Francesco: “Inutile tentare di esorcizzare la morte, bisogna farci i conti”
di Andrea GualtieriCITTÀ DEL VATICANO – La morte è “una realtà con la quale dobbiamo fare i conti”, scrive papa Francesco. È il giorno delle ceneri, per la Chiesa la tappa che segna l’inizio della quaresima. Bergoglio è al ventesimo giorno di ricovero al policlinico Gemelli e non può presiedere il rito che tradizionalmente si svolge sul colle Aventino, a Roma. Si definiscono le “stazioni” penitenziali: si parte in processione dalla chiesa di Sant’Anselmo e si arriva nella basilica di Santa Sabina dove c’è la messa con l’imposizione, appunto, delle ceneri benedette. Già l’anno scorso le condizioni climatiche avevano sconsigliato la partecipazione del Papa alla prima parte della cerimonia, ma Francesco aveva presieduto la messa. Quest’anno il pontefice è al Gemelli, dove alterna una lenta terapia a crisi respiratorie che negli ultimi giorni si sono fatte sempre più frequenti.
Stanotte ha riposato con l’ausilio della maschera su naso e bocca, poi in mattinata è tornato alla più leggera ossigenazione a…
CITTÀ DEL VATICANO – La morte è “una realtà con la quale dobbiamo fare i conti”, scrive papa Francesco. È il giorno delle ceneri, per la Chiesa la tappa che segna l’inizio della quaresima. Bergoglio è al ventesimo giorno di ricovero al policlinico Gemelli e non può presiedere il rito che tradizionalmente si svolge sul colle Aventino, a Roma. Si definiscono le “stazioni” penitenziali: si parte in processione dalla chiesa di Sant’Anselmo e si arriva nella basilica di Santa Sabina dove c’è la messa con l’imposizione, appunto, delle ceneri benedette. Già l’anno scorso le condizioni climatiche avevano sconsigliato la partecipazione del Papa alla prima parte della cerimonia, ma Francesco aveva presieduto la messa. Quest’anno il pontefice è al Gemelli, dove alterna una lenta terapia a crisi respiratorie che negli ultimi giorni si sono fatte sempre più frequenti.
Stanotte ha riposato con l’ausilio della maschera su naso e bocca, poi in mattinata è tornato alla più leggera ossigenazione ad alti flussi. A presiedere la cerimonia sull’Aventino, alla presenza di una ventina di porporati, c’è il cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore ed ex vicario generale di Roma: a lui è affidato l’incarico di leggere il testo preparato dal Papa prima del ricovero. Un commento alle scritture nel quale i temi della fragilità e della malattia ricorrono in modo evocativo: “Le ceneri – scrive Francesco - ci aiutano a fare memoria della fragilità e della pochezza della nostra vita: siamo polvere, dalla polvere siamo stati creati e in polvere ritorneremo”. E citando i salmi aggiunge: “Sono tanti i momenti in cui, guardando la nostra vita personale o la realtà che ci circonda, ci accorgiamo che è solo un soffio ogni uomo che vive come un soffio si affanna, accumula e non sa chi raccolga”.
È il tema liturgico dell’inizio della quaresima, ma le parole del Papa sembrano agganciarsi a quelle scritte dal Gemelli per l’Angelus di domenica scorsa, quando Bergoglio affermava di avvertire nel cuore “la ‘benedizione’ che si nasconde dentro la fragilità”, quella di imparare in questi momenti “ancora di più a confidare nel Signore”. Oggi il pontefice aggiunge che “questa condizione di fragilità ci richiama il dramma della morte”. Un tema, sottolinea, “che nelle nostre società dell’apparenza proviamo a esorcizzare in molti modi e a emarginare perfino dai nostri linguaggi, ma che si impone come una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, segno della precarietà e fugacità della nostra vita”.
Come sempre, Bergoglio è attento anche ad altre fragilità. Ricorda chi si trova esposto a quelle che definisce “polveri sottili che inquinano il mondo”: “La contrapposizione ideologica, la logica della prevaricazione, il ritorno di vecchie ideologie identitarie che teorizzano l’esclusione degli altri, lo sfruttamento delle risorse della terra, la violenza in tutte le sue forme e la guerra tra i popoli”. Le polveri “tossiche”, aggiunge, che “impediscono la convivenza pacifica, mentre ogni giorno crescono dentro di noi l’incertezza e la paura del futuro”.
Ma, rivendica Bergoglio, “la speranza della Pasqua verso cui ci incamminiamo, invece, ci sostiene nelle fragilità”. E anche davanti alla morte Francesco mette in guardia dal “ragionare come gli stolti” citati dalle scritture, secondo i quali “la nostra vita è breve e triste, non c'è rimedio quando l'uomo muore” perché “il corpo diventerà cenere e lo spirito svanirà come aria sottile”. Ricorda Bergoglio: “Se riceviamo le ceneri col capo chino per ritornare alla memoria di ciò che siamo, il tempo quaresimale non vuole lasciarci a testa bassa ma, anzi, ci esorta a sollevare il capo verso Colui che dagli abissi della morte risorge”. La quaresima liturgica è appena iniziata. Quella del Papa va avanti già da quasi tre settimane.