«Troppa atmosfera da conclave, è ripugnante». Attivista sociale argentino, Juan Grabois nei giorni scorsi è stato a Roma: conosce bene Francesco, che ha accompagnato negli anni in diversi incontri con i movimenti popolari internazionali.
È preoccupato per Francesco?
«Sono preoccupato e angosciato come amico e fratello di una persona che è sempre nel mio cuore, che ammiro con una profondità difficile da spiegare, che mi ha aiutato a crescere. Mi ha accettato nonostante ciò gli abbia causato problemi, mi ha trattato come Gesù trattava pubblicani e peccatori, come il figlio che sbaglia nella famosa parabola, perché è coerente con il Vangelo: ci ha accolto, noi che forse non seguiamo strettamente le norme di condotta attese ma che possiamo comunque fare del bene. Sta attraversando una malattia difficile spero proprio che ne uscirà. Il Papa è vivo! Anche se alcuni vorrebbero che fosse già in cielo».
«Troppa atmosfera da conclave, è ripugnante». Attivista sociale argentino, Juan Grabois nei giorni scorsi è stato a Roma: conosce bene Francesco, che ha accompagnato negli anni in diversi incontri con i movimenti popolari internazionali.
È preoccupato per Francesco?
«Sono preoccupato e angosciato come amico e fratello di una persona che è sempre nel mio cuore, che ammiro con una profondità difficile da spiegare, che mi ha aiutato a crescere. Mi ha accettato nonostante ciò gli abbia causato problemi, mi ha trattato come Gesù trattava pubblicani e peccatori, come il figlio che sbaglia nella famosa parabola, perché è coerente con il Vangelo: ci ha accolto, noi che forse non seguiamo strettamente le norme di condotta attese ma che possiamo comunque fare del bene. Sta attraversando una malattia difficile spero proprio che ne uscirà. Il Papa è vivo! Anche se alcuni vorrebbero che fosse già in cielo».
Che sentimenti ha colto a Roma?
«Tra la gente semplice c’è un grande amore. Tra i dipendenti comuni della Santa Sede c’è un’enorme angoscia. In alcuni vescovi, cardinali e preti — non tutti, ma alcuni — ho notato un’indifferenza e una volgarità che sfiorano l’irrispettoso: troppi pettegolezzi, troppa atmosfera da Conclave. Lo trovo piuttosto ripugnante. Tra i gerarchi della struttura burocratica, amanti del denaro e dei lussi in certi casi, del potere e dei suoi abusi in altri, ho percepito una sorta di arroganza accresciuta: quando il gatto non c’è, i topi ballano. E poi mi infastidisce che vengano diffusi dettagli eccessivamente minuziosi, quasi anatomici, sull’evoluzione del Papa, che non aggiungono nulla di utile. Ho anche forti sospetti che ci siano persone che vendono informazioni, non veritiere ma verosimili, che vengono utilizzate in modo spregiudicato. Nella Chiesa ci sono persone sante, la stragrande maggioranza di noi siamo peccatori ma brave persone. Ma ci sono anche persone maliziose, alle quali vorrei dire: i morti che uccidete godono di ottima salute. Lo dico per due motivi: il Papa è vivo e abbiamo speranza che guarisca, e il suo pensiero non lo cancella nessuno, è per sempre, sono già milioni i semi caduti in una terra fertile».
Come pensa che stia vivendo questo momento?
«Con coraggio, temperanza, forza, speranza e dignità».
Anche dall’ospedale chiama Gaza.
«Francesco combatterà fino all’ultimo respiro affinché possiamo recuperare l’umanità che certi poteri sembrano volerci rubare».
Quali sono le questioni sociali che stanno più a cuore al Papa oggi?
«Dobbiamo cogliere questo momento per diffondere il suo magistero, senza che nessuno si creda padrone del pensiero di Francesco. Introduce o reintroduce nella Chiesa qualcosa che sembrava dimenticato: i poveri stanno al centro del Vangelo. Ci ha parlato della violenza, affinché non crediamo alla propaganda di guerra. E l’ecologia integrale è un aspetto profondo e rivoluzionario del suo magistero».