“Non strappateci Luca, il nostro bimbo in affido dalla nascita. Siamo noi la sua famiglia”
di Maria Novella De Luca“Per quattro anni Luca è stato un fascicolo dimenticato nei cassetti del tribunale per i minori di Milano. Aveva trenta giorni quando ce l’hanno affidato, pensavamo che sarebbe rimasto con noi per pochi mesi, come i tanti piccoli che avevamo accolto prima di lui. Invece sono passati anni, Luca è stato dimenticato, mentre noi però lo crescevamo con tutto l’amore possibile. Poi, all’improvviso, Luca è stato dichiarato adottabile e una giudice ha deciso che avrà altri genitori. Strappato a noi che siamo stati sua mamma e papà fin dai suoi primi giorni di vita. E’ questione di ore e poi ce lo porteranno via. Da quando Luca l’ha saputo, di notte si sveglia urlando, si è mangiato le unghie fino alla carne, trema ad ogni rumore, non dorme più e nemmeno noi. La mia domanda è una soltanto: perché far soffrire un bambino?”
Alice scandisce le parole una ad una, nette, disperate. La sua avvocata, Sara Cuniberti, ci chiede di non usare i nomi reali, troppo delicata la situazione del piccolo Luca e…
“Per quattro anni Luca è stato un fascicolo dimenticato nei cassetti del tribunale per i minori di Milano. Aveva trenta giorni quando ce l’hanno affidato, pensavamo che sarebbe rimasto con noi per pochi mesi, come i tanti piccoli che avevamo accolto prima di lui. Invece sono passati anni, Luca è stato dimenticato, mentre noi però lo crescevamo con tutto l’amore possibile. Poi, all’improvviso, Luca è stato dichiarato adottabile e una giudice ha deciso che avrà altri genitori. Strappato a noi che siamo stati sua mamma e papà fin dai suoi primi giorni di vita. E’ questione di ore e poi ce lo porteranno via. Da quando Luca l’ha saputo, di notte si sveglia urlando, si è mangiato le unghie fino alla carne, trema ad ogni rumore, non dorme più e nemmeno noi. La mia domanda è una soltanto: perché far soffrire un bambino?”
Alice scandisce le parole una ad una, nette, disperate. La sua avvocata, Sara Cuniberti, ci chiede di non usare i nomi reali, troppo delicata la situazione del piccolo Luca e di Alice e Pietro, 54 e 53 anni, tre figli già grandi, dal 2015 rodatissima “famiglia ponte” nella provincia di Varese, con alle spalle oltre dieci affidi. Una storia amara, dove sul destino di un bambino si sono intrecciati ritardi, burocrazia e rigidità. E dove bisogna chiedersi, con le parole di Natalia Ginzburg, quale sia “la vera giustizia”.
Alice, cosa accadrà a Luca?“
"Ieri nonostante avesse la febbre gli assistenti sociali sono venuti a prenderlo per fargli incontrare i genitori adottivi. Già domani, forse, dovrà lasciarci ed entrare nella nuova famiglia. E se non collaboriamo non ce lo faranno più vedere, nemmeno in futuro. Dicono che Luca adesso deve essere sottoposto alla “decantazione affettiva”, cioè dimenticarci perché si possa affezionare alla nuova coppia. Capite? Come se si potessero cancellare quattro anni di vita. Felice, vorrei aggiungere”.
Ma voi avete l’idoneità all’adozione?
“Sì, certo, siamo idonei. Eravamo in attesa che il tribunale dei minori di Milano prendesse una decisione sul futuro di Luca. Per anni però nessuno si è fatto vivo”.
Che cosa è una famiglia-ponte?
“Una coppia che dà la propria disponibilità a crescere i figli di genitori in difficoltà. Essere cioè un “ponte” verso il ritorno nella famiglia d’origine o verso l’adozione. Ed è quello che abbiamo sempre fatto”.
Da cosa è nata la vostra scelta?
“I nostri tre ragazzi erano già grandi e ci è sembrato naturale offrirci “genitori a tempo”. In particolare per i neonati che rischiano di restare mesi in una culletta di ospedale, in attesa che si definisca la loro situazione giuridica. E’ un compito delicato. Sono bimbi che vengono amati e accuditi come figli, poi, però, devi essere capace di lasciarli andare, anche se ti affezioni. Lo sappiamo bene. Teresa, Giada, Aziz, Francesca, l’elenco è lungo. Due gemellini neonati la cui mamma era malata di tumore: quando si è ristabilita sono tornati a casa. Due bimbe di origine asiatica, anche loro rientrate in famiglia. Una teenager che voleva spazi e autonomia. Altri li abbiamo accompagnati da nuovi, felici, genitori adottivi. E per noi è sempre stata una festa”.
Cosa è successo, invece, con Luca?
“Luca è figlio di genitori ritenuti troppo fragili per crescerlo. Andammo a prenderlo in ospedale, era lì già da un mese. Incredibile il suo cambiamento dopo pochi giorni a casa: i suoi occhi che sembravano spenti ora agganciavano lo sguardo, aveva finalmente qualcuno tutto per sé”.
E’ un po’ il miracolo dell’amore.
“Accade sempre con i piccoli che ci vengono affidati. Nulla può sostituire il calore di una casa e di una famiglia. Anche se poi il destino di quei bambini sarà altrove. Per questo gli affidi devono durare poco”.
Luca invece è rimasto con voi per quattro anni.
“Perché accade sempre più spesso che gli affidi si protraggano sine die, parola che non piace ai giudici, ma è la verità. Sono i servizi sociali stessi che chiedono, direi a volte implorano, i genitori affidatari di occuparsi ancora del bambino, per il quale la burocrazia, una giustizia lenta e l’indifferenza non riescono a trovare una nuova vita. Come è accaduto a Luca”.
