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Regeni, spiata l’ambasciata e un testimone sparisce

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Il professor Zakaria era entrato nella sede diplomatica al Cairo per raccontare particolari sul sequestro del ricercatore
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Un testimone che sparisce nel nulla. Il sospetto, o forse la certezza, che la nostra ambasciata al Cairo sia spiata dagli egiziani nella speranza di tenere sotto controllo le mosse della magistratura. Nell’inchiesta sui quattro presunti assassini e torturatori di Giulio Regeni è emersa, da qualche settimana, una storia che preoccupa gli investigatori.

La vicenda è quella del professor Zakaria, egiziano di mezza età, che a dicembre si presenta nella nostra ambasciata al Cairo raccontando di avere dei particolari interessanti sulla morte di Giulio Regeni. E , in particolare, sui giorni del suo sequestro. Le sue dichiarazioni non vengono subito verbalizzate. Viene ascoltato sommariamente e gli viene dato un appuntamento nei giorni successivi. L’uomo torna a casa e, nel corso della notte, viene prelevato da alcune persone in borghese: secondo il racconto che fa la mamma nei giorni successivi alla nostra ambasciata le sembrano uomini dei servizi. Sono in abiti civili, non si presentano. …

Un testimone che sparisce nel nulla. Il sospetto, o forse la certezza, che la nostra ambasciata al Cairo sia spiata dagli egiziani nella speranza di tenere sotto controllo le mosse della magistratura. Nell’inchiesta sui quattro presunti assassini e torturatori di Giulio Regeni è emersa, da qualche settimana, una storia che preoccupa gli investigatori.

La vicenda è quella del professor Zakaria, egiziano di mezza età, che a dicembre si presenta nella nostra ambasciata al Cairo raccontando di avere dei particolari interessanti sulla morte di Giulio Regeni. E , in particolare, sui giorni del suo sequestro. Le sue dichiarazioni non vengono subito verbalizzate. Viene ascoltato sommariamente e gli viene dato un appuntamento nei giorni successivi. L’uomo torna a casa e, nel corso della notte, viene prelevato da alcune persone in borghese: secondo il racconto che fa la mamma nei giorni successivi alla nostra ambasciata le sembrano uomini dei servizi. Sono in abiti civili, non si presentano. Gli sequestrano il telefono e lo portano via. Della vicenda viene subito informata la procura di Roma che comincia una ricerca. Al momento senza fortuna: il testimone sembra essere sparito nel nulla. Il fatto è cruciale, secondo i nostri inquirenti, per almeno due ragioni: la prima è capire che informazioni possa avere davvero l’uomo. Prima dell’estate, o comunque entro la fine dell’anno, si concluderà il dibattimento. E una testimonianza potrebbe essere cruciale per inchiodare alle proprie responsabilità i quattro imputati. Oppure per arrivare al secondo livello.

Esiste però un secondo punto. Per come sono state ricostruite le cose, è chiaro ai nostri investigatori che gli egiziani hanno saputo in tempo reale che Zakaria era entrato in ambasciata. E uscito per rientrare a casa. Tanto da andarlo a prendere poche ore dopo. C’è quindi qualcuno che tiene sotto controllo i nostri uffici in Egitto, evidentemente per controllare le mosse della magistratura che per anni ha cercato invano di notificare gli atti agli imputati. E della famiglia Regeni che ha chiesto in aula addirittura il presidente Al Sisi, senza ottenere risposta.

Le spiate vanno avanti da tempo. È ormai acclarato che i servizi egiziani avessero preso in affitto un appartamento che si affaccia sul villino liberty che ospita la nostra ambasciata per controllare ingressi, e forse anche comunicazioni, durante la parte calda dell’inchiesta. È un fatto che siano stati spiati i nostri investigatori, durante le missioni al Cairo. E anche i cronisti. Tanto che per precauzione era stato vietato di utilizzare mail, messaggi, wifi nonché WhatsApp. Solo Signal. A Zakaria, però, non è bastato.

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