✕

De Donatis: “Francesco ha voluto confortare i fedeli, ma sul corpo esibito non è come Wojtyla”

Ascolta l'audio

Il cardinale, penitenziere maggiore: “Quella sensazione di fatica che si avverte è stata la cosa più bella del messaggio: è come un padre preoccupato per i suoi figli”
2 minuti di lettura

Dietro la decisione di Francesco di far sentire in piazza San Pietro la sua voce affaticata c’è un messaggio chiaro, il cardinale Angelo De Donatis ne è convinto: «Il Papa sta dicendo: io ci sono, non dovete avere paura». Il penitenziere maggiore, ex vicario per la diocesi di Roma, ha prestato al pontefice la sua, di voce, nella cerimonia del Mercoledì delle Ceneri, leggendo l’omelia che Bergoglio aveva preparato prima del ricovero e che ha voluto proporre anche in sua assenza. Un testo nel quale si parla di fragilità e si mette in guardia dal «ragionare come gli stolti» citati dalle scritture, secondo i quali «non c’è rimedio quando l’uomo muore». De Donatis racconta di essersi emozionato nel leggerlo: «Percepivo cosa c’era tra le righe, sembrava che il Papa raccontasse proprio la situazione che sta vivendo».

Dietro la decisione di Francesco di far sentire in piazza San Pietro la sua voce affaticata c’è un messaggio chiaro, il cardinale Angelo De Donatis ne è convinto: «Il Papa sta dicendo: io ci sono, non dovete avere paura». Il penitenziere maggiore, ex vicario per la diocesi di Roma, ha prestato al pontefice la sua, di voce, nella cerimonia del Mercoledì delle Ceneri, leggendo l’omelia che Bergoglio aveva preparato prima del ricovero e che ha voluto proporre anche in sua assenza. Un testo nel quale si parla di fragilità e si mette in guardia dal «ragionare come gli stolti» citati dalle scritture, secondo i quali «non c’è rimedio quando l’uomo muore». De Donatis racconta di essersi emozionato nel leggerlo: «Percepivo cosa c’era tra le righe, sembrava che il Papa raccontasse proprio la situazione che sta vivendo».

Eminenza, che effetto le ha fatto invece sentire l’audio, con le parole affannose di Francesco e il rumore dell’ossigenazione in sottofondo?

«Quella sensazione di fatica che si avverte è stata la cosa più bella del messaggio. Non aver paura di manifestare la propria debolezza, la malattia, far prevalere il desiderio di rivolgersi ai fedeli che sono in ansia per lui».

Se l’aspettava?

«È stata una sorpresa, ma una sorpresa molto bella. L’ho avvertita come la volontà di un padre che è preoccupato di rassicurare i suoi figli, di rendersi presente, ringraziarli per quello che fanno per lui, per le preghiere. La definirei una carezza nei confronti della gente, un gesto di tenerezza che dice ancora una volta quanto il Papa è vicino al suo popolo».

Francesco ha scelto di farsi sentire ma non vuole finora mostrarsi in pubblico. Perché, secondo lei?

«Quando uno sta male potrebbe non aver voglia di farsi vedere. Poi c’è una questione individuale, forse entrano in gioco il carattere, la formazione, le esperienze personali: Giovanni Paolo II su questo non aveva remore, Francesco sì. Si è mostrato sulla carrozzina, col bastone, ma in un momento così particolare non esibisce il suo corpo. Mi pare di cogliere che lui non voglia far pesare più del necessario ciò che sta vivendo. Quando uno vuole bene cerca di non gravare sugli altri, di alleggerirli».

Sui social l’assenza di foto del Papa alimenta teorie complottiste e sulle chat girano immagini fake, anche nei telefonini dei preti.

«Purtroppo i mezzi di comunicazione sono positivi ma hanno risvolti pericolosi, ci vuole molta retta intenzione. E a volte manca proprio quella».

Quale messaggio ha colto nell’omelia delle Ceneri sullo spirito con cui Francesco sta affrontando la malattia?

«È molto bello il passaggio in cui ricorda che le ceneri si ricevono col capo chino, rivolto verso il basso come per guardarsi dentro, fare memoria della fragilità umana e di quella frase: siamo polvere e ritorneremo polvere. Però il Papa ha voluto anche sottolineare che la testa puoi rialzarla, per guardare alla speranza cui siamo chiamati: la pienezza della vita, la Pasqua».

Qual è l’immagine che considera indimenticabile, nei dodici anni vissuti finora con papa Francesco?

«Dal punto di vista del magistero, quando ci ha consegnato l’Evangelii gaudium».

Il documento di riferimento del pontificato: l’ha colpita leggere l’idea di una Chiesa “in uscita”?

«Ho sentito una gioia sorgiva nel sentire la direzione verso la quale voleva guidarci. Abbiamo ancora tanto da scoprire e vivere rispetto a quelle indicazioni. Poi sono legato a un ricordo personale».

Ce lo racconta? Lei nel 2013 era parroco a Roma: Bergoglio ha voluto che diventasse vescovo, poi vicario di Roma e ora penitenziere maggiore. Di ricordi ne avrà molti.

«Uno su tutti. Alla mia ordinazione episcopale, finita la cerimonia mi disse: lei non mi ha pagato. Replicai: non sapevo, nessuno me l’aveva detto. Il Papa sorrise. Si riferiva al fatto che avevo benedetto i fedeli, gli altri celebranti, ma non lui. Mi chiese di benedirlo: è così che mi paghi, disse. E chinò il capo, proprio come aveva fatto la sera della sua elezione dalla loggia di San Pietro davanti alla folla».

Leggi i commenti