Ai Campi Flegrei la terra ha tremato giovedì all’una e mezza di notte arrivando a una magnitudo 4.4. Sul Gargano la scossa si è fatta sentire venerdì all’ora di cena con 4.8. Alle Egadi sabato poco prima di andare a letto con 4.1. A Tiriolo in provincia di Catanzaro lunedì a mezzogiorno con 3.4 e a Vaglio di Basilicata, a 6 chilometri da Potenza, stamattina alle 10 con 4.2. Il Sud Italia è movimentato in questi giorni da terremoti che provocano paura, ma che per fortuna non hanno causato danni ingenti.
I sismi, quando sono così ravvicinati, evocano sempre il timore di un effetto domino. Ognuna di queste scosse in realtà fa storia a sé. “Sono magnitudo troppo basse per avere effetti su faglie distanti centinaia di chilometri. I terremoti degli ultimi giorni non sono legati fra loro” ras…
Ai Campi Flegrei la terra ha tremato giovedì all’una e mezza di notte arrivando a una magnitudo 4.4. Sul Gargano la scossa si è fatta sentire venerdì all’ora di cena con 4.8. Alle Egadi sabato poco prima di andare a letto con 4.1. A Tiriolo in provincia di Catanzaro lunedì a mezzogiorno con 3.4 e a Vaglio di Basilicata, a 6 chilometri da Potenza, stamattina alle 10 con 4.2. Il Sud Italia è movimentato in questi giorni da terremoti che provocano paura, ma che per fortuna non hanno causato danni ingenti.
I sismi, quando sono così ravvicinati, evocano sempre il timore di un effetto domino. Ognuna di queste scosse in realtà fa storia a sé. “Sono magnitudo troppo basse per avere effetti su faglie distanti centinaia di chilometri. I terremoti degli ultimi giorni non sono legati fra loro” rassicura la sismologa Lucia Margheriti, direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).
In Italia percepita una scossa al giorno
“Tutta la sismicità dell’Italia meridionale e degli Appennini è comunque generata da un motore comune” prosegue. “La placca africana sta infatti spingendo verso quella euroasiatica. Solo ai Campi Flegrei il meccanismo è diverso. Lì ci troviamo nella caldera di un vulcano. I suoi fluidi stanno spingendo il terreno verso l’alto, provocando bradisismo e terremoti”.
In Italia ogni anno la sala operativa dell’Ingv registra 16 mila scosse. Più o meno una al giorno è abbastanza forte da essere percepita dalla popolazione. “Accade in genere quando si supera la magnitudo 2.5” spiega Margheriti. “In quel caso avvertiamo anche la Protezione Civile”. Le scosse sopra al 4, che possono causare danni da lievi a moderati, sono invece una trentina all’anno.
Quando si generano danni
“Non c’è un legame diretto fra magnitudo e danno. Dipende molto da quante abitazioni si trovano sull’epicentro, da quanto sono robuste, e dalla profondità del sisma” prosegue la sismologa. “Le scosse profonde dissipano parte della loro energia prima di arrivare in superficie. Le scosse non troppo forti ma superficiali, come il 4.4 dei Campi Flegrei la settimana scorsa avvenuto a soli 2 chilometri di profondità, possono avere invece risentimenti su popolazione ed edifici” .
L’Ingv per ogni terremoto importante pubblica un rapporto sul suo blog Ingv Terremoti, consultabile anche su Facebook, Instagram e X. “L’Italia è un paese molto attivo dal punto di vista sismico. Dobbiamo esserne consci e prepararci, ad esempio consultando i piani di protezione civile che ogni Comune ha messo a punto per far fronte alle emergenze e che possono essere richiesti da tutti i cittadini”. Sia le province di Catanzaro che di Potenza, come il Gargano, hanno una pericolosità sismica spiccata. Proprio a Tiriolo, in Calabria, nel 1638 si è raggiunta la magnitudo di 7.1, molto alta per l’Italia.
Quando i terremoti si presentano in grappoli
Non sempre i terremoti sono distribuiti omogeneamente nel tempo. “Sappiamo che ci sono dei cluster, cioè dei grappoli, che riguardano però secoli, non giorni. Ad esempio la Calabria è stata molto attiva tra il 1700 e il 1900 e lo Stretto di Messina è stato colpito da due scosse importanti, fra le più forti mai avvenute in Italia, il 1905 e poi subito dopo, nel 1908. Purtroppo però non abbiamo le idee chiare sul perché di questi grappoli”.
Anche i pozzi di estrazione di gas e petrolio della Val d’Agri sono troppo lontani (circa 40 chilometri) dall’epicentro di Potenza per poter pensare a un collegamento. “In Italia non si pratica il fracking. Anche le attività estrattive normali sono tenute sotto controllo da reti sismiche molto fitte, gestite da enti terzi rispetto a chi sfrutta i pozzi”. Tra il 2020 e il 2022 una campagna di monitoraggio dell’Ingv attorno ai punti di reiniezione dell’acqua ha registrato solo scosse di intensità inferiore alla magnitudo 1.