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Università, rischio flop per gli studentati Pnrr: “Non avremo più di 20mila posti letto”

Lo studentato Santa Marta di Venezia 

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Parlano costruttori e gestori delle strutture di accoglienza per universitari rilanciate dai soldi europei: “Irraggiungibile l’obiettivo di 60mila. E alla fine le stanze andranno ai ragazzi abbienti”
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ROMA – I gestori dei futuri studentati universitari lo dicono apertamente: “La quota di 60mila posti letto, stabilita dal Pnrr, è irraggiungibile, il ministero dovrebbe indicare in 20mila il nuovo obiettivo”.

È in corso un tiro alla fune tra il dicastero degli Affari europei, affidato a Tommaso Foti, e quello dell’Università, guidato da Anna Maria Bernini: bisogna ridurre i numeri e le aspettative, chiede il ministro del Pnrr. Le lentezze e la disqualità dell’offerta rischiano di far crollare un’altra piattaforma del Piano nazionale di ripresa e resilienza all’italiana: le residenze universitarie.

Maurizio Carvelli è il presidente e fondatore di Camplus, il più grande provider di alloggi per studenti in Italia, presente in sedici…

ROMA – I gestori dei futuri studentati universitari lo dicono apertamente: “La quota di 60mila posti letto, stabilita dal Pnrr, è irraggiungibile, il ministero dovrebbe indicare in 20mila il nuovo obiettivo”.

È in corso un tiro alla fune tra il dicastero degli Affari europei, affidato a Tommaso Foti, e quello dell’Università, guidato da Anna Maria Bernini: bisogna ridurre i numeri e le aspettative, chiede il ministro del Pnrr. Le lentezze e la disqualità dell’offerta rischiano di far crollare un’altra piattaforma del Piano nazionale di ripresa e resilienza all’italiana: le residenze universitarie.

Maurizio Carvelli è il presidente e fondatore di Camplus, il più grande provider di alloggi per studenti in Italia, presente in sedici città italiane, oltreché in Francia e in Spagna. Spiega: “L’operazione ‘sessantamila posti letto’ è nata male con la ministra precedente, Maria Cristina Messa, che fissò obiettivi troppo ambiziosi e produsse, in solitudine, un articolato di legge difficile. Oggi ci troviamo con poco più di 23mila posti letto approvati dalla commissaria ad hoc e 13.640 fermati perché al di sotto degli standard richiesti”. C’è chi ha provato a far passare stanze da 5 metri quadrati, quando il minimo per legge è di 9,3.

Ancora Carvelli: “Siamo a marzo 2025 e tra ventitré mesi il Pnrr chiuderà la sua fase espansiva: il Paese dovrà iniziare a restituire i soldi prestati, compresi i finanziamenti per gli alloggi universitari. La ministra in carica, Bernini, deve prendere atto dei ritardi. Andiamo avanti con i 20mila posti fin qui approvati ed entro due anni li offriremo, fatti e finiti, agli studenti italiani fuorisede”.

La costruzione, e la gestione, di residenze per il livello superiore di studi è un affare recente dell’edilizia e dell’immobiliare italiana. Il Pnrr, con Mario Draghi premier e, appunto, Maria Cristina Messa già ministra dell’Università e della Ricerca, ha rilanciato un settore dove si opera con soldi pubblici e privati, realtà pubbliche (tra cui le stesse università) e società di gestione del risparmio.

L’intervento di Regioni e atenei

Oggi gli sviluppatori di studentati che hanno aderito al decreto ministeriale del 26 febbraio 2024 (Pnrr, appunto) sono 39, presenti in tredici città universitarie. Tra le realtà pubbliche, ci sono la Regione Emilia Romagna con un progetto, la Regione Liguria (due progetti), la Regione Piemonte (attraverso l’Edisu, l’Ente per il diritto allo studio, che cura due progetti), la Regione Campania (due progetti con Adisurc), quindi l’Esu di Padova, che è l'agente per la riscossione delle tasse universitarie impegnato in due progetti, l'Asp di Bologna, l'azienda pubblica per i servizi alla persona (un progetto), il Comune di Firenze (un progetto con casa Spa).

Ancora, sono scesi nel campo dell'edilizia per ospitalità il Politecnico di Milano (con tre progetti), l’Istituto europeo di design (Ied), ateneo privato milanese con un progetto, il Collegio di Milano (un progetto), l’Università di Bologna (tre progetti), l’Università Ca' Foscari di Venezia (uno), l’Università di Ferrara (uno), la Sapienza di Roma (uno), infine il Comune di Roma per un progetto con l’Università di Roma Tre.

