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“Ma siete ancora voi?”, la risposta shock ai ragazzi del Natisone

L'abbraccio dei tre amici nel Natisone

 

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Gli audio delle telefonate ai vigili del fuoco: “Vi prego, aiutateci”. Poi l’attesa di sei minuti con una musica di sottofondo. La tragedia in Friuli nel maggio scorso. I soccorsi arrivati dopo più di 40 minuti
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«Ancora la signora?». Ha risposto così Andrea Lavia, il capoturno dei vigili del fuoco di Udine, quando Patrizia Cormos ha chiamato per la terza volta lo scorso 31 maggio. L’acqua del Natisone, il fiume di Premariacco nell’Udinese, stava salendo attorno a Patrizia e a Bianca Doros e Cristian Molnar, gli amici in gita al fiume con lei. La piena li ha uccisi in 40 minuti. Nonostante i tre giovani di 20, 23 e 25 anni avessero subito chiamato i vigili del fuoco per segnalare quanto stava accadendo. Cioè che una stradina di ghiaia, in pochi secondi, si era ricoperta di acqua intrappolando la comitiva.

E forse è in quella risposta piccata del vigile del fuoco la misura di quanto le indagini hanno appurato sulla tragedia del Natisone: un’emergenza gestita, per la procura di Udine, con «imprudenza negligenza, imperizia». Le parole, pronunciate dal capoturno Lavia sono state registrate dalla sala operativa e adesso sono tra le oltre 20 telefonate agli atti dell’inchiesta. Andrea Lavia rischi…

«Ancora la signora?». Ha risposto così Andrea Lavia, il capoturno dei vigili del fuoco di Udine, quando Patrizia Cormos ha chiamato per la terza volta lo scorso 31 maggio. L’acqua del Natisone, il fiume di Premariacco nell’Udinese, stava salendo attorno a Patrizia e a Bianca Doros e Cristian Molnar, gli amici in gita al fiume con lei. La piena li ha uccisi in 40 minuti. Nonostante i tre giovani di 20, 23 e 25 anni avessero subito chiamato i vigili del fuoco per segnalare quanto stava accadendo. Cioè che una stradina di ghiaia, in pochi secondi, si era ricoperta di acqua intrappolando la comitiva.

E forse è in quella risposta piccata del vigile del fuoco la misura di quanto le indagini hanno appurato sulla tragedia del Natisone: un’emergenza gestita, per la procura di Udine, con «imprudenza negligenza, imperizia». Le parole, pronunciate dal capoturno Lavia sono state registrate dalla sala operativa e adesso sono tra le oltre 20 telefonate agli atti dell’inchiesta. Andrea Lavia rischia il processo insieme con i colleghi che erano in sala con lui, Enrico Signor e Luca Mauro. Sotto accusa anche Michele Nonino, operatore della Sores (struttura operativa regionale di emergenza sanitaria). La procura elenca una catena di errori imbarazzanti nella gestione dell’emergenza in una giornata in cui l’allerta per il maltempo era gialla.

Tragedia del Natisone: l'audio della richiesta d'aiuto. Il vigile spazientito:"Ma dobbiamo arrivare"

La prima chiamata al 112 arriva alle 13,29 di quel 31 maggio. Patrizia Cormos spiega a Andrea Lavia che si trova in mezzo al Natisone con i suoi amici. Non si era resa conto che era in mezzo a un fiume e spiega: «Siamo andati in un lago, è una stradina e praticamente si è allagato tutto. Siamo come su un’isola». Il suo tono è ancora pacato.

Cambia totalmente pochi minuti dopo. Richiama alle 13,36: «Siamo bloccati, l’acqua è talmente alta che ci prende la corrente». All’altro capo del telefono c’è sempre Andrea Lavia. Patrizia continua a ripetere: «Vi prego». E il vigile si spazientisce: «Beh signora bisogna che cerchiate di prendervi da qualche parte perché noi ci vuole un attimino, eh». In sottofondo si sente Christian Molnar che urla. E Patrizia Cormos ripete: «Vi prego fate in fretta». Questa seconda chiamata dura 11 minuti. Per 6 di questi minuti Patrizia Cormos verrà lasciata in attesa con una musica di sottofondo, la canzone I’m still here, quasi una beffa. Fino a quando cadrà la linea. In quei sei minuti i ragazzi iniziano a piangere, a urlare, si abbracciano cercando di fare da muro alla furia dell’acqua.

Trascorre un minuto e Patrizia Cormos chiama ancora. E il vigile del fuoco Lavia risponde: «Ancora la signora?». Patrizia Cormos non si dà per vinta e urla: «L’acqua sta crescendo, non abbiamo tanto tempo, la prego». Poi aggiunge: «Venite anche con l’elicottero perché non so se potete salvarci». «Sì abbiamo attivato anche l’elicottero. Mandi i video di dove vi trovate», risponde il vigile. Alle 13,50 Patrizia invia le immagini. Dopo solo il silenzio.

Ci sono voluti altri 23 minuti prima che arrivasse il primo elicottero, quello dell’Aeronautica. Il Doppio India sorvola il Natisone alle 14,13 ma i ragazzi sono già stati inghiottiti dalle acque del fiume in piena.

Ad ascoltare gli audio agli atti della procura è stata per prima la mamma di Patrizia Cormos, Mihaela Tritean. Che adesso dice a Repubblica: «Mia figlia continuava a ripetere che mancavano pochi minuti. E il vigile le consigliava di aggrapparsi a qualcosa. Ma i ragazzi attorno avevano solo acqua. Mia figlia era disperata, urlava, e l’hanno lasciata sola».

Dai tabulati telefonici risulta che solo alle 14 è stata allertata la base dell’Aeronautica, che dista una ventina di chilometri dal Natisone. Prima di quell’orario il capoturno ha invece inviato squadre di terra dei vigili del fuoco, che nulla hanno potuto contro la furia dell’acqua. Poi ha fatto partire da Venezia un altro elicottero. Quando Patrizia, Christian e Bianca, erano già morti.

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