Femminicidio reato specifico: ergastolo e pene più severe. “Svolta in difesa delle vittime”
di Giovanna VitaleRoma- La data non è stata scelta a caso. Alla vigilia dell’8 marzo, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che riconosce il femminicidio quale reato autonomo, punibile con l’ergastolo. D’ora in avanti chi uccide una donna per motivi di «discriminazione, di odio o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti e delle sua libertà» rischia il carcere a vita.
«Oggi il governo compie un altro passo nell’azione di sistema che sta portando avanti fin dal suo insediamento per contrastare la violenza nei confronti delle donne e per tutelare le vittime», si congratula la premier Giorgia Meloni. «Una novità davvero dirompente» per la ministra alla Famiglia Eugenia Roccella. «È il tentativo», spiega, «di produrre un mutamento culturale perché l’asimmetria numerica — sono molte di più le donne assassinate da uomini che gli uomini assassinanti da donne — rispecchia un’asimmetria più profonda e radicata che noi vogliamo combattere».
Roma- La data non è stata scelta a caso. Alla vigilia dell’8 marzo, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che riconosce il femminicidio quale reato autonomo, punibile con l’ergastolo. D’ora in avanti chi uccide una donna per motivi di «discriminazione, di odio o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti e delle sua libertà» rischia il carcere a vita.
«Oggi il governo compie un altro passo nell’azione di sistema che sta portando avanti fin dal suo insediamento per contrastare la violenza nei confronti delle donne e per tutelare le vittime», si congratula la premier Giorgia Meloni. «Una novità davvero dirompente» per la ministra alla Famiglia Eugenia Roccella. «È il tentativo», spiega, «di produrre un mutamento culturale perché l’asimmetria numerica — sono molte di più le donne assassinate da uomini che gli uomini assassinanti da donne — rispecchia un’asimmetria più profonda e radicata che noi vogliamo combattere».
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L’introduzione del delitto di femminicidio nel codice penale, finora configurato come semplice aggravante dell’omicidio volontario, non è l’unico intervento contemplato nei 7 articoli del testo varati ieri. Le pene vengono aumentate anche per altre fattispecie: fino al 50 per cento in più per i maltrattamenti in famiglia (ora punibili dai 3 ai 7 anni), l’uso di armi o sostanze corrosive (esempio tipico, l’acido) e l’interruzione di gravidanza non consensuale; fino a due terzi per stalking e revenge porn. «Norme che considero molto importanti», aggiunge Meloni, «e che abbiamo fortemente voluto per dare una sferzata nella lotta a questa intollerabile piaga».
A subire modifiche è pure la disciplina relativa alle misure cautelari per l’indagato: in presenza di gravi indizi di colpevolezza, chi è accusato di femminicidio, violenza domestica e stalking potrà essere messo agli arresti domiciliari o addirittura in prigione. Mentre alle vittime e ai loro familiari dovrà essere sempre data comunicazione «quando al condannato o all’internato sono applicate misure alternative alla detenzione o altri benefici analoghi che comportano l’uscita dall’istituto». E non è tutto: nei casi di codice rosso l’audizione della persona offesa non è più delegabile alla polizia giudiziaria, ma sarà «obbligatoria» per il pubblico ministero. Il quale, come tutti i giudici in servizio, dovrà partecipare ad almeno un corso specifico tra quelli organizzati dalla Scuola superiore della magistratura, indipendentemente dalle funzioni svolte e dall’appartenenza a gruppi o sezioni specializzate.
«Una svolta epocale», secondo il Guardasigilli Carlo Nordio. «Storica» per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che snocciola i numeri dell’emergenza: «Nell’anno trascorso sono stati fatti 2.746 ammonimenti per stalking o revenge porn, con un aumento del 44%; altri 5.858 sono stati adottati per violenze in abito domestico, con un incremento del 126%; 415 gli arresti in flagranza; 5.700 i braccialetti elettronici attivati in chiave antistalking». Di «bollettino di guerra» parla la collega alle Riforme Maria Alberta Casellati, ricordando le «99 vittime di femminicidio nel 2024, una mattanza», per poi e annunciare l’arrivo di «un testo unico» che conterrà tutte le norme sui diritti delle donne.
Dalla forzista Licia Ronzulli alla moderata Maristella Gelmini, la maggioranza esulta. Più critiche le opposizioni. «Il Ddl va nella giusta direzione ma non basta», avverte Roberta Mori, portavoce della Conferenza delle donne pd: «Di fronte ai dati allarmanti dell’Istat ci saremmo aspettate un intervento strutturale, strumenti concreti per consentire alle donne di sottrarsi ai contesti violenti e costruirsi un futuro libero dalla dipendenza economica e sociale. Invece prevale l’approccio securitario». Sulla stessa linea Laura Zanella di Avs: «Introdurre il reato di femminicidio era un atto dovuto. Ma la vita delle donne si salva prevenendo la violenza prima ancora che reprimendo. Senza l’educazione affettiva nelle scuole, la formazione di forze dell’ordine, magistrati, operatori e il finanziamento dei centri antiviolenza, questo sforzo sarà insufficiente».