Cronaca

“Lavoro, non mimose”: la marea delle donne per dire no al precariato

8 marzo. Corteo per la festa della donna. Roma, 08 marzo 2025. Vincenzo Tersigni / F3Press.
8 marzo. Corteo per la festa della donna. Roma, 08 marzo 2025. Vincenzo Tersigni / F3Press. 

A Roma il corteo sulle note di “Rumore”, in diecimila a Milano. La sfida delle piazze al patriarcato: “Vogliamo uguaglianza, non vendetta”. E sulla nuova legge: “ Solo una mossa propagandistica”

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ROMA – Nuvola blu di fumogeni sul Colosseo. Corteo fucsia che ondeggia ballando “Rumore” di Raffaella Carrà. Bolle rosa sul Circo Massimo. Frastuono metallico di ventimila chiavi di casa per ricordare che il nemico — spesso — è tra le mura domestiche dove si celano violenze e segreti. Eccolo l’8 marzo romano organizzato da “Non Una di Meno”, transfemminista, antifascista, antimilitarista, allegro e arrabbiato in un anticipato caldo di scirocco, i bersagli sono Meloni e Valditara, donne e giovani donne, madri e figlie, tanti tanti ragazzi come non se ne erano mai visti.

È successo dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin per mano di Filippo Turetta, nello sgomento che seguì quel massacro nel 2023 i maschi chiesero di scendere in piazza, mano nella mano alle amiche, compagne, sorelle, per segnare la differenza, per dire noi ci siamo. Così corteo dopo corteo la marea è diventata mista, è questo il colpo d’occhio che colpisce nell’infinito serpentone che scende dall’Esquilino, un tempo la Chinatown della Capitale per approdare al Circo Massimo.

Le bandiere della pace

Tra bandiere della pace e per la Palestina, lo slogan che ha accomunato i cortei di tutta Italia è: “Lotto, boicotto, sciopero”. Tamburi e campanacci, altoparlanti e coperchi, l’imperativo è, appunto, fare rumore. Per chiedere diritti: «Siamo tutte precarie» ritmano le ragazze del collettivo della Sapienza: «Vogliamo casa, lavoro, parità, vogliamo l’aborto garantito, i consultori aperti e la pillola gratis, noi oggi scioperiamo contro la precarizzazione delle nostre vite». Alcuni cartelli sono volutamente feroci: «Cuori accesi, fasci appesi». «Siete fortunati che vogliamo uguaglianza e non vendetta». Ma sono pochi, isolati.

La piaga dei femminicidi

Sul camion di Non Una di Meno, una scritta ricorda che i femminicidi, i lesbici, i transcidi in Italia nel 2024 sono stati 104. Il corteo è antirazzista, antiageista, contro l’abilismo che discrimina, appunto, le persone con disabilità, fisica e mentale. I manicomi sono stati aperti, lo stigma resta. Caterina, 50 anni, insegnante: «Essere transfemministe vuol dire combattere tutti i razzismi, comprese le discriminazioni di chi non ha corpi e menti conformi». E allora: “Più Trans meno Trump”, in nome della diversità. «Siamo marea in tutto il mondo. In Argentina contro Milei. Negli Stati Uniti contro Trump e Musk. Siamo ovunque. Siamo contro Meloni e Macron, contro chi vuole spendere riarmare l’Europa. Siamo ovunqueeee». Sara, 25 anni, con il camice da specializzanda in Medicina: «Negli ospedali siamo sottopagate e sfruttate, il potere è in mano ai maschi, le nostre carriere bloccate, per questo sono qui con le mie compagne di corso, contro il patriarcato, la guerra e la povertà». È la generazione “senza”. Del resto anche il presidente Mattarella, parlando dell’8 marzo, aveva citato «quei divari, culturali, salariali, di istruzione, di sviluppo della carriera, che permangono in alcuni ambiti nazionali».Lavoro dunque non mimose. Bocciano, in molte, il disegno di legge del Governo che istituisce il reato di femminicidio. «È una mossa propagandistica — dice Serena Fredda di Non una di meno — questo è un governo che moltiplica reati ma dimentica che con l’aumento delle pene non c’è deterrenza». Vero, le donne continuano a essere uccise. Contro il patriarcato: ma anche la piaga del precariato, del lavoro povero, degli studentati che non ci sono che si intrecciano al grido femminista. Sabina e Marco camminano abbracciati, hanno 27 e 30 anni: «Viviamo ancora in famiglia, io sono precario in una azienda, Sabina è precaria in un negozio, nessuno dico nessuno ci affitta una casa».

Corteo dell'8 marzo organizzato da ‘Non Una Di Meno’ a Milano, 8 marzo 2025. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
Corteo dell'8 marzo organizzato da ‘Non Una Di Meno’ a Milano, 8 marzo 2025. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI (ansa)

Vernice fucsia a Milano

A Milano erano in diecimila, in corteo nella “zona rossa” dove però beffardamente le attiviste hanno dipinto una “zona fucsia” cospargendo di vernice un marciapiede. «Niente ghetti in nostro nome», hanno gridato, dop un blitz contro McDonald’s in piazza Oberdan, per «boicottare le marche che finanziano il genocidio in Palestina». A Napoli nel corteo è stato issato uno stendardo con la Madonna che tiene tra le mani, anziché il cuore di Gesù, una pillola abortiva e sotto la scritta “aborto libero”. «Siamo antifasciste e pacifiste, la guerra la vogliono i maschi», ritmano dal camion che come un pachiderma lento guida il grande corteo romano. E così in diverse città ci sono stati flash mob e proteste «pro-Palestina e contro il riarmo». Prese di mira, in particolare, le filiali della Leonardo, la grande azienda italiana di produzione di armi. A Pisa ragazze con il volto coperto da cappucci rosa hanno lanciato nel cortile della “fabbrica di morte” palloncini pieni di vernice fucsia.

Le proteste contro Leonardo

A Torino contro la sede della Leonardo sono state lanciate uova di vernice davanti ai cancelli. Sempre a Torino è stata colorata con vernice rossa e viola la riproduzione di un aereo davanti alla sede dell’azienda Thales Alenia, mentre sfilavano fotografie di Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen coperte da impronte di mani insanguinate. Provocazioni e sempreverdi slogan: «Tremate tremate le streghe son tornate». Ma è il coro in ricordo di Giulia Cecchettin a chiudere il corteo: «Giulia è viva e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai». Per Giulia, strappata alla vita a 22 anni.

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