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Come nei Blues Brothers: il convento chiude ma le suore resistono. “Non ce ne andiamo”

Le cinque suore che non vogliono lasciare il convento (Foto: Josè Lattari)

 

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Vigevano, cinque Maddalene sfrattate. Hanno aiutato migliaia di orfani come nel film cult con John Belushi
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Vigevano — Solo il Papa — o il suo capo diretto, o i Blues Brothers — può risolvere il caso di queste cinque suore Maddalene, che chiedono solo di vivere tranquille, e di morire in altrettanta pace, ma a casa loro. «Il Papa però è molto malato. Noi preghiamo ardentemente per la sua salute», dice la Madre superiora, suor Rosalba, mentre riceve l’ospite nel salotto di Nonna Speranza, come sono tutti quelli delle suore, tra vecchi ninnoli e mobili ereditati, sedie scomode, fiori finti e immagini di papi, santi, padri Pii. Beh, suor Rosalba non potrebbe ricevere nessuno, perché il suo convento è stato chiuso dalla casa madre di Piacenza. Per pura cortesia spiega che «ormai siamo in silenzio stampa. Non possiamo più parlare».

Il convento (Foto: Josè Lattari)

 

Suore ribelli, queste cinque pericolose religiose di Vigevano. La città si è mobilitata per loro, una raccolta firme ha …

Vigevano — Solo il Papa — o il suo capo diretto, o i Blues Brothers — può risolvere il caso di queste cinque suore Maddalene, che chiedono solo di vivere tranquille, e di morire in altrettanta pace, ma a casa loro. «Il Papa però è molto malato. Noi preghiamo ardentemente per la sua salute», dice la Madre superiora, suor Rosalba, mentre riceve l’ospite nel salotto di Nonna Speranza, come sono tutti quelli delle suore, tra vecchi ninnoli e mobili ereditati, sedie scomode, fiori finti e immagini di papi, santi, padri Pii. Beh, suor Rosalba non potrebbe ricevere nessuno, perché il suo convento è stato chiuso dalla casa madre di Piacenza. Per pura cortesia spiega che «ormai siamo in silenzio stampa. Non possiamo più parlare».

Il convento (Foto: Josè Lattari)

 

Suore ribelli, queste cinque pericolose religiose di Vigevano. La città si è mobilitata per loro, una raccolta firme ha superato le 3mila adesioni. Ad aprile, quando l’Informatore Vigevanese ha “strillato” in prima pagina «Le suore vanno via!», qui è successa la rivoluzione. Le Maddalene! Che sono qui da 145 anni e sempre hanno fatto del bene, a partire da due stanze sempre pronte per accogliere le donne menate dai mariti. E l’orfanotrofio, e il pensionato per ragazze.

La Congregazione Generale delle Figlie di Gesù Buon Pastore (in breve, Maddalene), nella persona di suor Franca Barbieri, ha deciso la chiusura del convento e il trasloco delle cinque a Piacenza. Il grande istituto di proprietà, in corso Genova, va messo a disposizione del vescovo di Vigevano, Gervasoni. Per farci cosa, boh.

L'ingresso del convento (Foto: Josè Lattari)

 

Le cinque hanno detto no. Resistere, resistere, anche senza soldi. «Hanno sempre lavorato per la città, per gli ultimi», spiega una signora Maria incontrata nella piazza Ducale. Extracomunitari e italiani, a ritirare la minestra e le merendine per i bambini, «e piuttosto stavano loro senza mangiare, ma preparavano 50 sacchetti al giorno…».

Il sindaco Ceffa (Lega) ha scritto al Papa, senza avere risposta, forse persa nella burocrazia vaticana (poi è finito agli arresti domiciliari per corruzione, quindi nulla può più fare). Intanto, le Maddalene sono diventate poverissime, perché la casa madre ha prosciugato il conto corrente. Ma quando si è rotto il tetto, sono arrivati due artigiani a ripararlo, gratis. E lo stesso quando si è rotta la caldaia, gratis et amore dei. E mangiare? Poco. Riscaldamento? Al minimo. Allora, suor Rosalba, lei non può proprio parlare? «No. Sono stata richiamata al voto di ubbidienza». E sgridata, per aver fatto entrare “La Vita in diretta”, a raccontare questo insolito caso di ribellione alla gerarchia ecclesiastica.

Sgridate come bambine, eppure hanno la loro età. La superiora, 92 anni (più del Papa, eh). Suor Anna, che procede spedita con il girello, 84. Suor Mariangela, 87. C’era anche suor Daniela, di 96 anni, ricoverata in ospedale a Pavia, prelevata da alcune sorelle di Piacenza e lì “traslocata”. Più, le due “giovani”: suor Abeba, 56 anni, e suor Lula, 49. Di origine eritrea, perché questa congregazione ha radici in Eritrea e in Messico, e conta un 150 donne, con sedi a Piacenza, Vigevano, Levanto, Cremona, e Torino. E che fanno? Lavorano per il prossimo, come fa quella Chiesa sociale più vicina al basso che all’alto. Il pensionato per studentesse, maestre e insegnanti del Sud Italia. Distribuzione di cibarie (ma adesso ne hanno bisogno loro), e di vestiti, soprattutto per bambini. «I bambini, da sempre una priorità: hanno cresciuto 3500 orfani della prima e della seconda guerra mondiale», spiega Giovanni Borghi, che non ha lo stile di Jake o Elwood Blues, ma è un geometra sicuramente in missione per conto di Dio.

La scena in cui la Madre superiora chiede aiuto a Blues Brothers (1980)

 

E se nel film c’era la “Pinguina”, che aveva bisogno di 5mila dollari per salvare il convento che l’arcivescovo voleva vendere, anche qui il convento è di proprietà, forse già in vendita. «La casa madre sostiene che queste suore sono vecchie, che mancano nuove forze. Non è vero. So per certo che in Eritrea ci sono venti giovani che vogliono venire qui. E la città ha bisogno di loro». Fuori è comparso un cartello: “Il convento è aperto!”. Cioè, la battaglia continua.

Nel frattempo, il vescovo Gervasoni è stato seppellito da un spiacevole shitstorm, sui social. Chi è stato? Forse vecchi orfani. Non lo sa il geometra Borghi, uomo pio ma deciso, e referente di “Sursum Corda — Amici di Giulia di Barolo”, per la causa di beatificazione della marchesa torinese, loro fondatrice «e già venerabile. Avevamo la sede qui, la casa madre ci ha sfrattato. Ha licenziato due collaboratrici, e una è musulmana. Ma le nostre Maddalene hanno la missione di stare tra la gente, e quel cancello è sempre stato aperto a tutti. Perché sradicarle?».

Ultima speranza, «il Capitolo, cioè l’adunanza generale della Congregazione, a giugno», dove si discuterà il caso delle sorelle ribelli. Loro presenti, si immagina.

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