Il cardinale Maradiaga: “I nemici aspetteranno non è ancora tempo di andare in paradiso”
di Iacopo ScaramuzziIl cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga
Città del Vaticano — «Non è ancora tempo di andare in paradiso». Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, amico di papa Francesco, non perde la fiducia che papa Francesco possa riprendersi dal brutto ricovero al Gemelli. Arcivescovo emerito di Tegucigalpa e a lungo coordinatore del C9, il consiglio dei nove cardinali che hanno coadiuvato il Papa nella riforma della Curia romana, il porporato honduregno si sente «unito nella preghiera» al Pontefice argentino.
Eminenza, quali sono i suoi sentimenti in questo momento?
«Certamente sono sentimenti di grande fiducia, grande speranza e grande fede. Perché quando umanamente pensiamo che le cose non vanno bene, sempre c’è la possibilità che Dio faccia possibile quello che sembra impossibile. Cerco di vivere questo momento con grande fede e preghiera, perché sappiamo che il Santo Padre è un grande leader della Chiesa. Sono testimone di tutto quello che fa e ha fatto per la Chiesa, con grande amore per Gesù. Penso che, ancora umanamente parland…
Città del Vaticano — «Non è ancora tempo di andare in paradiso». Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, amico di papa Francesco, non perde la fiducia che papa Francesco possa riprendersi dal brutto ricovero al Gemelli. Arcivescovo emerito di Tegucigalpa e a lungo coordinatore del C9, il consiglio dei nove cardinali che hanno coadiuvato il Papa nella riforma della Curia romana, il porporato honduregno si sente «unito nella preghiera» al Pontefice argentino.
Eminenza, quali sono i suoi sentimenti in questo momento?
«Certamente sono sentimenti di grande fiducia, grande speranza e grande fede. Perché quando umanamente pensiamo che le cose non vanno bene, sempre c’è la possibilità che Dio faccia possibile quello che sembra impossibile. Cerco di vivere questo momento con grande fede e preghiera, perché sappiamo che il Santo Padre è un grande leader della Chiesa. Sono testimone di tutto quello che fa e ha fatto per la Chiesa, con grande amore per Gesù. Penso che, ancora umanamente parlando, non sia ancora tempo per lui di andare in paradiso».
Si sarebbe ammalato perché non ha rinunciato a tutti gli impegni, le udienze, gli appuntamenti del Giubileo, gli incontri in piazza San Pietro, senza risparmiarsi.
«È possibile, ma ci sono due opzioni: o non fai niente o lavori come lavora lui. E lui è cosciente che ha una missione che deve svolgere, e nulla lo ferma. Il Papa ha spiegato di non avere accettato di essere eletto per riposarsi».
Le notizie degli ultimi giorni non sono buone: crisi respiratoria, ossigenazione, trasfusioni, un lieve scompenso renale.
«Anche io ho vissuto una situazione del genere, ho avuto un Covid che per poco non mi ha mandato alla vita eterna. A un certo punto avevo i polmoni con l’80% di fibrosi polmonare non guaribile. Ho passato una settimana riverso a letto, con l’ossigeno ad alto flusso. Capisco che il Papa può stare soffrendo molto e per quello mi sento più unito a lui nella preghiera».
Da ieri sera a piazza San Pietro si recita il rosario per la salute del Papa. Ieri ha iniziato il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin: che segnale è?
«È il segnale che veramente la Chiesa crede, spera, ama e prega. Anche qui lo stiamo facendo, in tutte le parrocchie, in tutti i luoghi. Un giornale oggi ha scritto che tutto l’Honduras prega per il Santo Padre. È il segnale che c’è fede nel mondo, e che in tutto il mondo c’è un grandissimo affetto per papa Francesco. Per questo vogliamo che possa continuare ancora a guidare la Chiesa».
Ma quanto può guidare la Chiesa se il ricovero durasse a lungo?
«Se la testa sta bene non è un ostacolo, e io penso che ancora c’è questa possibilità. Il Santo Padre non è impedito. Io lo conosco e so che anche quando può avere qualche problema di salute, lui non lascia i suoi doveri».
Lei è fiducioso che Francesco possa uscire da questa situazione.
«Sì, non soltanto sono fiducioso ma prego convinto che il Signore ci dia questa grazia».
Il Papa dice spesso, scherzando: non dimenticativi di pregare per me, non contro di me.
«Con senso dell’umorismo dice la verità. Ci sono persone che non è che pregano contro di lui, ma non lo accettano e, magari senza conoscerlo, sono avversari. Questa è la realtà del mondo diviso che, a volte, più che fede ha ideologie, e le ideologie sono escludenti. Per questo è necessario pregare sempre».
Anche nel collegio cardinalizio si è parlato di dimissioni: quando e come Francesco prenderebbe in considerazione l’ipotesi?
«Come è noto, dall’inizio del pontificato ha consegnato una lettera dove ha scritto che se fosse impedito mentalmente di guidare la Chiesa, rinuncerebbe. Ma non siamo a quel momento».
Lei ha affiancato Francesco fin dall’inizio del pontificato: come affronta Bergoglio le avversità?
«Soprattutto con una grande forza, che è uno dei doni dello Spirito Santo. Lui è uno che non arretra di fronte alla difficoltà, non si scoraggia, non si paralizza e non smette di andare avanti».