Spadaro: “Sulle dimissioni deciderà il Papa davanti a Dio, l’efficienza fisica non c’entra”
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco «sta esercitando il suo compito pastorale anche dal letto di ospedale». Lo dice il gesuita Antonio Spadaro, tra i collaboratori più vicini al Pontefice argentino.
Come sta vivendo questi giorni?
«Li vivo con un senso di apprensione e un senso di attesa. Quella di Francesco è una figura in grado di far vivere sentimenti molto profondi in chi lo conosce. La sua figura umana, i tratti della sua personalità ispirano una grande partecipazione emotiva a quello che sta vivendo. Mi giungono echi da molte persone nel mondo, anche con ruoli di responsabilità, che sono sinceramente preoccupate perché sanno che Francesco è uno dei pochi a essere in grado di unire i punti in un mondo che sembra spaccato. In questo momento della storia si sente l’esigenza della sua figura».
Lei che lo conosce da vicino, qual è l’atteggiamento di Francesco dinanzi alla malattia?
«Francesco ha sempre considerato importante il consiglio di Sant’Ignazio ai gesuiti: essere obbediente al medico come a…
Papa Francesco «sta esercitando il suo compito pastorale anche dal letto di ospedale». Lo dice il gesuita Antonio Spadaro, tra i collaboratori più vicini al Pontefice argentino.
Come sta vivendo questi giorni?
«Li vivo con un senso di apprensione e un senso di attesa. Quella di Francesco è una figura in grado di far vivere sentimenti molto profondi in chi lo conosce. La sua figura umana, i tratti della sua personalità ispirano una grande partecipazione emotiva a quello che sta vivendo. Mi giungono echi da molte persone nel mondo, anche con ruoli di responsabilità, che sono sinceramente preoccupate perché sanno che Francesco è uno dei pochi a essere in grado di unire i punti in un mondo che sembra spaccato. In questo momento della storia si sente l’esigenza della sua figura».
Lei che lo conosce da vicino, qual è l’atteggiamento di Francesco dinanzi alla malattia?
«Francesco ha sempre considerato importante il consiglio di Sant’Ignazio ai gesuiti: essere obbediente al medico come ad un superiore. Ha un atteggiamento di grande fiducia nell’operato dei medici, ma è soprattutto una persona che si affida a Dio, che vive tutto nella preghiera. È una persona che sa vivere anche i momenti più difficili in modo spirituale. Nello stesso tempo è una persona che si è confrontata fin da giovane con la mancanza di respiro. Una volta mi disse che quando era ricoverato per una malattia polmonare da ragazzo provò la mancanza di respiro e gli venne un urlo strozzato verso la mamma: “Che cosa mi sta succedendo?”. La mancanza di respiro fu, e immagino sia, tremenda. E’ proprio da questa esperienza giovanile che è nata l’idea della Chiesa come ospedale che cura le ferite. Il suo corpo in questo momento è certamente scosso, e non so come possa fare ad essere paziente e starsene fermo. Quel che so è che ha tutta la capacità di vivere in maniera spirituale quel che sta avvenendo».
Che sentimenti coglie nella Chiesa italiana?
«Vedo che molte persone stanno esprimendo preghiere e pensieri anche attraverso i canali digitali. Anche persone lontane dalla Chiesa postano immagini, riflessioni, pensieri, e se questo vale per tutti vale ancor di più per i credenti. C’è un forte senso di partecipazione a quello che il Papa sta vivendo, e sento il bisogno di molti di ritrovarsi insieme in luoghi comuni in cui esprimerlo, con iniziative ufficiali o spontanee. Che le persone preghino per lui è l’unica cosa che il Papa ha sempre chiesto per sé».
Come ha reagito alle fake news che in questi giorni sono fioccate?
«Mi ha fatto dispiacere vedere forzature, interpretazioni errate, a volte persino attacchi al Pontefice in questa condizione. Penso che questo sia il momento della preghiera, dell’attesa o il momento per esprimere “buone onde”, come dice il Papa quando si rivolge a chi non è credente».
La degenza si annuncia comunque lunga: quanto e come può vivere la Chiesa senza il suo pastore?
«Sembra che siano passati molto giorni ma in realtà il Papa è ricoverato da poco: lasciamo che questi giorni trascorrano e poi si vedrà. Il Papa è vigile, sta esercitando il suo compito pastorale anche dal letto di ospedale, e pur se in maniera diversa, meno visibile, manifesta la sua presenza. E poi ha chiesto ai medici che si dica la verità sul suo conto, che i bollettini medici dicano quello che succede, e che traspaia all’esterno quello che lui può effettivamente fare senza forzature. Si espone e si presenta così com’è. Si vedrà cosa accadrà nel prossimo futuro, ma per adesso penso sia prematuro porsi il problema».
C’è chi ha parlato di dimissioni: conoscendo il Papa le sembra probabile una rinuncia?
«Ricordo che quando parlò ai gesuiti in uno dei suo viaggi disse chiaramente che il Papato è a vita. L’idea di rinunciare al ministero petrino, già accennata in passato, appare come un’opzione ponderata qualora le energie scarseggiassero irreversibilmente. Il Papa ha sempre detto che Benedetto ha aperto una strada e trova possibile che un Papa rinunci al proprio ministero, ma questo andrà verificato sulla base di quel che sarà nei prossimi tempi. Non è questo il tempo di parlare delle cosiddette dimissioni, dunque. Tuttavia voglio precisare che la decisione sarebbe il frutto di un ponderato discernimento spirituale davanti a Dio, e non certo semplicemente un problema di efficienza e potenza fisica. Quest’ultimo sarebbe un criterio mondano, del tutto alieno dal pensiero del Pontefice».