Papa, veglia a San Pietro: “Migliora lentamente e si è rimesso al lavoro”
di Iacopo ScaramuzziCittà del Vaticano — L’ottovolante dei presentimenti negativi si arresta alle 18.39, quando, qualche minuto in anticipo rispetto all’orario abituale, la sala stampa vaticana dirama un bollettino medico che segna una schiarita dopo due giorni di brutte notizie. Francesco sta meglio. La prudenza è ancora altissima, il Papa non è fuori pericolo, la polmonite bilaterale è ancora lì, come sono ancora lì i rischi di un effetto a catena su un organismo malconcio, ma quasi tutti i parametri registrano un «lieve miglioramento», e Jorge Mario Bergoglio ha anche ripreso due attività, un po’ di lavoro, e la consueta telefonata alla parrocchia di Gaza.
Jorge Mario Bergoglio è ricoverato da 12 giorni, il ricovero più lungo del pontificato, un giorno in più dell’intervento chirurgico al colon del 2021. Il caso appare subito serio, non drammatico, ma nel giro di pochi giorni si aggrava. La bronchite iniziale si trasforma in una brutta polmonite bilaterale. Venerdì i medici che lo hanno in cura dicon…
Città del Vaticano — L’ottovolante dei presentimenti negativi si arresta alle 18.39, quando, qualche minuto in anticipo rispetto all’orario abituale, la sala stampa vaticana dirama un bollettino medico che segna una schiarita dopo due giorni di brutte notizie. Francesco sta meglio. La prudenza è ancora altissima, il Papa non è fuori pericolo, la polmonite bilaterale è ancora lì, come sono ancora lì i rischi di un effetto a catena su un organismo malconcio, ma quasi tutti i parametri registrano un «lieve miglioramento», e Jorge Mario Bergoglio ha anche ripreso due attività, un po’ di lavoro, e la consueta telefonata alla parrocchia di Gaza.
Jorge Mario Bergoglio è ricoverato da 12 giorni, il ricovero più lungo del pontificato, un giorno in più dell’intervento chirurgico al colon del 2021. Il caso appare subito serio, non drammatico, ma nel giro di pochi giorni si aggrava. La bronchite iniziale si trasforma in una brutta polmonite bilaterale. Venerdì i medici che lo hanno in cura dicono in conferenza stampa che il Papa è un po’ migliorato, sì, ma «non è fuori pericolo». Sabato il giorno peggiore: crisi respiratoria prolungata, abbassamento delle piastrine, anemia, ossigenazione artificiale e trasfusione. Domenica la situazione non precipita, ma spunta anche una pur «lieve» insufficienza renale. Tutto è sospeso, Francesco è sul crinale: può guarire o no, rispondere alla terapia o aggravarsi ancora.
Su questo sfondo la notizia, diramata a inizio giornata dal Vaticano, che la notte è «trascorsa bene», ma il Papa, alle otto di mattina, ancora «riposa», a differenza dei giorni prima, crea una prima fibrillazione. La Santa Sede poi annuncia che per la sera è convocato un rosario in piazza San Pietro con tutti i cardinali residenti a Roma per pregare per il Papa. A presiederlo, ieri, niente meno che il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, l’appuntamento si ripeterà ogni sera. Anche in questo caso, può essere la più ovvia delle manifestazioni di vicinanza al Papa, tanto più dopo che, il giorno prima, già il cardinale Baldo Reina e il cardinale Matteo Zuppi avevano convocato incontri di preghiera per il Papa rispettivamente a San Giovanni in Laterano e nella chiesa di San Domenico a Bologna. Ma inevitabilmente l’appuntamento, così solenne, richiama alla mente le veglie che si tennero in piazza San Pietro nei tre giorni precedenti la morte di Giovanni Paolo II nel 2005. Tanto più che la preghiera è convocata non già dentro la basilica vaticana, nonostante una giornata di pioggia, ma all’aperto del colonnato berniniano, che può anche accogliere un gran flusso di persone. Nel pomeriggio una testata francese tira anche fuori l’ipotesi che Francesco potrebbe essere trasferito — ma perché? — all’ospedale dell’isola Tiberina. Ultimo presagio, il cappellano del policlinico Gemelli, don Nunzio Corrao, pronuncia parole venate di cupezza: «In questo momento vorrei che chiedessimo la stessa fede di Abramo, la spes contra spem, la speranza contro ogni speranza».
La speranza, invece, si riaccende, per quanto tarata da grande prudenza, con il bollettino medico serale: «Le condizioni cliniche del Santo Padre nella loro criticità dimostrano un lieve miglioramento». Rispetto a sabato, per il secondo giorno, «non si sono verificati episodi di crisi respiratorie». Alcuni esami «sono migliorati». Ancora, il monitoraggio della lieve insufficienza renale emersa domenica «non desta preoccupazione». E poi l’ossigenoterapia continua, «anche se con flussi e percentuale di ossigeno lievemente ridotti». I medici, riferisce il Vaticano, «in via prudenziale non sciolgono ancora la prognosi». Anche questo, «non ancora», è un barlume. Bergoglio, infine, «nel pomeriggio ha ripreso l’attività lavorativa», e in serata ha pure chiamato il parroco di Gaza, come ha fatto ogni sera dall’inizio della guerra, ma non negli ultimi due giorni. La storia del trasferimento all’isola Tiberina è una bufala e il Vaticano la smentisce con agilità.
La sera arrivano alla spicciolata in una piazza San Pietro bagnata e in penombra tanti cardinali — ci sono anche lo statunitense Raymond Leo Burke, capofila dell’opposizione curiale a Francesco, c’è pure Angelo Becciu — e centinaia e centinaia di semplici fedeli. Maria Santissima, dice il cardinale Parolin, sostenga il Papa «in questo momento di malattia e di prova e lo aiuti a recuperare presto la salute». Questa sera, una possibilità meno assurda dei giorni prima.