Adriano Prosperi: “La scelta del Concistoro è un atto di governo, il Papa non vuole dimettersi”
di Iacopo ScaramuzziPapa Francesco «vuole chiudere delle questioni aperte» e il Concistoro che ha prospettato più che l’occasione di rinunciare al pontificato, come fu per Benedetto XVI, sembra «un atto di governo». Ne è convinto Adriano Prosperi, storico, accademico dei Lincei, professore emerito della Normale di Pisa.
Da storico dell’età moderna cosa la colpisce di questo frangente, la Chiesa in sospeso con un Papa ricoverato?
«Quello che sta accadendo è una specie di muta contemplazione da parte dei credenti, la preghiera per la sopravvivenza del Papa. Ma il momento è anche caratterizzato dalla sua assiduità nell’amministrazione e nell’esercitare anche dall’ospedale il suo potere e le sue funzioni, con nomine, ad esempio, che proseguono il rinnovamento del corpo della Chiesa portato avanti nel corso del pontificato. La malattia e la morte di un Papa è un rovesciamento completo della situazione, colui che era fino al giorno prima guardato come una specie di grande lampada centrale diventa un corpo…
Papa Francesco «vuole chiudere delle questioni aperte» e il Concistoro che ha prospettato più che l’occasione di rinunciare al pontificato, come fu per Benedetto XVI, sembra «un atto di governo». Ne è convinto Adriano Prosperi, storico, accademico dei Lincei, professore emerito della Normale di Pisa.
Da storico dell’età moderna cosa la colpisce di questo frangente, la Chiesa in sospeso con un Papa ricoverato?
«Quello che sta accadendo è una specie di muta contemplazione da parte dei credenti, la preghiera per la sopravvivenza del Papa. Ma il momento è anche caratterizzato dalla sua assiduità nell’amministrazione e nell’esercitare anche dall’ospedale il suo potere e le sue funzioni, con nomine, ad esempio, che proseguono il rinnovamento del corpo della Chiesa portato avanti nel corso del pontificato. La malattia e la morte di un Papa è un rovesciamento completo della situazione, colui che era fino al giorno prima guardato come una specie di grande lampada centrale diventa un corpo abbandonato. Ma ci auguriamo che la crisi di papa Bergoglio venga superata, lo speriamo per lui, per la Chiesa ma anche per la società a cui ha dato tanto».
Dal letto di ospedale, papa Francesco «ha deciso di convocare un Concistoro che riguarderà le prossime canonizzazioni». Ad alcuni è tornato in mente che proprio durante un simile evento Benedetto XVI annunciò la rinuncia al pontificato.
«Questo fatto dimostra che il Papa è consapevole della sua condizione, della precarietà del suo stato, ed evidentemente vuole chiudere delle questioni aperte e ha ancora l’energia ammirevole di concepire un Concistoro dal letto di ospedale».
Ma secondo lei potrebbe cogliere l’occasione del Concistoro per dimettersi?
«Non mi pare che sia intenzionato a dimettersi. Mi pare che un Concistoro intanto sia un atto di governo, il Papa vuole fare approvare decisioni a cui tiene, è una manifestazione di forza, di volontà di governare. Poi può darsi che si dimetta se le condizioni resteranno così precarie da non poter proseguire. Benedetto XVI si ritrovò davanti l’esplosione del problema degli abusi, ma questo Papa per cosa si dovrebbe ritirare? Può darsi lo faccia, ma dopo avere esercitato ancora il suo potere. Francesco sa che quello che lascia è in pericolo e vuole tutelarlo».
Secondo lei quanto e come la Chiesa può andare avanti con un Papa meno attivo e meno visibile, forse per un periodo prolungato?
«È una questione che si pone, soprattutto con il Giubileo in corso. Qui è la coscienza che lo stesso papa Francesco ha a guidarne sicuramente le scelte. Se supererà questo problema sanitario è probabile che di dimissioni si parlerà abbastanza presto. Ma evidentemente ha cose a cui tiene. Poi sarà il tempo dei bilanci. Quando fu eletto portò una ventata di novità. Penso alla possibilità di cambiare la posizione della donna nella Chiesa, ai tentativi nei sinodi delle chiese dell’America latina per dotare la donna di poteri sacrali, di farla emergere fino a livello non del sacerdozio ma almeno di colei che amministra dei sacramenti, andando al di la della posizione secondaria e nascosta della donna nella Chiesa. È stato un grande tentativo velleitario e insistente che papa Francesco ha tentato di portare avanti, ma si conclude sostanzialmente con un bilancio piuttosto magro».