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Caso Resinovich, “Soffocata da una sola persona è ancora possibile trovare le tracce dell’assassino”

Liliana Resinovich 

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Ecco le carte con le conclusioni della perizia di Cristina Cattaneo che certifica l’omicidio della sessantunenne di Trieste
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TRIESTE – “La causa di morte di Liliana Resinovich è da ricondursi ad una asfissia meccanica esterna (tecnicamente soffocazione esterna diretta) contestuale, o immediatamente successiva all’applicazione di lesività di natura contusiva (afferramenti, urti, compressioni, pugni, graffi eccetera) certamente al capo, alla mano destra e molto probabilmente ad altre sedi del corpo (torace e arti)”.

Le conclusioni della super perizia

Ecco le conclusioni della super-perizia firmata dall’equipe dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, inviata la scorsa settimana alla Procura di Trieste e ora a disposizione anche dei legali del marito della vittima, Sebastiano Visintin, e dei famigliari di Lilly. Dalle 235 pagine del documento, che spazza via l’originaria pista del suicidio, emergono con chiarezza le ragioni scientifiche che hanno indotto gli inquirenti triestini a “una approfondita rivalutazione dell’intero procedimento, forse…

TRIESTE – “La causa di morte di Liliana Resinovich è da ricondursi ad una asfissia meccanica esterna (tecnicamente soffocazione esterna diretta) contestuale, o immediatamente successiva all’applicazione di lesività di natura contusiva (afferramenti, urti, compressioni, pugni, graffi eccetera) certamente al capo, alla mano destra e molto probabilmente ad altre sedi del corpo (torace e arti)”.

Le conclusioni della super perizia

Ecco le conclusioni della super-perizia firmata dall’equipe dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, inviata la scorsa settimana alla Procura di Trieste e ora a disposizione anche dei legali del marito della vittima, Sebastiano Visintin, e dei famigliari di Lilly. Dalle 235 pagine del documento, che spazza via l’originaria pista del suicidio, emergono con chiarezza le ragioni scientifiche che hanno indotto gli inquirenti triestini a “una approfondita rivalutazione dell’intero procedimento, forse con eventuali nuovi accertamenti o acquisizioni”.

"Pestaggio e poi omicidio”

Secondo Cattaneo, Liliana Resinovich non si è uccisa, ma è stata ammazzata dopo essere stata aggredita e dopo aver cercato disperatamente tentato di difendersi da un pestaggio. Non solo: secondo la perizia ad uccidere Lilly è stata una sola persona. “Stante la configurazione della lesività traumatico-contusiva corporea – si legge infatti nella perizia – e i molteplici poli di impatto su differenti piani e in posizioni tra loro asimmetriche, l’ipotesi che la produzione di tali complessi lesivi possa essere attribuita ad un evento accidentale risulta tecnicamente non prospettabile, delineando uno scenario in cui essi possono trovare una concreta e plausibile spiegazione tecnica solamente con l’avvenuto intervento" di una terza persona. Non vi sono elementi tecnico-scientifici che supportino l’ipotesi del suicidio”.

La data del decesso

Come anticipato, ad oltre tre anni dalla scomparsa della donna, uscita di casa il 14 dicembre 2021 e ritrovata nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico il 5 gennaio 2022, la svolta riguarda anche data e luogo del decesso. “La morte di Liliana Resinovich – si legge tra le conclusioni della perizia – è da collocarsi in via di elevatissima probabilità nella mattinata del 14 dicembre 2021. Dagli accertamenti tecnici esperiti infatti non è emerso alcun elemento contrastante con questa ricostruzione, che invece trova conferma nelle evidenze ambientali, naturalistiche, anatomopatologiche e medico legali”.

Il cadavere nel congelatore

Tra le ipotesi smontate, anche la pista della conservazione del cadavere in un congelatore per oltre tre settimane, al fine di rallentarne la decomposizione prima di farlo ritrovare nel boschetto. “Allo stesso modo – scrivono i periti Cristina Cattaneo, Stefano Tambuzzi, Biagio Eugenio Leone e Stefano Vanin – è molto probabile che il corpo di Liliana Resinovich sia sempre rimasto nello stesso luogo in cui è stato ritrovato. Ciò è suffragato dalle evidenze scientifiche e dall’assenza di elementi indicativi di permanenza in altro luogo. Nè esistono elementi anche lontanamente suggestivi del fatto che il corpo della donna possa essere stato sottoposto a procedura di congelamento”.

Aggressione e morte nel giro di pochi minuti

Aggressione e morte, secondo la perizia, si sono consumate nel giro di pochi minuti. “Reperti certamente attribuibili a lesività traumatico-contusiva venivano rinvenuti al capo e in diverse sedi, ai quali si associavano riscontri microscopici di plurime contusioni cerebrali. A ciò si aggiungevano altri reperti, da considerarsi come aventi molto probabilmente un’origine traumatico-contusiva a torace e arti. Le indagini microscopiche hanno rilevato che le contusioni indagabili hanno un’epoca di produzione molto prossima alla morte”. Se confermato dalle nuove indagini della Procura, ciò significa che il pestaggio di Liliana si è concluso con la sua morte, avvenuta per strangolamento. Di qui la conclusione cruciale della perizia: “Le evidenze tecniche a disposizione – si legge ancora del documento – con particolare riferimento all’integrazione della causa di morte istologicamente dimostrata e il complesso lesivo etero-inferto, convergono a delineare uno scenario in cui solo una dinamica omicidiaria estrinsecatasi a mezzo di soffocazione esterna diretta, trova concreta motivazione tecnica”.

Gli elementi piliferi

Nelle carte anche la conferma dell’assenza di tracce per ora individuate sul cadavere, sui sacchetti alimentari calati sul capo, su sacchi dei rifiuti in cui è stato trovato il corpo. “Da tutto lo screening – si legge – e dagli esami merceologici e naturalistici condotti, non emergeva alcun elemento significativamente indicativo della permanenza o di contatti del corpo e degli indumenti indossati dalla Resinovich con ambienti o oggetti caratteristici”. Considerate invece di particolare importanza, per la Procura, le ultime indicazioni. “Dagli esami esperiti sono emersi elementi piliferi (dagli indumenti, dai sacchetti che avvolgevano il capo e dai peli pubici della vittima) per cui si suggeriscono approfondimenti genetici a mezzo di nuove tecnologie di sequenziamento ultramassivo (Ngs) nell’ottica della ricerca di terze persone coinvolte. Analogo suggerimento viene esteso per l’analisi di tutti gli estratti ancora esistenti delle indagini genetiche già effettuate, ritenuti pertinenti nonché per le formazioni pilifere già precedentemente campionate dalla polizia scientifica”.

Gli scienziati e la soluzione del giallo

La soluzione del “giallo di Trieste” viene così affidata dagli scienziati, ancora una volta, alla genetica. L’impronta di chi ha ucciso potrebbe trovarsi ancora sui peli di Liliana, o sui reperti trovati sul luogo del ritrovamento. Per i prossimi giorni, dopo che l’intera perizia sarà recapitata a tutte le parti, si attendono le mosse della pm Ilaria Iozzi, a cui il procuratore Federico Frezza ha affidato l’inchiesta per omicidio, ancora contro ignoti. Qualcuno, a partire dal marito Sebastiano Visitin e dall’amico speciale di Lilly, Claudio Sterpin, per la prima potrebbe venire iscritto sul registro degli indagati, o essere interrogato sui nuovi elementi certificati dalla perizia.Giampaolo Visetti

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