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Delitto di Serena Mollicone, parla l’ex maresciallo sotto accusa: “L’assassino è ancora libero”

Serena Mollicone 

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Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, andrà a processo in appello insieme al figlio Marco e alla moglie Anna Maria: "Abbiamo fiducia nella giustizia fino a prova contraria e speriamo che segua la retta via”
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A tre giorni dalla decisione della Cassazione sul femminicidio di Serena Mollicone, uno dei tre indiziati, l’ex maresciallo Franco Mottola, rompe il silenzio. "Siamo costernati che ancora non si trovi l'assassino. Siamo vicini ai familiari di Serena, alla sorella, però l'assassino è ancora in giro e questo non dipende da noi ma dagli investigatori che si sono fossilizzati su di noi tralasciando tutto il resto".

Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, si appresta a affrontare un processo in appello bis, come ha sentenziato la Cassazione. È imputato insieme al figlio Marco e alla moglie Anna Maria per il femminicidio di Serena Mollicone, avvenuto il 1° giugno 2001 ad Arce, in provincia di Frosinone. "Abbiamo fiducia nella g…

A tre giorni dalla decisione della Cassazione sul femminicidio di Serena Mollicone, uno dei tre indiziati, l’ex maresciallo Franco Mottola, rompe il silenzio. "Siamo costernati che ancora non si trovi l'assassino. Siamo vicini ai familiari di Serena, alla sorella, però l'assassino è ancora in giro e questo non dipende da noi ma dagli investigatori che si sono fossilizzati su di noi tralasciando tutto il resto".

Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, si appresta a affrontare un processo in appello bis, come ha sentenziato la Cassazione. È imputato insieme al figlio Marco e alla moglie Anna Maria per il femminicidio di Serena Mollicone, avvenuto il 1° giugno 2001 ad Arce, in provincia di Frosinone. "Abbiamo fiducia nella giustizia fino a prova contraria e speriamo che segua la retta via”, dice. E su Santino Tuzi, il brigadiere che testimoniò nel 2008 dicendo di aver visto Serena entrare nella caserma dei carabinieri di Arce e che si suicidò poco tempo dopo questa rivelazione, aggiunge: "Tuzi era una persona che sembrava emotiva e non so perché dopo tanti anni ha fatto queste dichiarazioni. Se è vero che la mattina aveva visto Serena entrare in caserma perché la sera, quando è venuto a prendere servizio e ha trovato Guglielmo Mollicone che stava facendo la denuncia, non ha detto di averla vista? Sbaglio o doveva essere la prima cosa da dire?".

La sostituta procuratrice generale Cocomello, durante la sua requisitoria davanti ai giudici della Suprema Corte, aveva puntato il dito contro la sentenza di secondo grado definendola “sentenza apparente”, senza una reale motivazione alle domande poste nel processo di appello."Qualche dubbio sulla sentenza di secondo grado era venuto anche a noi – dice adesso Franco Mottola - e ne avevamo parlato con gli avvocati però essendo una sentenza che confermava e si avvaleva di quella di primo grado, che era molto esaustiva su tutti i punti, avevamo pensato che quello che mancava nel dispositivo di secondo grado poteva essere trovato in quello della corte d'Assise di Cassino. Poteva essere un'interpretazione e invece è stata interpretata in un altro modo. È andata così, ce ne facciamo una ragione e affrontiamo questo secondo appello". Infine aggiunge: "Al processo riproporremo tutte le nostre motivazioni e l'impianto difensivo con i nostri avvocati".

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