Cardinale Feroci: “Notizie sconcertanti ma nonostante la sofferenza il Papa serve sempre la Chiesa”
Sconcerto, preghiera, vicinanza. Sono i sentimenti espressi dal cardinale Enrico Feroci, ex direttore della Caritas romana, alla notizia di una nuova crisi respiratoria vissuta da papa Francesco nella giornata di ieri. Sono giorni di altalena emotiva, lievi miglioramenti che si alternano a crisi improvvise. I cardinali residenti a Roma si ritrovano ogni sera a piazza San Pietro per pregare il rosario per la salute di papa Francesco.
«La notizia di una nuova crisi respiratoria ci ha lasciato un po’ sconcertati. Siamo sempre in preghiera con il Santo Padre, una preghiera di accompagnamento per quello che sta vivendo e per come il Signore sta chiedendo a lui di vivere questo momento. Ogni sera preghiamo il rosario in piazza San Pietro per lui. È un momento di comunione, di preghiera e di vicinanza al Papa».
Come vivete voi cardinali questo momento di incertezza?
«In questo momento preghiamo in comunione per il Papa con un sentimento di “com-passione”, nel senso che patiamo con il Papa. Q…
Sconcerto, preghiera, vicinanza. Sono i sentimenti espressi dal cardinale Enrico Feroci, ex direttore della Caritas romana, alla notizia di una nuova crisi respiratoria vissuta da papa Francesco nella giornata di ieri. Sono giorni di altalena emotiva, lievi miglioramenti che si alternano a crisi improvvise. I cardinali residenti a Roma si ritrovano ogni sera a piazza San Pietro per pregare il rosario per la salute di papa Francesco.
«La notizia di una nuova crisi respiratoria ci ha lasciato un po’ sconcertati. Siamo sempre in preghiera con il Santo Padre, una preghiera di accompagnamento per quello che sta vivendo e per come il Signore sta chiedendo a lui di vivere questo momento. Ogni sera preghiamo il rosario in piazza San Pietro per lui. È un momento di comunione, di preghiera e di vicinanza al Papa».
Come vivete voi cardinali questo momento di incertezza?
«In questo momento preghiamo in comunione per il Papa con un sentimento di “com-passione”, nel senso che patiamo con il Papa. Questo è il nostro atteggiamento. La preghiera non è come mettere un gettone per prendere una bibita: la nostra preghiera deve permetterci di entrare nel pensiero di Dio, di essere in comunione con il Signore e con tutti i nostri fratelli. Se li nostro fratello è in una situazione di difficoltà “compatiamo” con lui e ci mettiamo con lui davanti al volto di Dio chiedendogli: sia fatta la tua volontà, sia realizzato il meglio per il Papa e per la Chiesa. Questo deve essere la preghiera».
E cosa si sente di chiedere nella preghiera in questo frangente?
«È ovvio che preghiamo per la sua salute, se il Signore chiede a lui ancora questo servizio. San Paolo diceva: “Per me vivere è Cristo e morire è un guadagno, ma se il Signore vuole che io rimanga ancora in questo mondo per servire i miei fratelli sono disponibile”. Questo è il concetto di preghiera, patire con il fratello, stare vicino al fratello. C’è una persona che in questo momento sta soffrendo e soffriamo con lui e ci mettiamo davanti alla volontà di Dio. Come lui diciamo “sia fatta la tua volontà”. Lo ha detto Gesù, “non la mia ma la tua volontà”. Lo ha detto Maria, “si faccia di me secondo la tua parola”».
Con quali sentimenti ha vissuto nei giorni passati?
«Con sentimenti di preghiera perché il Papa stia bene. Poi la cosa più importante è che facciamo sempre la volontà di Dio, realizzare il progetto che Dio ha per noi. Se siamo persone di fede la realtà più importante è essere in comunione col Signore. La nostra preghiera deve essere dunque perché la nostra sia una vita di servizio agli altri».
Se la situazione migliorasse dovrà comunque saltare diversi impegni
«Papa Francesco stesso ci ha insegnato che la vita è servizio per gli altri, lui si è messo a servizio in maniera totale e piena, in vita sua non ha fatto un giorno di vacanza, non si è mai fermato. Preghiamo perché continui il suo servizio alla Chiesa secondo il progetto che Dio indica».
Quali sensazioni coglie ogni sera nel collegio cardinalizio?
«Mi sembra che ci sia molta attenzione. Ci troviamo in piazza San Pietro per il rosario, preghiamo. C’è una partecipazione attenta, sensibile alla situazione, siamo in tanti. Se c’è questa presenza significa che sentiamo la necessità di chiedere al Signore che stia vicino a nostro vescovo di Roma».
Se la situazione clinica migliorerà si prospetta comunque una degenza di un certo periodo, il Papa poco visibile e poco attivo per un po’.
«La nostra fede continua a esserci anche se il Papa non è efficiente al cento per cento. Il Papa non è il dirigente di un’azienda che se manca sono tutti a briglia sciolta, non è il capo di un’industria, la Chiesa non è come una scuola che se manca il professore i ragazzi vanno tutti in vacanza. Il Papa ci può confermare nella fede anche con la malattia, la menomazione che essa comporta, la sofferenza, la preghiera, e noi viviamo del Vangelo e del servizio agli altri. I poveri e le loro difficoltà rimangono lo stesso se non ci impegniamo in prima persona. Siamo nelle mani di Dio, come dice la Bibbia siamo come fuscelli, come un granello di polvere, tutti, dal Papa in giù fino all’ultimo fedele. E preghiamo perché papa Francesco rimanga per svolgere il suo servizio».