Hanno scelto di operare in Italia un fondo austriaco come Milestone e l’Università dello Stato della Florida. Yugo, piattaforma specializzata nella ricerca di alloggi per studenti, 100 sedi in 9 Paesi, in Italia ha quattro iniziative, a Milano, Padova, Bologna e Firenze.

Strutture e progetti del Nord-Est

Per la residenza studentesca nell’ex Caserma Pepe al Lido di Venezia, ottenuta in uso gratuito, l’Università Ca’ Foscari ha ricevuto 26,9 milioni di euro dal Mur. L’Ateneo ha stanziato in proprio 6 milioni. La residenza avrà 210 posti letto, gli alloggi saranno tutti dotati di angolo cottura e bagno. Il progetto prevede spazi per attività culturali e didattiche, servizi ricreativi. La rettrice Tiziana Lippiello: “Per Venezia essere un importante polo universitario e culturale costituisce un’opportunità sia in termini di diversificazione dell’economia urbana che di apporto demografico”.

Non tutti gli studentati sono collegati alla partita Pnrr, che li finanzia con 1 miliardo e 198 milioni e mostrerà i suoi risultati a partire da aprile 2026. Ci sono stati cinque bandi discendenti dalla Legge 338 del 2000, i primi quattro hanno finanziato un miliardo e 34 milioni per 38.532 posti alloggio: saranno pronti nel 2022.

Appoggiandosi alla legge nazionale, Campus X ha appena aperto un nuovo studentato da 360 posti a Trieste, all’interno dell’ex Torre Telecom, nove piani. A fianco, l’impresa di gestione ha inaugurato un hotel a tre stelle, in parte dedicato ai genitori degli studenti. Sempre a Trieste l’ex caserma Vittorio Emanuele III, tredici edifici in pieno centro, diventerà campus e polo sportivo per 2.500 studenti di scuola e università. Lo gestirà l’Ente di decentramento regionale.

A Padova la nuova struttura per alloggi universitari è nata dalla riqualificazione, realizzata in gran parte in legno, di una delle palazzine del Complesso San Gregorio, costruito negli Anni ’80, da tempo in stato di abbandono. Sarà pronto per l’inizio dell’anno accademico 2025-’26. Antonio Bressa, assessore all’Edilizia privata del Comune di Padova, ha detto: “Con interventi come questo possiamo continuare ad accogliere studenti in una città a vocazione internazionale e universitaria”. Avrà 235 posti letto, sarà vicino ai poli universitari del Piovego (Ingegneria, Matematica, Fisica, Chimica, Farmacia), alla cittadella di Psicologia, alle aule di Economia.

L’Esu punta, sempre a Padova, sul Seminario maggiore: ospiterà appartamenti per studenti. E’ un’operazione da 20 milioni di euro

In provincia di Belluno Confindustria chiede di poter realizzare uno studentato a Levego, da far crescere con le casette del villaggio olimpico dei Giochi di Cortina 2026.

Torino, Forlì, Roma: privati e pubblici

Lo scorso ottobre è stata inaugurata a Torino la nuova sede di Escp Business School, per oltre mille studenti e docenti, di cui solo 259 italiani. Il progetto prevede classi ad emiciclo.

La ministra Anna Maria Bernini ha partecipato alla consegna dello stabile ex Enav di Forlì , residenza da 64 posti letto per la sede distaccata dell’Alma Mater di Bologna. Un milione è stato il finanziamento ministeriale, 600mila euro l’investimento dell’università.

Un nuovo studentato è previsto nel quartiere Tiburtino di Roma, in un’area industriale dismessa: è pensato sia per il bacino degli studenti dell’Università La Sapienza che per la privata Luiss. Il Forum permanente del Parco delle energie denuncia, tuttavia, che il costruttore Daniele Pulcini interverrà su una rara oasi naturalistica di questo difficile quadrante della capitale.

Lo Ied, Istituto europeo di design, per agevolare gli studenti ha stretto sei partnership con residenze studentesche su Milano, Roma, Torino e Firenze.

Altrove i progetti di studentati universitari falliscono. L’ex struttura Erdisu di Udine è passata nella potestà della Regione Friuli Venezia Giulia, che però ha optato per la costruzione di nuovi uffici, più redditizi.

Con duemila posti letto, in centro e in periferia, a Paradisa, a Pisanova, a Porta a Mare, può essere ridisegnata la mappa urbanistica di Pisa. Il disegno prevede il cambio di destinazione di palazzi storici abbandonati, oggi di proprietà del ministero delle Finanze, e acquisti immobiliari da parte del Comune.

