Il disastro di Rigopiano si poteva prevenire. "Era possibile e anche dovuto" ipotizzare quanto poteva accadere e quindi porvi rimedio. Quanto afferma la Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza restituisce alle famiglie delle vittime del disastro una luce di speranza. “In relazione ai capi 1 (disastro colposo) e 2 (omicidio e lesioni colpose)” ovvero i reati principali “la sentenza va annullata con rinvio ai giudici dell’Appello per nuovo giudizio”. Così gli Ermellini avevano deciso lo scorso 3 dicembre accogliendo parzialmente accolto le richieste della procura generale e oggi si legge il perché i 10 imputati torneranno alla sbarra per un nuovo processo di secondo grado.
La prevenzione regina
Perché si poteva evitare il disastro? "La prevenzione 'regina' per l'incolumità individuale e collettiva", vale a dire "l'identificazione di Rigopiano come sito valanghivo", dicono gli Ermellini, "avrebbe dovuto attuarsi non a disastro naturalistico inverato" né "nel corso" e "nemmeno nell'imminenza della sua verificazione". Avrebbe invece "dovuto precedere di molto l'evento" poiché "tale classificazione avrebbe comportato il divieto di accedervi oppure di utilizzare le strutture in esso presenti ovvero ne avrebbe imposto un uso disciplinato (limitato, per esempio, alle stagioni non invernali)". Se solo si fosse ragionato, mettendo in fila gli elementi che la natura stava mettendo davanti agli occhi degli attuali indagati, nulla di tutto questo sarebbe accaduto.
La distorsione cognitiva della Provincia
Se la strada che portava all'hotel Rigopiano "fosse stata liberata dalla neve" la mattina del 18 gennaio, quando gli ospiti dell'hotel "tentarono invano di abbandonare l'albergo, gli eventi morte e lesioni non si sarebbero verificati". E invece non solo non è stata liberata ma, come i giudici di primo grado avevano evidenziato, non sono neanche stati chiesti mezzi sostitutivi all’unico a disposizione della Provincia che era rotto da inizio mese. Si sapeva che sarebbero comunque arrivati tardi, fu la risposta dei responsabili della Provincia, ma la Cassazione li rimprovera per non averci pensato a inizio mese, non a ridosso dell'evento che un mezzo spalaneve rotto in un luogo in cui nevica va sostituito., chiamando questo atteggiamento “distorsione cognitiva”.
Il Comune non ha ascoltato i segnali
Anche nei confronti degli imputati comunali finiti alla sbarra la Cassazione ha avuto parole di rimprovero e ancora una volta per il fatto di non aver saputo amministrare l’evento climatico in maniera adeguata scongiurando il peggio. In un passaggio delle 158 pagine della motivazione i giudici dicono che “gli imputati avrebbero dovuto ascoltare con maggiore accuratezza i segnali di prossima caduta delle valanghe”, alla luce delle mappe storiche delle valanghe e dei bollettini Meteomont dell’epoca.
Ristoro economico per le famiglie
"Prendo atto che la sentenza della Corte di Cassazione apre la strada per le richieste di risarcimento dei danni in sede civile nei confronti della Regione Abruzzo e della Provincia di Pescara e che la Suprema Corte non ha assolto i dirigenti provinciali, ma ha affermato che il ragionamento seguito per la condanna nella sentenza della Corte d'Appello si è illogicamente discordato dalla sentenza del giudice per l'udienza preliminare di Pescara, sicché la posizione degli stessi deve tuttora essere valutata sul metro degli accertamenti seguiti dal primo giudice". Questo il commento di Romolo Reboa, avvocato di alcuni familiari delle vittime di Rigopiano, l'albergo di Farindola (Pescara) distrutto da una slavina il 18 gennaio 2017 con 29 morti, alla sentenza di Cassazione appena depositata in cancelleria. "Pur nella necessità di leggere più attentamente le 158 pagine della sentenza, ritengo che, dalla stessa, possono emergere degli elementi positivi per ristorare almeno sotto il profilo economico le famiglie delle povere vittime. - ha aggiunto il legale - In tante interviste avevo parlato della necessità di verificare se, in tema di prevenzione, la Procura della Repubblica di Pescara avrebbe dovuto valutare anche altre posizioni, specie in sede regionale: a mio avviso la sentenza della Corte di Cassazione conferma il fatto che altre posizioni apicali precedenti la presidenza di Marco Marsilio dovrebbero essere riesaminate".