Cronaca

Studenti a lezione di cyber sicurezza: “Stavo nel gruppo dei cattivi ma l’ho capito troppo tardi”

Studenti a lezione di cyber sicurezza: “Stavo nel gruppo dei cattivi ma l’ho capito troppo tardi”
(reuters)

I racconti dei ragazzi agli esperti della Cyber security foundation che vanno nelle classi a spiegare ai giovani i rischi che corrono online

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La prima regola è “ricordarti sempre che dietro lo schermo non c’è chi vuole il nostro bene”. Così gli esperti di cyber sicurezza si presentano ai giovani nelle scuole d’Italia. Progetti, incontri, consigli per combattere i mostri del web che, come nel caso di Andrea Prospero, possono approfittare di anime fragili per trascinarle negli abissi della solitudine e della disperazione.

La "Cyber security foundation", la prima fondazione no profit in Italia dedicata alla sicurezza informatica, di incontri nelle scuole ne fa a decine durante l’anno insieme al supporto delle istituzioni. “Spieghiamo che bisogna non condividere mai le proprie password o le credenziali dei profili social”, spiega Marco Gabriele Proietti, fondatore e presidente della fondazione. Stare lontani dal dark web, diffidare dai profili sconosciuti, sono tra i tanti consigli ai giovani. Ma gli incontri non sono solo progetti, slide e regole. “Con le ragazze e i ragazzi noi parliamo e qualcuno ci ha confidato che ha vergogna anche a fare una telefonata per spiegare cosa gli è successo, figuriamoci a guardare una persona negli occhi e raccontare i propri problemi”.

La comunicazione mediata è quella preferita dalla Gen Z e lì risiede, in parte, la loro fragilità secondo gli esperti. “Crescere a biberon e smartphone lascia poche alternative”, è la cruda analisi di Marco Gabriele Proietti. Vietare i social ai giovanissimi potrebbe essere una soluzione? “Noi spieghiamo che non c'è bisogno di vietarli perché ci sono già delle normative e linee di utilizzo chiare e definite, solo che il più delle volte sono gli stessi ragazzi a non rispettarle. A Tik Tok non si possono iscrivere gli adolescenti al di sotto dei 13 anni, Whatsapp è vietato ai minori di 14 anni, Instagram ai minori di 16, Facebook a quelli di 18”, continua Proietti.

C'è una mancata percezione del pericolo rispetto all’uso dei social e degli impatti che l'azione digitale ha sul reale. Fa riflettere quanto un ragazzo ha raccontato al termine di un incontro: "Ho capito di essere nel gruppo dei cattivi solo quando sono stato indagato per quello che avevo fatto. Per me era un gioco". Per Andrea il gioco del gruppo dei cattivi è finito nel peggiore dei modi.

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