Sul trono di Roma è seduto Michele Senese, un campano che molti anni fa si è preso la città. E lo ha fatto tessendo alleanze e usando la violenza. Abile a spartire gli affari e a fare da garante di un sistema che distribuisce ricchezza a quelli che riescono a entrarci.
Nonostante la detenzione, Senese sorveglia i flussi della droga, tratta gli acquisiti, controlla le piazze di spaccio, evita che qualcuno diventi troppo potente, si accerta che ognuno paghi quello che deve. Che tutti facciano il loro dovere. Il posto sul trono non si conserva per tutto questo tempo senza abilità e intelligenza fuori dal comune. A dispetto del soprannome con cui è conosciuto, “’O pazzo”.
Ma pazzo non lo è per niente. Certificati firmati da medici compiacenti gli hanno fatto trascorrere lunghi periodi lontano dal carcere o in luoghi detentivi che gli hanno permesso di continuare a gestire il suo clan e gli affari anche attraverso le mura di un istituto di pena. Ciò dimostra ancora una volta il suo potere.…
Sul trono di Roma è seduto Michele Senese, un campano che molti anni fa si è preso la città. E lo ha fatto tessendo alleanze e usando la violenza. Abile a spartire gli affari e a fare da garante di un sistema che distribuisce ricchezza a quelli che riescono a entrarci.
Nonostante la detenzione, Senese sorveglia i flussi della droga, tratta gli acquisiti, controlla le piazze di spaccio, evita che qualcuno diventi troppo potente, si accerta che ognuno paghi quello che deve. Che tutti facciano il loro dovere. Il posto sul trono non si conserva per tutto questo tempo senza abilità e intelligenza fuori dal comune. A dispetto del soprannome con cui è conosciuto, “’O pazzo”.
Ma pazzo non lo è per niente. Certificati firmati da medici compiacenti gli hanno fatto trascorrere lunghi periodi lontano dal carcere o in luoghi detentivi che gli hanno permesso di continuare a gestire il suo clan e gli affari anche attraverso le mura di un istituto di pena. Ciò dimostra ancora una volta il suo potere. Chiunque voglia fare affari nella capitale deve fare i conti con lui.
I suoi due colonnelli sono Giuseppe Molisso e Leandro Bennato. Uno impulsivo e violento, l’altro calcolatore e freddo. Entrambi pericolosi, entrambi fedelissimi. Per Senese sono Peppe e Leo. E anche loro, nonostante la detenzione, hanno proseguito senza intoppi a gestire affiliati e affari. Senese ordina, Molisso e Bennato eseguono, tutti gli altri si piegano.
Ogni nuovo attore che vuole entrare in scena viene controllato e, se passa l’esame, gli viene assegnato un ruolo preciso nel quadro complessivo. È così che sono arrivati gli albanesi come Zogu, Demce, Arapaj, Petoku. Prima si sono fatti la guerra, è stata una faida breve ma violenta, degna di un film d’azione, tra pistolettate, agguati e inseguimenti in macchina.
A leggere le intercettazioni si ha l’impressione che per loro la vita sia un gioco. Molisso condivide con gli albanesi lo stesso sprezzo del pericolo e della morte. E della stessa pasta è fatto anche Bennato che ha visto in faccia il sicario pagato per ucciderlo, così vicino che ha potuto notare persino il colore degli occhi. Leo è sopravvissuto, e dell’attentato parla nelle intercettazioni con superficialità. Descrive quel momento come se stesse raccontando la scena di un film. Come se non facesse poi tanta differenza, per lui, vivere o morire.
La violenza è sempre lì, trattenuta a fatica. È la prima opzione per risolvere i conflitti. Tutto inizia e torna tra le strade della capitale. Saltano i confini, cadono perfino le distinzioni di status. Uno spacciatore di borgata può arrivare a sedersi a tavola con i grandi capi dei clan. Un capo ultrà di estrema destra come Fabrizio Piscitelli può diventare il fulcro di equilibri intorno ai quali gravitano affari da milioni di euro. Un piccolo boss può piazzare i suoi informatori persino all’interno degli uffici giudiziari. Piscitelli muove da giovanissimo i primi passi accanto alla famiglia Senese. Il “Mondo di Mezzo” di Massimo Carminati aveva dimostrato la pervasività del crimine e da questo brodo di coltura emerge Piscitelli. L’ascesa di “Diabolik” è rapida. Si guadagna la fiducia di Senese e il suo affetto.
Ma lo sgarro al boss si paga con la vita. E nemmeno il rapporto con il “Pazzo” è un’attenuante capace di ribaltare il verdetto su Piscitelli che muore su una panchina alla periferia di Roma. Un territorio controllato e dominato proprio da Senese e a lui caro, scelto non a caso. In questi ambienti si comunica con i segnali. È l’estate del 2019, l’anno in cui la Cassazione esclude l’associazione mafiosa nel processo Mondo di Mezzo, e in cui il sangue ricomincia a scorrere nella capitale. La morte di Piscitelli cambia tutto. Gli alleati diventano nemici, i gregari vogliono diventare capi, i capi reagiscono. La giustizia fa il suo corso. E chi pensa che ’O Pazzo possa aver versato anche solo una lacrima per il suo protetto evidentemente non sa come ragiona un boss della vecchia scuola, che davanti agli affari non conosce amicizie.