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La Garante per l’infanzia: “Luca tolto ai genitori affidatari: ora soffre. Era giusto agire così?”

Luca con la sua mamma affidataria fin dalla nascita 

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Marina Terragni si associa alla nota diffusa da Riccardo Bettiga, responsabile della Lombardia, sul caso del bimbo che fin dalla nascita viveva con una coppia, adesso trasferito in una nuova famiglia adottiva
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Luca aveva un mese quando fu affidato nel 2020 ad Alice e Pietro, una di quelle rare coppie che in Italia si offrono come genitori-ponte. Ossia quelle madri e padri “a tempo” che accolgono nella loro famiglia bambini e ragazzi di ogni età, spesso tolti ai parenti d’origine, in attesa che per loro si chiarisca lo stato di adottabilità o il ritorno nelle famiglie biologiche. Di affidi Alice e Pietro (i nomi sono tutti di fantasia), tre figli già grandi, che abitano nella provincia di Varese, ne avevano fatti tanti. “Con gioia abbiamo sempre accompagnato le bambine e i bambini dai loro nuovi genitori adottivi o nel rientro a casa”. E così sarebbe dovuto accadere anche con Luca, affidato ad Alice e Pietro quando aveva soltanto trenta giorni. Troppo fragili e problematici i suoi genitori biologici per crescerlo.

Nessuno cercava Luca

Invece però passano gli anni e nessuno “reclama” Luca che naturalmente considera Alice e Pietro la sua mamma e il suo papà. Tanto che pur essendo un po’ più gr…

Luca aveva un mese quando fu affidato nel 2020 ad Alice e Pietro, una di quelle rare coppie che in Italia si offrono come genitori-ponte. Ossia quelle madri e padri “a tempo” che accolgono nella loro famiglia bambini e ragazzi di ogni età, spesso tolti ai parenti d’origine, in attesa che per loro si chiarisca lo stato di adottabilità o il ritorno nelle famiglie biologiche. Di affidi Alice e Pietro (i nomi sono tutti di fantasia), tre figli già grandi, che abitano nella provincia di Varese, ne avevano fatti tanti. “Con gioia abbiamo sempre accompagnato le bambine e i bambini dai loro nuovi genitori adottivi o nel rientro a casa”. E così sarebbe dovuto accadere anche con Luca, affidato ad Alice e Pietro quando aveva soltanto trenta giorni. Troppo fragili e problematici i suoi genitori biologici per crescerlo.

Nessuno cercava Luca

Invece però passano gli anni e nessuno “reclama” Luca che naturalmente considera Alice e Pietro la sua mamma e il suo papà. Tanto che pur essendo un po’ più grandi rispetto ai limiti di età previsti dalle legge sull’adozione, Alice e Pietro, dopo aver ottenuto l’idoneità, chiedono di poter adottare Pietro. E qui invece tutto cambia: il tribunale per i minori di Milano decide che Luca dovrà sì essere adottato, ma non da Alice e Pietro, bensì da un’altra coppia, a lui del tutto sconosciuta. Alice e Pietro fanno ricorso, raccolgono firme, inviano in tribunale una lettera di oltre 90 pediatri che mettono in guardia sui rischi per il bimbo di un simile strappo. Niente da fare. Nel giro di ventiquattro ore Luca viene prelevato dai servizi sociali e portato dalla nuova coppia che aveva conosciuto soltanto il giorno prima. Con il divieto di incontrare i genitori affidatari per essere sottoposto a “decantazione affettiva” cioè dimenticarli, per potersi affezionare alla nuova coppia.

Critico il Garante della Lombardia

Ieri su questo caso è intervenuto, con una nota molto critica il Garante della Lombardia per l’infanzia e l’adolescenza Riccardo Bettiga, “Il tempo trascorso, quattro anni (tutta la vita del bambino, non una parte) ha inevitabilmente stravolto quello che era un affido temporaneo, e ciò non per una responsabilità imputabile né ai genitori affidatari, né al bambino, tenendo conto anche della necessità di garantire il diritto alla salute soprattutto mentale, alla serenità e alla continuità affettiva, di cui apparentemente sembra non ne sia stato preso atto. Era pertanto così necessario e davvero obbligatorio far scontare la sofferenza per tale condizione alla famiglia e al bambino? Era davvero necessario muoversi così?”. Alla preoccupazione di Bettiga si è associata anche la Garante nazionale per la tutela dei minori Marina Terragni. “La speranza – dice Terragni – è che possano essere individuate misure per garantire la continuità affettiva nell’interesse del bambino, interesse che è resta la nostra assoluta priorità”.

