L’astronauta Nespoli: “Addio alle capriole, il durissimo impatto del peso è l’incubo di fine missione”
di Elena DusiAddio capriole nello spazio. «Ricordo che quando sono tornato a Terra la forza di gravità mi è precipitata addosso come un macigno. Qualsiasi movimento era una fatica. Ci sono astronauti che lo soffrono meno. Per me invece il rientro è sempre stato il momento più duro della missione».
Paolo Nespoli, 67 anni, ex astronauta dell’Agenzia Spaziale Italiana e Agenzia Spaziale Europea, è stato tre volte nello spazio, nel 2007, 2010 e 2017. Con 313 giorni in orbita ha il record di permanenza europeo.
La gioia del rientro di Williams e Wilmore, i due astronauti costretti da una serie di contrattempi a restare nello spazio 9 mesi, sarà ridotta?
«Non credo proprio. Anche dopo una maratona si è stanchi, ma la soddisfazione resta tutta. Williams e Wilmore sono d…
Addio capriole nello spazio. «Ricordo che quando sono tornato a Terra la forza di gravità mi è precipitata addosso come un macigno. Qualsiasi movimento era una fatica. Ci sono astronauti che lo soffrono meno. Per me invece il rientro è sempre stato il momento più duro della missione».
Paolo Nespoli, 67 anni, ex astronauta dell’Agenzia Spaziale Italiana e Agenzia Spaziale Europea, è stato tre volte nello spazio, nel 2007, 2010 e 2017. Con 313 giorni in orbita ha il record di permanenza europeo.
La gioia del rientro di Williams e Wilmore, i due astronauti costretti da una serie di contrattempi a restare nello spazio 9 mesi, sarà ridotta?
«Non credo proprio. Anche dopo una maratona si è stanchi, ma la soddisfazione resta tutta. Williams e Wilmore sono due astronauti a fine carriera cui è capitata un’opportunità straordinaria. Hanno avuto il regalo di una missione di lunga durata quando ormai non ci speravano più. So di sicuro che sono stati molto contenti».
Quali sono le sensazioni al rientro?
«All’andata si deve imparare a vivere da extraterrestri. Al rientro bisogna tornare terrestri, e ci vuole un po’ per riabituarsi. Ricominci a sentire il peso del tuo corpo. Devi fare mente locale per ricordarti che i piedi vanno tenuti per terra. Ti stupisci se appoggi un oggetto e lui resta fermo lì o se non riesci a raggiungere qualcosa in alto con un balzo».
Perché al rientro è difficile tornare a camminare?
«Non c’è solo la fatica fisica, ma anche problemi di equilibrio e riassetto. Ricordo che ogni movimento mi dava il mal di mare e sentivo nausea. È durato qualche giorno, ma la Nasa ci raccomandava di continuare a stare attenti anche più a lungo. Infatti una serie di muscoli di cui non ci rendiamo conto, ma che ci permettono di stare in piedi o di riprenderci se rischiamo di cadere, nello spazio si impigriscono. Inciampare è un rischio che resta per mesi».
Qual è il percorso di riabilitazione?
«Nel mio caso la Nasa prevedeva 7-10 giorni di isolamento per evitare infezioni. Nello spazio infatti anche il sistema immunitario si indebolisce. Per altre 3-4 settimane c’erano 4 ore al giorno di test sull’organismo, 3-4 ore di ginnastica per riprendere il tono muscolare e la coordinazione, più altre 4 ore per riferire degli esperimenti scientifici svolti nello spazio, prima che ci dimenticassimo».