La recente stagione delle tende davanti alle facoltà e i convegni della Federazione agenti immobiliari – chiedono al governo di introdurre una fiscalità di vantaggio sia per i proprietari che per gli studenti – ricordano che la povertà di posti letto calmierati per universitari, in Italia, è proporzionale al caro affitti dei nostri centri urbani, tanto più nelle città di studio e ricerca, oggi assediate dal turismo low cost.

A Milano 1.300 euro al mese

Federconsumatori denuncia i costi insostenibili per troppe famiglie: “Non è un caso se il tasso di abbandono dei corsi di laurea è cresciuto negli ultimi anni, raggiungendo il 14,5 per cento nel 2021, come ricorda l’Agenzia universitaria Anvur. Studiare non può e non deve essere più un lusso per nessuno”. La spesa media per uno studente fuorisede, in Centro Italia, è di 17.343 euro l’anno.

A Milano, ampiamente in testa nell’indice del fabbisogno di alloggi, una stanza con cucinino e bagno privato costa 1.300 euro al mese, 900 euro una singola “en suite” da 17,5 metri quadrati. Li offre Aparto Ripamonti e Giovanale del Gruppo Hines.

A Siena, la media di una stanza singola è di 400 euro al mese, a Firenze si parte da 500 euro e si sale. A Modena i prezzi per gli studenti che cercano appartamenti in affitto sono diventati irreali: stanze da 9 metri quadri a 570 euro mensili. Il Comune di Mantova, città che oggi non ha un proprio ateneo, ma sedi distaccate delle università Brescia, Milano, Modena-Reggio, spinge per trovare posti letto disponibili e attrarre nuovi studenti.

L’Università di Pavia, insieme all’Unione piccoli proprietari, ha varato un piano contro il caro alloggi che prevede un finanziamento agli over 65 per consentire loro di affittare agli studenti.

Oggi un’offerta per il 17% dei fuorisede

È ancora Carvelli di Camplus a parlare. “Queste residenze, perlomeno per gli studenti meridionali che vogliono accedere alle università del Nord, non potranno mai essere economiche. In realtà metropolitane come quella di Milano è difficile scendere sotto gli 850 euro al mese, anche se la nostra offerta è rivolta, per un’aliquota, alle famiglie con un reddito basso”.

Ernesto Albanese è fondatore e Ceo di Campus X, la seconda azienda del Paese per numero di posti letto per universitari. Dice: "I fuorisede in Italia sono quasi la metà degli iscritti all’università: 830mila su 1.822.000. Consideriamo che 300mila di questi trovino alloggio da parenti e amici, ci resta mezzo milione di ragazzi in cerca di una stanza. E oggi il Paese può offrire 83.500 alloggi in tutto, il 17 per cento della richiesta complessiva. Da qui si capisce la crisi del fuorisede”. Bisogna considerare che ancora nel Duemila il sistema Italia dava un tetto solo al 2 per cento degli studenti in uscita dalla propria città, contro il 32 per cento dell’Olanda.

Albanese conferma: “Il numero di 60mila posti letto in più da realizzare con i finanziamenti del Pnrr è semplicemente impossibile. Sarei felice se riuscissimo a farne 20mila portando a quota 100mila l’offerta complessiva”.

"Troppe ambizioni e poco tempo”

Perché il Piano studentati, nato un anno fa, si sta sfarinando? Spiega Carvelli: “Troppe ambizioni iniziali, una grande rigidità dell’Unione europea che ci ha messo mesi solo per concederci di fare stanze doppie oltreché singole e una ministra attuale che non prende atto della realtà: non possiamo farcela”. Spiega Albanese: “Tempi risicati, se hai due anni e mezzo per costruire nuove strutture e poi trasformarle in residenze non puoi pensare di fare questi volumi. La mia azienda, e siamo i secondi in Italia, riuscirà a dare duemila posti letto in più. Come si può pensare di arrivare a 60mila?”.

Per le prime tre stagioni, gli studentati con finanziamento europeo dovranno avere il 30 per cento dei posti riservato ai bassi redditi, applicando tariffe Adisu (200-300 euro al mese). A partire dal quarto anno il prezzo sarà calmierato del 25 per cento, rispetto al mercato. Il restante 70 per cento dei posti per 12 stagioni sarà assegnanto con uno sconto del 15 per cento sempre sulla tariffa di mercato”. La calcola Cassa depositi e prestiti, città per città, quartiere per quartiere.

