CITTÀ DEL VATICANO - Due crisi respiratorie, due broncoaspirazioni, il ritorno della ventilazione meccanica con la maschera. «Il Papa nel pomeriggio ha vissuto ore complicate», è il commento che trapelava ieri dalla Santa Sede. C’è preoccupazione. Anche perché i medici, stavolta, nel bollettino serale non si sono sbilanciati nel definire stabile la situazione. Il report clinico riferisce di “due episodi di insufficienza respiratoria acuta, causati da importante accumulo di muco endobronchiale e conseguente broncospasmo”. Lo staff del Gemelli è dovuto intervenire eseguendo due broncoscopie “con necessità di aspirazione di abbondanti secrezioni”.
Il muco, secondo quanto si coglie da fonti vaticane, viene ritenuto conseguenza della polmonite bilaterale: «N…
CITTÀ DEL VATICANO - Due crisi respiratorie, due broncoaspirazioni, il ritorno della ventilazione meccanica con la maschera. «Il Papa nel pomeriggio ha vissuto ore complicate», è il commento che trapelava ieri dalla Santa Sede. C’è preoccupazione. Anche perché i medici, stavolta, nel bollettino serale non si sono sbilanciati nel definire stabile la situazione. Il report clinico riferisce di “due episodi di insufficienza respiratoria acuta, causati da importante accumulo di muco endobronchiale e conseguente broncospasmo”. Lo staff del Gemelli è dovuto intervenire eseguendo due broncoscopie “con necessità di aspirazione di abbondanti secrezioni”.
Il muco, secondo quanto si coglie da fonti vaticane, viene ritenuto conseguenza della polmonite bilaterale: «Non un elemento nuovo, ma una conseguenza di quello che c’è e che è noto». I valori delle analisi del sangue restano invariati, non è stata registrata leucocitosi: l’interpretazione che si coglie Oltretevere è che «non si tratta di un’infezione che sta crescendo ma sono gli effetti dell’infezione in corso». Come dire che quanto accaduto non sarebbe da collegare all’ingestione del vomito conseguente al broncospasmo di venerdì ma alla patologia iniziale che ha portato al ricovero.
I medici, viene fatto notare, consideravano possibile questo tipo di crisi, «tanto che erano preparati». In poche ore, però, il Papa ne ha dovuto affrontare due. Non è stato comunicato quanto siano state ravvicinate. Di certo, sono avvenute entrambe nel pomeriggio, dopo una mattinata tranquilla della quale ieri sera non c’era nemmeno voglia di parlare. Troppo pesante, sembra di capire, è stata la preoccupazione per ciò che era accaduto nella seconda parte della giornata. Non sono stati forniti dati sui parametri generali di Bergoglio, su come gli altri organi abbiano reagito. Il bollettino assicura però che “il Santo Padre è sempre rimasto vigile, orientato e collaborante”.
A differenza del solito, non è emerso nulla sul suo stato d’animo. E stavolta è passato in secondo piano anche il tema dell’alimentazione: Francesco, è stato assicurato, non è intubato e la maschera che è dovuto tornare a indossare su naso e bocca può essere spostata all’occorrenza per nutrirsi, ma ieri sera, a quanto è parso di capire, non era dell’umore di farlo. Fonti vaticane, incalzate per comprendere se il Papa provi dolore, descrivono «la sofferenza di una persona a cui manca il respiro».
A questo punto si guarda alla giornata di oggi per capire come può evolvere la situazione. Tra i Sacri Palazzi gli aggiornamenti di ieri sono arrivati come una doccia fredda, dopo che le quarantotto ore successive alla crisi precedente avevano fatto allentare lievemente la tensione.
Tanto che si erano dovute rintuzzare le voci secondo le quali erano già in corso valutazioni per progettare adeguamenti strutturali della Casa Santa Marta, dove risiede Bergoglio, in vista di un rientro del pontefice: «Per organizzare qualcosa devi sapere cosa organizzare e ancora non si sa cosa possa essere necessario predisporre», viene fatto sapere dal Vaticano.
Ieri sera, l’ormai consueta recita del rosario in piazza San Pietro per la salute del Papa è stata affidata al cardinale prefetto del Dicastero per i vescovi, lo statunitense Francis Prevost.
«Facciamo bene a pregare perché papa Francesco torni presto, ci manca tantissimo», aveva detto poche ore prima il presidente della Pontificia accademia per la vita, monsignor Vincenzo Paglia, nel commentare il diciottesimo giorno di ricovero del pontefice: «Oggi - ha aggiunto - il Papa sta esercitando un magistero straordinario sulla fragilità: non con le parole, ma con il corpo, ricorda a tutti, a partire da noi anziani, che siamo fragili e quindi dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri».