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Il cardiologo Parati: “L’assenza di gravità ha effetti su cuore e muscoli, per recuperare serve tempo”

L'arrivo del nuovo equipaggio sulla Stazione Spaziale che darà il cambio a Suni Williams e Butch Wilmore, da nove mesi nello spazio. Foto Nasa

 

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Per il cuore lo spazio è una vacanza. Ma poi sulla Terra c’è il rientro al lavoro. Butch Wilmore, 62 anni, e Suni Williams, 59, non sono più nemmeno giovanotti. Al ritorno li attende un periodo di riadattamento di diverse settimane.

«Molti astronauti non riescono nemmeno a mantenere una posizione eretta subito dopo l’atterraggio. Quando escono dalla capsula li vediamo salutare da seduti, poi però vanno subito a riposare. Il cuore infatti fatica a tornare a pompare sangue al cervello dopo tanti mesi senza gravità» spiega Gianfranco Parati, che insegna cardiologia all’università di Milano Bicocca ed è direttore scientifico dell’Istituto Auxologico a Milano.

Nel 2003 aveva raccolto da terra i parametri del cuore degli astronauti dello Shuttle Columbia, poi esploso al rientro. Nel 2015 con la sua équipe aveva regalato a Samantha Cristoforetti una maglietta capace di eseguire un elettrocardiogramma continuo per monitorare battiti, pressione e ciclo sonno-veglia.

Per il cuore lo spazio è una vacanza. Ma poi sulla Terra c’è il rientro al lavoro. Butch Wilmore, 62 anni, e Suni Williams, 59, non sono più nemmeno giovanotti. Al ritorno li attende un periodo di riadattamento di diverse settimane.

«Molti astronauti non riescono nemmeno a mantenere una posizione eretta subito dopo l’atterraggio. Quando escono dalla capsula li vediamo salutare da seduti, poi però vanno subito a riposare. Il cuore infatti fatica a tornare a pompare sangue al cervello dopo tanti mesi senza gravità» spiega Gianfranco Parati, che insegna cardiologia all’università di Milano Bicocca ed è direttore scientifico dell’Istituto Auxologico a Milano.

Nel 2003 aveva raccolto da terra i parametri del cuore degli astronauti dello Shuttle Columbia, poi esploso al rientro. Nel 2015 con la sua équipe aveva regalato a Samantha Cristoforetti una maglietta capace di eseguire un elettrocardiogramma continuo per monitorare battiti, pressione e ciclo sonno-veglia.

Cosa succede al cuore in orbita?

«Non deve più contrastare la forza di gravità per pompare sangue al cervello. Il nostro organismo ha dei sensori all’altezza delle carotidi e dell’aorta per sapere esattamente con quanta forza spingere. Nello spazio questo meccanismo si conserva, ma si mette in un certo senso a riposo. Occorre qualche ora o qualche giorno perché ricominci a funzionare bene sulla Terra. Nel frattempo gli astronauti stanno soprattutto distesi. Alzarsi gli può provocare un abbassamento di pressione con il rischio di svenire».

Hanno bisogno di cure particolari?

«Possono ricevere delle flebo di soluzione fisiologica per reidratarsi. Nello spazio infatti, sempre a causa dell’assenza di gravità, il sangue tende a concentrarsi nel comparto di cuore e polmoni e a ridursi nelle aree più periferiche del corpo, ad esempio gli arti. Questo, per un meccanismo fisiologico, spinge i reni a urinare di più, facendo perdere liquidi all’organismo. L’effetto è che il volume del sangue si riduce. Sulla Terra c’è bisogno di farlo tornare a crescere con le flebo o bevendo in abbondanza. A quel punto anche la pressione risale a livelli normali».

L’età dei due astronauti può ostacolare il recupero?

«In teoria sì, ma gli astronauti sono persone talmente addestrate che il problema dell’età per loro non si porrà».

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