ROMA - Gli studenti hanno aperto il grande file pubblico sugli studentati universitari, opera decisiva per valutare la bontà del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e hanno scoperto che allo scorso 15 marzo i posti letti finanziati erano stati solo 11mila, quando l’obiettivo fissato dagli ultimi due governi ne prevede 60mila al 30 giugno 2026, tra quindici mesi. “È un fallimento”, dicono gli studenti dell’Unione degli universitari.
Lo studio dell’Udu aggiunge elementi a una verità in fieri: l’operazione studentati sta franando. Fin qui i posti finanziati valgono 227 milioni e 739mila euro quando le risorse totali sono di un miliardo e 198 milioni. Il 19 per cento.
La gran parte dei posti letto sono previsti a Milano e provincia, seguono poi Roma…
ROMA - Gli studenti hanno aperto il grande file pubblico sugli studentati universitari, opera decisiva per valutare la bontà del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e hanno scoperto che allo scorso 15 marzo i posti letti finanziati erano stati solo 11mila, quando l’obiettivo fissato dagli ultimi due governi ne prevede 60mila al 30 giugno 2026, tra quindici mesi. “È un fallimento”, dicono gli studenti dell’Unione degli universitari.
Lo studio dell’Udu aggiunge elementi a una verità in fieri: l’operazione studentati sta franando. Fin qui i posti finanziati valgono 227 milioni e 739mila euro quando le risorse totali sono di un miliardo e 198 milioni. Il 19 per cento.
La gran parte dei posti letto sono previsti a Milano e provincia, seguono poi Roma, Napoli e Venezia, ultime in classifica Macerata, Caltanissetta e Cremona. “Sugli avanzamenti degli investimenti del Pnrr sulle residenze universitarie è tutto sbagliato”, hanno detto in una conferenza stampa alla Camera gli attivisti dell’Udu, questo pomeriggio.
Oggi 46.193 posti letto
A fronte di 900mila studenti, in tutta Italia ci sono attualmente 46.193 posti letto, ma l'incidenza del Pnrr sull'accessibilità degli alloggi, denuncia il sindacato, “avrà percentuali irrisorie”. Ci sono città sedi di università dove non sono previsti interventi per posti letto: è il caso di Chieti e Pescara, Potenza e Matera, Catanzaro, Caserta. E ancora Forlì, Pordenone, Rieti, Genova, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Mantova, Monza, Pavia, Sondrio, Varese, Ascoli, Pesaro Urbino.
Gli studenti sostengono che solo 2.959 posti letto sarebbero di nuova costruzione, mentre negli altri casi si tratterebbe di interventi su strutture già esistenti. La gran parte dei finanziamenti, poi, sarebbe stata destinata a strutture gestite da privati, anche religiosi, con costi d'affitto molto elevati, in alcuni casi superiori ai mille euro.
Soltanto il 5 per cento degli studenti fuorisede oggi trova posto in strutture pubbliche e la distribuzione dei posti letto è molto disomogenea: si va da 8.621 posti in Lombardia a 4.232 in Emilia ai 1.041 in Campania.
Nel 2024 i canoni di affitto per una camera singola sono aumentati del 7 per cento rispetto all'anno precedente, con un costo medio pari a 461 euro al mese per camera. Il numero delle richieste è il triplo della disponibilità.
Affitti aumentati del 38% in 3 anni
In tre anni l'aumento degli affitti, secondo i calcoli dell'Udu, è stato del 38 per cento. Se nel 2021 infatti una stanza singola costava in media 335 euro, nel 2024 il costo è arrivato a 461 euro. Le città più costose sono Milano, Bologna, Roma, Venezia, Firenze, dove in 5 anni gli aumenti sono andati da un minimo del 10,2% a Milano fino al 19% a Venezia. A Padova, per esempio, gli affitti dal 2019 allo scorso anno, sono cresciuti del 38 per cento, a Bari del 40 per cento, a Napoli del 24,5 per cento, a Genova del 18 per cento.
“Serve un soggetto pubblico nazionale ad occuparsi della residenzialità studentesca, con una programmazione a breve e a lungo termine”, assicura Damiano Di Giovanni dell’Udu.
Il capogruppo M5s in Commissione cultura alla Camera, Antonio Caso, dice: “Un fallimento colossale che pesa come un macigno tutto sulle spalle di Giorgia Meloni. Non solo il governo si dimostra incapace di garantire il diritto allo studio, ma affossa deliberatamente il futuro dei giovani con il rischio sempre più concreto di perdere parte dei 1,2 miliardi del Pnrr non riuscendo a raggiungere gli obiettivi previsti”.