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Luciano Di Tizio, presidente Wwf: “Pratesi dimostrò che si può convivere anche con il lupo”

Pratesi e Di Tizio al 90esimo compleanno 

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La scomparsa del padre dell’ambientalismo italiano, che aveva perso la moglie pochi mesi fa: “Aveva quattro figli, ma l’associazione era il suo quinto. Era preoccupato per le proposte di legge a favore della caccia”
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La casa di Fulco Pratesi è rimasta vuota. Non solo sua moglie Fabrizia si è spenta da poco, spingendo il fondatore del Wwf a considerare: “So che mi sta aspettando, la voglio raggiungere”. Anche il cane Robin, un bastardino simpaticissimo di 15 anni, è morto da pochi giorni, subito dopo il ricovero del padrone in ospedale.

“Eppure a lui resta una famiglia bellissima. Aveva quattro figli e spesso diceva che il Wwf era il suo quinto”. Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Italia, ha conosciuto Fulco Pratesi nel 1973. Faceva il giornalista e doveva intervistare quell’uomo che rappresentava uno dei primi simboli dell’ambientalismo, non solo in Italia.

Cosa gli chiese in quell’intervista?

“Come mai aveva deciso di avviare una campagna per…

La casa di Fulco Pratesi è rimasta vuota. Non solo sua moglie Fabrizia si è spenta da poco, spingendo il fondatore del Wwf a considerare: “So che mi sta aspettando, la voglio raggiungere”. Anche il cane Robin, un bastardino simpaticissimo di 15 anni, è morto da pochi giorni, subito dopo il ricovero del padrone in ospedale.

“Eppure a lui resta una famiglia bellissima. Aveva quattro figli e spesso diceva che il Wwf era il suo quinto”. Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Italia, ha conosciuto Fulco Pratesi nel 1973. Faceva il giornalista e doveva intervistare quell’uomo che rappresentava uno dei primi simboli dell’ambientalismo, non solo in Italia.

Cosa gli chiese in quell’intervista?

“Come mai aveva deciso di avviare una campagna per salvare il lupo, l’animale considerato cattivo per eccellenza. Lui e pochi altri illuminati avevano ideato la cosiddetta operazione San Francesco, che ha portato al monitoraggio e alla difesa di una specie della quale era innamorato al di sopra, se possibile, di ogni altra”.

Con la moglie e il cane Robin 

Lui era stato cacciatore in gioventù. Ne avete mai parlato?

“Un cacciatore pentito. Si è reso conto che la natura aveva bisogno del nostro aiuto. E’ stato uno degli inventori dell’ambientalismo in Italia. Ha fondato prima il Wwf nazionale, che oggi è arrivato alla soglia dei suoi 60 anni, poi anche la Lipu, la lega per la difesa degli uccelli, altri animali per cui andava pazzo. Negli ultimi mesi riusciva a uscire meno di casa, ma bastava che un uccellino si posasse sul suo balcone perché si incantasse ad ammirarlo”.

Oggi il livello di protezione del lupo è stato abbassato. Come ha accolto la notizia?

"Con molta amarezza. Si considerava abruzzese di adozione e faceva notare che il modello di convivenza adottato dai pastori in quella regione avrebbe potuto funzionare anche altrove. Grazie ai cani da guardiania le perdite dei capi di allevamento sono molto basse. Perché altre regioni preferiscono invece il fucile?”.

Com’era quando si trovava nella natura?

“Una volta abbiamo fatto una passeggiata insieme nell’oasi di Penne. In tutto avremmo percorso sì e no 300 metri. Ogni filo d’erba, ogni canto d’uccello, ogni lucertola che passava era un'occasione per incantarsi, fermarsi a spiegare e raccontare. Amava le oasi della natura, finché ha potuto ha trascorso tutto il suo tempo libero cercando luoghi adatti per istituirne una. Siamo ancora confusi, ci serve tempo per decidere, ma credo che presto gli dedicheremo un luogo adatto a conservare la sua memoria”.

Aveva un luogo o un animale preferito?

“Tutti. Ma una delle battaglie più importanti del Wwf è stata quella per l’oasi di Monte Arcosu, in Sardegna. Ha permesso di salvare il cervo sardo, una specie che grazie a quell’iniziativa oggi gode di buona salute. Erano gli anni ’70. Chiese mille lire a ogni cittadino. Alla fine il Wwf raccolse milioni e poté acquistare direttamente l’area per l’oasi”.

Come viveva personalmente il rispetto dell’ambiente?

"Era convinto che ciascuno di noi potesse fare la sua parte, andando a piedi, risparmiando acqua, spegnendo le luci non necessarie. Aveva capito già nei primi anni di guida del Wwf che la difesa dell’ambiente non passa sopra alle nostre teste ed è anche un nostro interesse. Non serve a molto impersonare l’essere umano buono che difende le bestie selvagge. Anche noi siamo parte di questo mondo”.

Un suo disegno 

Pratesi è stato deputato per i Verdi dal ‘92 al ‘94. Cosa raccontava di quella breve esperienza?

“Che non era il suo mestiere. Ha voluto lasciare la politica il più in fretta possibile. Non ne dava un giudizio negativo, diceva solamente: devo fare altro”.

Cosa pensava dei tempi di oggi?

“E’ stato lucidissimo fino a pochi giorni fa. Era molto rammaricato per le proposte di legge della maggioranza, che sta cercando di eliminare le barriere per la caccia. Il nostro per esempio resta l’unico paese in cui ai cacciatori è concesso di entrare nei terreni privati altrui. Chi fa una passeggiata non può farlo, chi porta un fucile sì. Non riusciva a tollerarlo. Non sopportava neanche la disinformazione, soprattutto quando si cercava di propagandare il nucleare come pulito, tacendo il fatto che la tecnologia adatta ancora non esiste”.

Qual è il ricordo più bello di lui?
”Uno dei tanti: gli raccontai di una specie di pesce che stavo studiando, lo spinarello. Mi aveva appassionato perché fa il nido per deporre le uova, come gli uccelli. Dopo qualche giorno mi spedì un acquerello disegnato da lui: era un illustratore bravissimo. L’ho appeso in casa e lo guardo sempre”.

Vi ha lasciato un messaggio?

“Di tenere la barra dritta, perché le strade giuste alla fine hanno successo. Noi lo faremo, siamo in tanti. I messaggi che mi stanno arrivando in questi momenti sono tutti di dolore, ma anche di convinzione che non ci fermeremo. Continueremo a portare avanti le sue idee”.

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