La crisi peggiore del Papa, maschera dell’ossigeno per aiutarlo a respirare
di Andrea GualtieriCittà del Vaticano - Torna a suonare un campanello d’allarme al policlinico Gemelli. Dopo due giorni nei quali si registravano lenti ma progressivi miglioramenti, papa Francesco ha avuto una nuova crisi respiratoria. La nota ufficiale vaticana riferisce un broncospasmo che, sia pure “isolato”, ha generato un episodio di vomito “con inalazione”. Ne è scaturito un “repentino peggioramento del quadro respiratorio”. Lo staff medico ha “prontamente broncoaspirato”, poi il Papa è stato sottoposto a “ventilazione meccanica non invasiva”. Si è passati, cioè, dalla ventimask dei giorni scorsi, che copriva solo il naso, a una maschera applicata anche sulla bocca. Ma Francesco, assicurano fonti vaticane, non è stato intubato.
Risposta positiva al trattamento
La risposta al trattamento è considerata positiva: l’ossigenazione, con l’ausilio del nuovo strumento, è tornata ai livelli precedenti alla crisi. E il Papa, riferisce la nota, in tutte le fasi è sempre rimasto “vigile e orientato”, collabor…
Città del Vaticano - Torna a suonare un campanello d’allarme al policlinico Gemelli. Dopo due giorni nei quali si registravano lenti ma progressivi miglioramenti, papa Francesco ha avuto una nuova crisi respiratoria. La nota ufficiale vaticana riferisce un broncospasmo che, sia pure “isolato”, ha generato un episodio di vomito “con inalazione”. Ne è scaturito un “repentino peggioramento del quadro respiratorio”. Lo staff medico ha “prontamente broncoaspirato”, poi il Papa è stato sottoposto a “ventilazione meccanica non invasiva”. Si è passati, cioè, dalla ventimask dei giorni scorsi, che copriva solo il naso, a una maschera applicata anche sulla bocca. Ma Francesco, assicurano fonti vaticane, non è stato intubato.
Risposta positiva al trattamento
La risposta al trattamento è considerata positiva: l’ossigenazione, con l’ausilio del nuovo strumento, è tornata ai livelli precedenti alla crisi. E il Papa, riferisce la nota, in tutte le fasi è sempre rimasto “vigile e orientato”, collaborando alle manovre terapeutiche. Segnali confortanti, nel quadro di una situazione che oggi, più dei giorni scorsi, trapela nella sua complessità.
Per i medici bisogna attendere 24 o 48 ore per capire se ciò che è successo inciderà sul quadro clinico. Il rischio è che il vomito inalato possa causare un’ulteriore infezione al sistema respiratorio. Nel frattempo, la prognosi resta riservata. Ed è destinato a slittare anche il secondo punto stampa con l’équipe sanitaria che era stato prospettato entro la fine della settimana, dopo quello di venerdì 21 febbraio.
Un giorno tra i più lunghi
Di certo, il quindicesimo giorno di ricovero è stato uno dei più lunghi. La mattinata era trascorsa senza patemi: restava la cautela legata alla situazione generale, ma l’attenzione sembrava concentrarsi sul fatto che negli ultimi due giorni il decimo piano del Gemelli non facesse più riferimento al “momento di criticità” generato dalla crisi di sabato scorso.
Il Papa si era svegliato dopo una notte tranquilla, aveva letto i giornali come di consueto. Aveva lavorato e ricevuto la comunione. Alle 12 è stata ufficializzata la nomina di un vescovo in Africa e diffuso un messaggio rivolto ai partecipanti a un corso di liturgia, nel quale per la prima volta dal giorno del ricovero è riportata in calce l’attribuzione: “dal Policlinico Gemelli”.
La crisi
La crisi è esplosa alle 14. Non è stato comunicato quanto sia durata, il dato certo è che in serata la situazione era assestata con la “buona risposta” riferita dalla comunicazione ufficiale. Non è stato reso noto però se il pontefice sia allettato o se sia riuscito a sedersi sulla poltrona come nei giorni passati.
Sarà necessario attendere gli aggiornamenti del mattino per comprendere meglio l’evoluzione. Nel frattempo si continua a pregare. Ieri in piazza San Pietro c’è stata la recita del rosario per la quinta sera consecutiva. Dopo i cardinali Parolin, Tagle, Re e Reina, il rito è stato presieduto dall’argentino Victor Manuel Fernandez, che il connazionale Bergoglio ha voluto alla guida del Dicastero per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio: «Certamente - ha detto - al Santo Padre sta a cuore che la nostra preghiera non sia soltanto per lui, ma anche per tutti quelli che in questo particolare momento drammatico e sofferente del mondo, portano il duro peso della guerra, della malattia, della povertà. A loro, lui stesso si unisce nella sua preghiera». Un altro porporato, il penitenziere maggiore Angelo De Donatis, è stato invece incaricato di sostituire il Papa nella cerimonia del mercoledì delle Ceneri. Le dinamiche della Chiesa vanno avanti. Ma lo sguardo resta rivolto al Gemelli.