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“Ustica non può essere archiviata”, appelli al governo per la verità

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La procura di Roma ha chiesto al gip di chiudere le due indagini sull’abbattimento del Dc-9. I parenti delle vittime: “Si muova lo Stato”. Il Pd: l’Italia pretenda risposte dagli alleati
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Da una parte c’è una doppia richiesta di archiviazione della procura di Roma sulla strage di Ustica. Dall’altra la tenacia di chi ancora dopo 45 anni sostiene che quell’inchiesta deve andare avanti perché «bisogna rispettare le 81 vittime e i loro familiari che vogliono verità», dice Anthony De Lisi, fratello di Elvira e zio di Alessandra, morte la sera del 27 giugno 1980. La notizia che la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per la strage di Ustica, riportata da Repubblica, ha scatenato le reazioni non solo dei parenti delle vittime, come Anthony De Lisi, ma anche del mondo politico che adesso chiede: «Si muova lo Stato».

«Abbiamo sollecitato più volte la procura di Roma — dice l’avvocato Alessandro Gamberini, legale dell’associazione “Parenti delle vittime …

Da una parte c’è una doppia richiesta di archiviazione della procura di Roma sulla strage di Ustica. Dall’altra la tenacia di chi ancora dopo 45 anni sostiene che quell’inchiesta deve andare avanti perché «bisogna rispettare le 81 vittime e i loro familiari che vogliono verità», dice Anthony De Lisi, fratello di Elvira e zio di Alessandra, morte la sera del 27 giugno 1980. La notizia che la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per la strage di Ustica, riportata da Repubblica, ha scatenato le reazioni non solo dei parenti delle vittime, come Anthony De Lisi, ma anche del mondo politico che adesso chiede: «Si muova lo Stato».

«Abbiamo sollecitato più volte la procura di Roma — dice l’avvocato Alessandro Gamberini, legale dell’associazione “Parenti delle vittime della strage di Ustica” — a depositare gli atti e a prendere coscienza che il percorso giudiziario non andava avanti. Per capire come il governo si deve muovere dobbiamo sapere quali rogatorie non hanno dato risposte adeguate».

L’inchiesta principale è quella aperta nel 2008 dopo alcune dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che affermò di sapere che ad abbattere il Dc-9 poteva essere stato un missile «a risonanza e non ad impatto» lanciato da un aereo della Marina francese. L’altro filone d’indagine è quello che ipotizzava l’esplosione di una bomba sull’aereo, dopo un esposto nel 2022 presentato dall’Associazione per la verità su Ustica. Per entrambi i fascicoli è stata chiesta l’archiviazione al gip.

«Mi vergogno di alcuni apparati dello Stato e dei rapporti con quei Paesi che sono presumibilmente coinvolti — dice Anthony De Lisi — . Da 45 anni, ogni giorno, uccidono queste 81 persone». Già in passato De Lisi aveva parlato di «depistaggi» e «mistificazioni». «Per quanto mi riguarda non mi arrendo — conclude — e vedrò se posso ricorrere al Tribunale penale internazionale».

È dal Pd che arriva uno sprone all’Italia. «Ci auguriamo che il governo italiano si muova subito — dice il senatore Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Antimafia — per ottenere dai Paesi alleati, i cui aerei erano in quello scenario di guerra, la collaborazione che fin qui è mancata e che è giusto pretendere. Comunque noi non archiviamo. Il Dc-9 Itavia venne abbattuto da un aereo di un paese alleato che inseguiva un Mig libico nel quale si pensava ci fosse Gheddafi. Per decenni ci sono stati depistaggi, false testimonianze, morti sospette, sparizione di tracciati radar».

Dello stesso avviso è il sindaco di Bologna, Matteo Lepore: «È impensabile che una procura da sola, seppur con uno scrupoloso lavoro d’inchiesta, possa arrivare dove i governi alleati, compreso il nostro, non vogliono arrivare: dire ai propri cittadini cosa accadde».

La tesi della bomba a bordo è condivisa da pochi parenti delle vittime, come Giuliana Cavazza, che è anche presidente onoraria dell’Associazione per la verità sul disastro aereo: «È doloroso constatare come l’insistere sulla via senza uscita di una battaglia che non ci fu mai, impedisca ancora una volta di sapere la verità».

Al suo fianco l’ex ministro Carlo Giovanardi: «Ci opporremo ad ogni archiviazione che rinunci a scoprire e a punire chi, collocando la bomba a bordo, causò 81 vittime». Per i pm lo scenario resta quello della battaglia aerea ed è stata esclusa la pista dell’ordigno. Nessun indagato in tutti questi anni.

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