In quattro anni si diventa famiglia.
“Luca è cresciuto con noi, sano e felice. Una volta alla settimana incontrava, in uno spazio protetto, i suoi genitori biologici. Nel suo equilibrio di bambino c’eravamo noi, Alice e Pietro, mamma e papà, il suo asilo, i compagni di classe, e poi gli “altri” due adulti che con tutte le loro difficoltà rispettavano quegli incontri”.
A dicembre 2024 vi arriva la comunicazione che Luca è stato dichiarato adottabile.
“Da un giorno all’altro i servizi sociali interrompono gli incontri di Luca con i genitori biologici. Di botto, così. Senza dare alcuna spiegazione al bambino”.
Luca vi ha fatto domande?
“Certo. Come mai non andiamo più? Li vedrò ancora? E’ stato il primo strappo. Il 13 gennaio 2025 veniamo convocati e ci viene detto che saremmo entrati in una rosa di possibili genitori per Luca”.
Di solito tre coppie tra le quali i giudici scelgono poi i genitori più adatti.
“E chi sarebbe più adatto di noi due che da quattro anni siamo già i suoi genitori? Quattro anni sono una vita per un bambino. Il 31 gennaio la comunicazione che ci gela il sangue: Luca sarà dato in adozione ma a un’altra coppia. In tempi brevissimi, Abbiamo fatto ricorso chiedendo allora un’adozione in casi particolari. Niente”.
A Luca cosa è stato detto?
“Sono venute la giudice e due assistenti sociali: Andrai in una casa più grande più bella e con tanti nuovi giocattoli”, gli hanno promesso. Ho visto i suoi occhi spegnersi, dalla luce al buio, si è girato a cercarmi disperato. Tanto che la giudice ha chiesto a Luca: dimmi, sei d’accordo? E lui: No, voglio restare qui con mamma e papà, andare nel mio asilo e giocare con la mia amica Giulia”.
Senta Alice, perché vi hanno “scartato” come coppia? Forse perché altri domani potrebbero utilizzare l’affido come scorciatoia per l’adozione?
“La nostra storia di genitori affidatari è lì a testimoniare che abbiamo fatto da “ponte” affettivo verso tutti i bambini che abbiamo accolto. Tornati in famiglia o adottati. Noi abbiamo già tre figli, non cercavamo altre paternità e maternità. Ma Luca, ripeto, ci è stato lasciato per quattro anni. Ci considera suoi genitori. Come potrebbe essere altrimenti?”.
Quindi perché siete stati esclusi?
“A quanto ne sappiamo le motivazioni sono state due. Abbiamo due anni in più rispetto ai limiti di età previsti dalla legge sulle adozioni. E un altro bimbo più piccolo, Marco, in affido. Secondo i giudici, nel futuro, Marco potrebbe sentirsi discriminato perché lui è in affido e Luca adottato. Capite? Si preferisce distruggere la serenità di un bambino, già tolto ai genitori biologici, per una questione di forma? E’ pazzesco”.
Esiste la legge sulla continuità degli affetti del 2015.
“Afferma che dopo un lungo affido, in caso di adozione, per il bene supremo del bambino, bisogna privilegiare i genitori affidatari. Ma l’hanno ignorata”.
Cosa potete fare, ancora, per non perdere Luca?
“Ci rivolgeremo alla Procura della Repubblica per i minori. Speriamo che ci ascoltino. Abbiamo presentato in tribunale una lettera firmata da 94 pediatri che sottolineano per Luca il rischio di un trauma insanabile, se verrà strappato ai suoi affetti, a me, a Pietro, alla sua duramente conquistata serenità”.
Riceviamo e pubblichiamo la replica del Tribunale per i minori di Milano.
Il bambino di quattro anni, dichiarato adottabile dal tribunale per i minorenni di Milano, al quale la stampa ha attribuito il nome Luca, è stato oggi accolto nella sua nuova famiglia avente i requisiti per la sua adozione, ritenuta dopo ampia e approfondita istruttoria la più adeguata a rispondere alle esigenze di un bambino così piccolo.La famiglia affidataria si è sottratta allo svolgimento del fondamentale compito di accompagnamento, anche sul piano emotivo, del bambino nel percorso di conoscenza e di avvicinamento alla famiglia scelta per lui, avendo autonomamente maturato la convinzione di essere la più idonea ad adottare il minore nonostante la sua differenza di età con il bambino fosse superiore di cinque anni rispetto a quanto previsto dalla legge, circostanza ritenuta in passato dalla stessa coppia pregiudizievole per il futuro del bambino.La volontà adottiva non aveva peraltro impedito alla coppia affidataria di accogliere, in un momento successivo, sempre in affido, un altro bambino di età molto vicina, per il quale sarebbe difficile comprendere la diversità di trattamento a lui riservata rispetto a Luca, oltre a dare la disponibilità per l’affido di una neonata di pochi mesi.Il descritto comportamento non solo tradisce i principi fondanti l’istituto dell’affidamento familiare, ma finisce anche col penalizzare Luca, rendendo nell’immediato inattuabile il rispetto del suo diritto alla continuità affettiva in quanto lo priva, nella nuova fase della sua vita, della possibilità di mantenere rapporti significativi con coloro che nei primi anni di vita lo hanno accolto in affido e che potrebbero continuare a svolgere nel suo interesse un ruolo diverso ma ugualmente importante.Certamente la durata della procedura di accertamento dell’irreversibilità dello stato di abbandono ha prolungato i tempi di permanenza di Luca presso gli affidatari, ma la mancata collaborazione di questi ultimi e la loro scelta di attribuire attenzione mediatica alla vicenda personale del bambino probabilmente renderà più faticoso e meno tutelato il passaggio del piccolo nella famiglia adottiva.