E’ una risposta un po’ piccata quella che arriva dal ministero alla Salute al presidente della Lombardia Attilio Fontana sulla questione della graduatoria dei Lea. Nel finale del comunicato stampa di Lungotevere Ripa si coglie il fastidio per la polemica: “La reazione del governatore Fontana appare mal indirizzata e il linguaggio utilizzato comunque inopportuno”.
“Non facciamo classifiche”
Gli uffici di Orazio Schillaci parlano di “libere riformulazioni giornalistiche riguardanti i risultati del monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, Lea”. In realtà, il ministero diffonde tre graduatorie per altrettanti indicatori, assistenza ospedaliera, prevenzione e assistenza distrettuale e la Lombardia si piazza settima, quarta e undicesima. Poi i media hanno fatto anche la somma dei tre risultati, del resto diffusa a novembre in una bozza dal responsabile della Programmazione dello stesso ministero. Comunque sia, dalla Salute dicono che il sistema (si chiama Nuovo sistema di garanzia…
E’ una risposta un po’ piccata quella che arriva dal ministero alla Salute al presidente della Lombardia Attilio Fontana sulla questione della graduatoria dei Lea. Nel finale del comunicato stampa di Lungotevere Ripa si coglie il fastidio per la polemica: “La reazione del governatore Fontana appare mal indirizzata e il linguaggio utilizzato comunque inopportuno”.
“Non facciamo classifiche”
Gli uffici di Orazio Schillaci parlano di “libere riformulazioni giornalistiche riguardanti i risultati del monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, Lea”. In realtà, il ministero diffonde tre graduatorie per altrettanti indicatori, assistenza ospedaliera, prevenzione e assistenza distrettuale e la Lombardia si piazza settima, quarta e undicesima. Poi i media hanno fatto anche la somma dei tre risultati, del resto diffusa a novembre in una bozza dal responsabile della Programmazione dello stesso ministero. Comunque sia, dalla Salute dicono che il sistema (si chiama Nuovo sistema di garanzia) “costituisce uno strumento di valutazione che verifica, secondo le dimensioni dell'equità, dell'efficacia e dell'appropriatezza, che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza”.
Il ruolo delle Regioni
Rispondendo a Fontana, dal ministero ricordano anche che quello caduto in questi giorni sulla sua Lombardia non è certo un fulmine a ciel sereno. “Trattasi – è scritto nel comunicato – di un meccanismo alla cui elaborazione le Regioni partecipano attivamente mediante i propri rappresentanti tecnici”. Tra l’altro la valutazione dei Lea è iniziata molti anni fa e non risulta che la Lombardia abbia mai chiesto di eliminarla. “Il Ministero della Salute non formula classifiche, limitandosi a pubblicare periodicamente, in ottemperanza alla normativa vigente, i dati relativi alla corretta erogazione dei Livelli essenziali di assistenza”.
Le Regioni che vanno bene
Per stemperare un po’, dal ministero ricordano anche che sul portale istituzionale c’è una sintesi nella quale “la Lombardia, unitamente alle Regioni Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia e Sardegna, registra un punteggio superiore a 60, soglia di sufficienza, in tutte le macro-aree, confermando quindi la corretta garanzia di erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. L'obiettivo del monitoraggio non è penalizzare le Regioni, ma assicurare ai cittadini l'erogazione delle prestazioni a cui hanno diritto”. Detto questo, chi ottiene buoni risultati, come il Veneto che è primo, rimarca il successo. Lo ha fatto ieri il presidente Luca Zaia, ricordando la posizione della sua Regione in classifica, ma lo ha fatto anche Eugenio Giani della Toscana, che è seconda.