Cronaca

Il Papa migliora, prognosi sciolta: “Ma resterà ancora in ospedale”

08/03/2025 Citta' del Vaticano. Il cardinale, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, guida il rosario per la salute del Papa in piazza San Pietro, davanti a centinaia di fedeli.
08/03/2025 Citta' del Vaticano. Il cardinale, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, guida il rosario per la salute del Papa in piazza San Pietro, davanti a centinaia di fedeli. (agf)
L’infezione alle vie respiratorie non è più considerata un pericolo imminente. Per i medici, però, serviranno altri giorni
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Dopo 24 giorni di ricovero, i medici hanno sciolto la prognosi: l’infezione alle vie respiratorie non è più considerata un pericolo imminente per la vita del Papa. Questo non vuol dire che Francesco sia fuori pericolo, viene precisato dalla Santa Sede. Né si può già cerchiare in rosso un giorno in cui lascerà il Gemelli. Fonti vaticane puntualizzano che la polmonite non si può considerare sconfitta e c’è il timore che in un paziente di 88 anni, con un quadro clinico definito ancora complesso, possano subentrare problematiche di natura diversa. Nulla di cui al momento ci sia un sentore specifico: si tratta di un rischio potenziale, anche alla luce del fatto che la polmonite si è sovrapposta sulle patologie precedenti, dalle bronchiectasie, che sono dilatazioni irreversibili dei bronchi, alla bronchite asmatiforme. Poi c’è chiaramente la fragilità fisiologica per un paziente anziano che è stato sottoposto a terapie intense per più di tre settimane. Cautela, quindi. Ma il passo avanti segnato ieri è significativo.

L’annuncio è arrivato col bollettino serale, la decisione di sciogliere la prognosi è giustificata dal perdurare della stabilità e dal fatto che «i miglioramenti registrati nei giorni precedenti si sono ulteriormente consolidati». Al momento non è stata ancora eseguita un’altra Tac dopo le due effettuate il 18 e il 25 febbraio: i medici hanno considerato sufficienti i riscontri ottenuti dagli esami sistematici del sangue, dalla «obiettività clinica» e dalla «buona risposta alla terapia farmacologica». Terapia che deve però proseguire «in ambiente ospedaliero».

L’équipe sanitaria precisa che, «in considerazione della complessità del quadro clinico» e della «importante» infezione che ha portato al ricovero, prima di lasciare il policlinico serviranno «ulteriori giorni». Quanti? Nessuno si sbilancia, né dal Gemelli né dalla Santa Sede. E resta ancora da capire se e quando Bergoglio potrà fare a meno dell’assistenza respiratoria: per il momento, secondo quanto trapela, si va avanti con le cannule nasali di giorno e con la maschera di notte, un regime che sta garantendo al Pontefice un livello soddisfacente di ossigenazione e sta evitando l’insorgere di altre crisi. Le ultime risalgono ormai al 3 marzo quando se ne registrarono due in un solo pomeriggio. E appena tre giorni prima c’era stato il broncospasmo che aveva poi causato l’inalazione del vomito.

Quella fase di criticità sembra ora aver lasciato il posto a uno scenario diverso, sicuramente più rassicurante, ma ancora pieno di incognite. Francesco resta sotto antibiotici e nel corridoio riservato del reparto “Solventi 1”, al decimo piano della struttura ospedaliera, le visite continueranno a essere limitatissime. Il Papa però risulta essere di umore buono e dai resoconti che trapelano la sua attività lavorativa pare essere progressivamente più intensa.

Ieri ha seguito in video sia al mattino che al pomeriggio gli esercizi spirituali della curia vaticana, sempre senza essere visto dai prelati.

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