se la domanda è se è fuori pericolo la risposta è no, se p…
Città del Vaticano — Una crisi respiratoria più lunga del solito che ha avuto bisogno dell’ossigenazione artificiale. Un calo delle piastrine che ha reso necessario trasfusioni di sangue. L’aumento della sofferenza. Si sono aggravate nella giornata di ieri le condizioni fisiche di papa Francesco, ricoverato da dieci giorni al policlinico Gemelli per una bronchite che si è tramutata in polmonite. Un’accelerazione che fa pronunciare al Vaticano per la prima volta l’espressione «prognosi riservata».
Il bollettino diramato come ogni sera dalla sala stampa vaticana fa trasparire una situazione grave. «Le condizioni del Santo Padre continuano ad essere critiche», si legge, «pertanto, come spiegato ieri, il Papa non è fuori pericolo». I medici curanti del Pontefice, Sergio Alfieri del Gemelli e Luigi Carbone del Vaticano, venerdì hanno tenuto una conferenza stampa per la prima volta da quando Jorge Mario Bergoglio è ricoverato: «Se la domanda è se è fuori pericolo la risposta è no, se poi ci chiedete se è in pericolo di vita la risposta è no», ha detto Alfieri. Ma nel bollettino medico di ieri sera, elaborato dagli stessi due medici, per la prima volta le condizioni vengono descritte con l’aggettivo «critiche».
Ieri mattina, prosegue la nota, «Papa Francesco ha presentato una crisi respiratoria asmatiforme di entità prolungata nel tempo, che ha richiesto anche l’applicazione di ossigeno ad alti flussi». Se il ricovero è avvenuto per una bronchite, poi evoluta in polmonite bilaterale, una qualche fatica a respirare accompagna Francesco da tempo: da giovane gli fu asportato il lobo superiore del polmonite destro, e quella di «bronchiectasie e bronchite asmatiforme» — come recitava il bollettino di qualche giorno fa — è un problema cronico che ha reso il trattamento dell’infezione di questi giorni più complesso.
Ma ancora venerdì, durante la conferenza stampa al Gemelli, il professor Alfieri aveva chiarito che il Papa non era attaccato a nessun «macchinario», però «quando ha bisogno mette i naselli per un po’ di ossigeno». Ieri, invece, ha avuto bisogno di una ossigenazione analoga a quella utilizzata in pandemia per chi aveva crisi respiratorie da Covid. Inoltre, sempre ieri «gli esami del sangue» hanno evidenziato «una piastrinopenia, associata ad un’anemia, che ha richiesto la somministrazione di emotrasfusioni». Si tratta di un calo delle piastrine che non avrebbe nulla a che fare con un altro problema paventato dai medici, una sepsi che può nascere se i «tanti germi» di cui è composta l’infezione polimicrobica che ha colpito il Papa, ossia virus, miceti e batteri, traslocassero nel sangue.
Il bollettino medico conclude con altre due note insolitamente gravi. «Il Santo Padre continua ad essere vigile e ha trascorso la giornata in poltrona anche se», si sottolinea, «più sofferente» rispetto al giorno precedente. Infine, la conclusione: «Al momento la prognosi è riservata».
Si tratta di un linguaggio che certifica una situazione non disperata, ma decisamente non buona, oltre che imprevedibile. Ricoverato venerdì della scorsa settimana per una bronchite trascinata troppo a lungo, la situazione del Papa aveva registrato un primo aggravamento lunedì, quando i medici avevano per la prima volta parlato di un «quadro clinico complesso» che avrebbe richiesto «una degenza ospedaliera adeguata». Mercoledì una nuova brutta notizia: una tac eseguita quel giorno ha accertato una «polmonite bilaterale», cioè a entrambi i polmoni. Venerdì i medici hanno dato un messaggio misto: il Papa, «rispetto a quando è arrivato il Santo Padre sta molto meglio», ha detto Alfieri, ma «sa che la situazione è grave», ed «è stato lui stesso a dirci che si rende conto di come sta». «Vediamo la tempra del Santo Padre, non è una persona che molla», ha detto Carboni, ma «basta pochissimo per potersi squilibrare». Ieri le brutte notizie: crisi respiratoria, ossigenazione, calo di piastrine, trasfusione. Prognosi riservata.