Amarezza sul futuro di Luca

Così prosegue la nota del Garante della Lombardia: “Prima che la vicenda avesse forte risalto mediatico fu correttamente segnalata all’Ufficio del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione, ed è indicativo il fatto che a fronte di una immediata richiesta di chiarimento il Tribunale per i Minorenni di Milano non abbia fornito alcuna risposta. Certamente il Tribunale e la Procura sono organi che prendono le proprie legittime decisioni in modo indipendente dall’eventuale “esposizione mediatica” o da qualsivoglia richiesta del Garante, e non hanno l’onere di fornire spiegazioni: resta però il fatto che la gestione di questo caso suscita grandi perplessità e amarezza per le conseguenze che ha avuto sul bambino e sulle persone coinvolte”.

Il bimbo adesso soffre

“E’ chiaramente comprensibile lo sconforto e il dolore della coppia a cui il bimbo era stato affidato inizialmente – sottolinea ancora Bettiga – ora che dovranno dire addio al bambino che per quattro anni è cresciuto con loro e i loro tre figli: trovo possano esserci ragioni fondate nella possibilità di riconoscere la “continuità affettiva” con la famiglia affidataria, tanto più che il bambino dopo il distacco ha evidenziato in reazione disturbi comportamentali evidenti e un profondo malessere fisico e psicologico. Ricordo infine che il collocamento del minore presso la coppia adottiva, se effettuato senza garantire la continuità affettiva, senza un ascolto adeguato, senza adeguate spiegazioni al minore stesso e senza una transizione graduale, può costituire una violazione di numerosi diritti fondamentali così come sanciti dalle convenzioni internazionali”.

La risposta del Tribunale per i Minori

Avevamo raccontato questa storia il 4 marzo scorso e il tribunale per i minori di Milano ci aveva mandato una risposta che qui ripubblichiamo.

“Il bambino di quattro anni, dichiarato adottabile dal tribunale per i minorenni di Milano, al quale la stampa ha attribuito il nome Luca, è stato oggi accolto nella sua nuova famiglia avente i requisiti per la sua adozione, ritenuta dopo ampia e approfondita istruttoria la più adeguata a rispondere alle esigenze di un bambino così piccolo. La famiglia affidataria si è sottratta allo svolgimento del fondamentale compito di accompagnamento, anche sul piano emotivo, del bambino nel percorso di conoscenza e di avvicinamento alla famiglia scelta per lui, avendo autonomamente maturato la convinzione di essere la più idonea ad adottare il minore nonostante la sua differenza di età con il bambino fosse superiore di cinque anni rispetto a quanto previsto dalla legge, circostanza ritenuta in passato dalla stessa coppia pregiudizievole per il futuro del bambino. La volontà adottiva non aveva peraltro impedito alla coppia affidataria di accogliere, in un momento successivo, sempre in affido, un altro bambino di età molto vicina, per il quale sarebbe difficile comprendere la diversità di trattamento a lui riservata rispetto a Luca, oltre a dare la disponibilità per l’affido di una neonata di pochi mesi. Il descritto comportamento non solo tradisce i principi fondanti l’istituto dell’affidamento familiare, ma finisce anche col penalizzare Luca, rendendo nell’immediato inattuabile il rispetto del suo diritto alla continuità affettiva in quanto lo priva, nella nuova fase della sua vita, della possibilità di mantenere rapporti significativi con coloro che nei primi anni di vita lo hanno accolto in affido e che potrebbero continuare a svolgere nel suo interesse un ruolo diverso ma ugualmente importante. Certamente la durata della procedura di accertamento dell’irreversibilità dello stato di abbandono ha prolungato i tempi di permanenza di Luca presso gli affidatari, ma la mancata collaborazione di questi ultimi e la loro scelta di attribuire attenzione mediatica alla vicenda personale del bambino probabilmente renderà più faticoso e meno tutelato il passaggio del piccolo nella famiglia adottiva.

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