I posti ammessi a finanziamento da parte del ministero hanno superato quota 23mila, con un'accelerazione rispetto a ottobre scorso quando erano 3.368 i letti ammessi più 6.300 da valutare (e 7.500 non accettati per evidenti problemi). Le stanze basate sui finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza saranno disponibili da metà 2026, quelli degli ultimi bandi che hanno gestito le nuove costruzioni ben oltre.

La ministra: “Obiettivo non facile”

In commissione Cultura alla Camera, lo scorso 23 gennaio, la ministra Bernini ha confessato: “L’obiettivo, certo, non è semplice da raggiungere”. Poi ha detto: “In vent’anni il nostro Paese ha finanziato e realizzato appena 40mila posti letto”. Costruttori e gestori sostengono, in realtà, che i numeri di partenza, pre-Pnrr, sono il doppio. “Ribadisco”, ancora Bernini, “che l'intento è mantenere intatto il target finale dei 60mila alloggi. In meno di un anno dalla pubblicazione dell'avviso sono oltre 20mila i nuovi posti letto ammessi o ammissibili a finanziamento, a fronte di oltre 220 domande pervenute. E stiamo liberando i decreti da alcuni vincoli. Il bando housing evidenzia che questo strumento finanzia posti letto con una velocità cinque volte superiore rispetto a quanto prodotto dalle procedure tradizionali, ovvero la legge 338/2000. Inoltre, il costo medio del singolo posto alloggio finanziato tramite il bando Pnrr ammonta a poco meno di 20mila euro; con la 338 era di 80mila euro”.

Restano tre vincoli su quattro

Per ora la liberazione dei vincoli annunciata ad ottobre dalla ministra ha riguardato solo la possibilità di avere camere doppie. L’Unione europea non ha fin qui accettato, invece, la possibilità di non obbligare il futuro gestore a presentare il 30 aprile 2026 il posto letto fisico, accontentandosi dell’avvio dei lavori. Né prevede un contributo forfettario pubblico per le eventuali bonifiche ambientali necessarie. Né consente di anticipare una quota del contributo di Stato.

La commissaria per gli alloggi universitari, Manuela Manenti, non entra nel dibattito pubblico. Gli studenti, nello specifico quelli dell’Udu, chiedono, però, che i posti letto finanziati dal Pnrr siano accessibili a tutti gli universitari: “Basta stanze che costano 700 euro il mese. Serve un miliardo di euro in più da parte del governo, altrimenti perderemo i finanziamenti europei”.

Antonio Caso, Capogruppo M5s in commissione Cultura alla Camera, attacca: "Il Governo Meloni sta mettendo a rischio i 60mila posti letto per gli studentati a causa di una gestione fallimentare dei fondi Pnrr. Nonostante le promesse della ministra Bernini, il rischio che nella riformulazione dei finanziamenti ci finiscano anche i soldi per la costruzione degli studentati è molto grande”.

L’Unione degli universitari hanno scritto due volte a Ursula von Der Leyen, presidente della Commissione europea, e quindi alla Corte dei conti, segnalando possibili danni erariali, legati anche a meccanismi precedenti a questo governo. “Il piano sugli alloggi per studenti da realizzare con il Piano di ripresa e resilienza fa acqua da tutte le parti. È nato male e prosegue male. Si deve approvare un emendamento ‘Salva Pnrr’ per incentivare gli atenei e i comuni ad aderire al bando, questa è l'unica strada rimasta vista la mancata partecipazione delle istituzioni pubbliche, causata dai pochi fondi messi a disposizione. Ad oggi, non sappiamo esattamente quale tariffa media il soggetto gestore farà pagare a studenti ed enti per il diritto allo studio”.

Se la forte crescita degli affitti per gli studenti è figlia dell’esplosione dei turisti nelle città d’arte, uno dei più grandi gestori, Camplus appunto, è stato multato per aver affittato 28 camere dello studentato Santa Maria, a Venezia, ai turisti. La struttura era stata realizzata con fondi pubblici, 30 milioni di euro del Gruppo Cassa depositi e prestiti in collaborazione con Inps e l’Università Ca’ Foscari. Più un contributo ministeriale di 4 milioni di euro. Spiega Maurizio Carvelli, presidente di Camplus: “La convenzione ci autorizzava a cambiare utente, in questo modo possiamo diminuire la retta degli studenti da 12 a 10 mensilità. Confidiamo nella revoca della multa”.

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