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Concordia, Schettino chiede la semilibertà per lavorare in Vaticano: udienza rinviata all’8 aprile

La Costa Concordia
La Costa Concordia 

L’ex comandante si trova nel carcere di Rebibbia. I familiari delle vittime: “Siamo indignati”

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Un altro rinvio, stavolta all’8 aprile. Dovrà attendere quella data l'ex comandante della nave da crociera “Costa Concordia” Francesco Schettino, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo e abbandono dell'imbarcazione, per sapere se potrà ottenere o meno dal tribunale di sorveglianza di Roma la semilibertà.

Schettino, responsabile del più grande naufragio italiano dell'era moderna, ha maturato il termine che gli consente di accedere alle misure alternative al carcere, avendo già scontato più della metà della pena. Così, tramite la sua legale Paola Astarita, ha chiesto ai giudici di concedergli il regime di semilibertà.

Se il tribunale dovesse accogliere la sua richiesta, l'ex comandante potrà uscire dal penitenziario durante il giorno per andare a lavorare. Schettino firmerebbe allora un contratto con il Vaticano, grazie a un’offerta di lavoro, che Repubblica ha potuto verificare, per la digitalizzazione di documenti per la Fabbrica di San Pietro procuratagli dall’associazione “Seconda Chance” che da anni si occupa di fare da ponte per centinaia di detenuti tra le carceri italiane e il mondo del lavoro.

Videocollegato dal carcere di Rebibbia, dove si trova recluso dal 2017, Schettino ha partecipato stamattina alla breve udienza a porte chiuse. La decisione è stata però rinviata perché il relatore è cambiato e il nuovo magistrato assegnato dovrà studiare da capo un non semplice fascicolo.

"Spero vinca il diritto”

"Io mi auguro che vinca non il mio assistito ma il diritto", ha commentato la legale Astarita, "speriamo che il tribunale possa fare serenamente le sue valutazioni". Ma già la richiesta di semilibertà dell'ex comandante condannato per il naufragio avvenuto nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 davanti all'isola del Giglio, in cui morirono 32 persone e centinaia rimasero ferite, ha da sola indignato i parenti delle vittime e i sopravvissuti (c'erano oltre 4 mila persone a bordo della nave tra passeggeri ed equipaggio).

"Deve pagare le sue colpe”

Vanessa Brolli, 27 anni, che era in vacanza sulla “Costa Concordia” con i fratelli, i genitori e altri parenti per festeggiare i 50 anni di matrimonio dei nonni, ha dichiarato: "Dispiace sapere che potrebbe tornare a casa. Schettino deve pagare per le sue colpe. A prescindere dalla decisione dei giudici, siamo certi che Schettino vivrà il resto dei suoi giorni con addosso il peso di questa tragedia. Questa è la più grande pena per lui. Anche se dovesse uscire dal carcere, dovrà convivere con questa colpa per tutta la vita". Il padre di una delle vittime, Giovanni Girolamo - il figlio Giuseppe, 30 anni, che era un musicista dell'orchestra della nave - ha detto alla Stampa: "Il mio giudizio è totalmente negativo. I giudici non dovrebbero concedere la semilibertà a Schettino. Per me è un uomo che dovrebbe stare in galera per 32 ergastoli, quante sono le vittime".

Schettino all'epoca del naufragio
Schettino all'epoca del naufragio 

La revisione davanti al Corte di giustizia europea

Schettino aveva chiesto la revisione del processo davanti alla Corte di giustizia europea, senza ottenerla. Per questo è rimasto nel carcere di Rebibbia, ma già dal 2022 gode dei permessi per lavorare. Gli è stato affidato il compito di contribuire alla digitalizzazione dei documenti giudiziari della strage di Ustica e della strage di via Fani a Roma con il sequestro e l'omicidio dello statista democristiano Aldo Moro.

"Vada a bordo”

Schettino, inizialmente detenuto nel carcere di Grosseto, il 17 gennaio 2012 aveva ottenuto gli arresti domiciliari nella sua casa di Meta di Sorrento. Proprio in quei giorni era stata diffusa la famigerata telefonata con il capitano della Capitaneria di Livorno, Gregorio De Falco: l'ordine al comandante con quel "vada a bordo, c...." aveva fatto il giro del mondo. L'11 febbraio 2015 è stato condannato in primo grado a 16 anni di reclusione dal tribunale di Grosseto. Il 31 maggio 2016 la condanna a 16 anni è stata confermata anche in secondo grado dalla Corte d'appello di Firenze. E il 12 maggio 2017 la sentenza è diventata definitiva davanti alla Corte di Cassazione. Schettino si è immediatamente costituito nel carcere di Rebibbia.

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