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Strage di sciatori sulle Alpi, ignorate le allerte slavine e valanghe

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La denuncia del soccorso alpino: rischio sottovalutato, i maestri e le guide diano l’esempio
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MILANO - Tre morti, quattro feriti e una ventina di scialpinisti travolti dalle valanghe tra Veneto e Valle d’Aosta. E’ tragico il bilancio della prima grande nevicata della stagione sulle Alpi, coincisa con un fine settimana. Due i morti sepolti da una slavina domenica, sotto la Forcella Giau, nelle Dolomiti Ampezzane. Un’altra vittima ieri sul ghiacciaio Presena, al confine fra Trentino e Lombardia: è Gerhard Johannes Reuter, 50 anni. Tutti sorpresi fuoripista nonostante i bollettini Aineva segnalassero un “pericolo marcato” di grado 3 su una scala di 5.

Con simili condizioni le discese in neve fresca lungo canaloni, ai piedi di pendii ripidi, o in zone di accumulo prodotto dal vento, sono un azzardo. La raccomandazione è di uscire dalle piste …

MILANO - Tre morti, quattro feriti e una ventina di scialpinisti travolti dalle valanghe tra Veneto e Valle d’Aosta. E’ tragico il bilancio della prima grande nevicata della stagione sulle Alpi, coincisa con un fine settimana. Due i morti sepolti da una slavina domenica, sotto la Forcella Giau, nelle Dolomiti Ampezzane. Un’altra vittima ieri sul ghiacciaio Presena, al confine fra Trentino e Lombardia: è Gerhard Johannes Reuter, 50 anni. Tutti sorpresi fuoripista nonostante i bollettini Aineva segnalassero un “pericolo marcato” di grado 3 su una scala di 5.

Con simili condizioni le discese in neve fresca lungo canaloni, ai piedi di pendii ripidi, o in zone di accumulo prodotto dal vento, sono un azzardo. La raccomandazione è di uscire dalle piste battute solo dopo analisi dei bollettini e valutazione sul posto: ignorare il rischio non mette in pericolo solo la vita dei freerider, ma anche quella di chi è impegnato poi nei soccorsi. Allarmi particolarmente ignorati in questi giorni, mentre sopra quota duemila oltre mezzo metro di una neve bagnata e pesante ancora cadeva su rocce e prati che fino all’inizio della scorsa settimana apparivano scoperti e surriscaldati. Gli strati nevosi, non coesi grazie a tempo e freddo notturno, possono scivolare a valle in ogni momento.

“Chi va in montagna – dice Maurizio Dellantonio, presidente nazionale del Soccorso alpino – sa che questa neve basta toccarla e viene giù. Sulle Alpi le escursioni ufficiali sono state cancellate. Però c’è sempre chi non ascolta, o non sa leggere i bollettini, o non vuole rinunciare al fuoripista con gli amici. Già i vecchi insegnavano che dopo una nevicata, per tre giorni, non vai in fresca. L’80% sceglie la prudenza, gli altri no: obbligando chi li soccorre a operazioni ad alto rischio”.

Domenica, vicino a Cortina d’Ampezzo, sotto una valanga sono morti Elisa De Nardi, 39 anni di Conegliano, e Abel Ayala Anchuandia, 38 anni ecuadoregno residente a Vittorio Veneto. Il fratello di Elisa, Andrea, pur ferito e in ipotermia, ha cercato invano di salvare la sorella, sepolta sotto tre metri di neve. “Scialpinisti esperti – dice Gloria Zambon, responsabile del Cai di Conegliano – inspiegabile la scelta di risalire la Forcella Giau sotto una nevicata e nella nebbia. Nei corsi di scialpinismo a questo punto vanno inserite nozioni di psicologia”.

Ancora più incomprensibile il fuoripista che nel canalone del Cantiere, a lato di ciò che resta del ghiacciaio Presena, è costato ieri la vita a uno sciatore tedesco. Decine gli sciatori, complice il ritorno del sole, scesi fin dal mattino in 80 centimetri di neve fresca, poco sotto quota 3 mila. Tra loro almeno un maestro di sci e una guida alpina bresciana di 36 anni, ora ricoverata in rianimazione a Trento. La vittima sarebbe un suo cliente: ferito nel gruppo un altro tedesco, illeso uno spagnolo. “Ogni invito a non sottovalutare il rischio – denuncia Walter Cainelli, presidente del Soccorso alpino del Trentino – si rivela vano. Chi conosce l’ambiente, dopo una valutazione consapevole sul posto, sa rinunciare. Maestri e guide sono i primi a dover dare l’esempio e a non accettare di trasmettere messaggi pericolosi. Mentre cercavamo il disperso in Presena, come confermano i video sui social, sopra di noi passavano invece altri freerider accompagnati: mi auguro che i magistrati cerchino i responsabili”.

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