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Molise, tutte le telefonate che accusano Roberti. “Fate lavorare gli amici”

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Nelle intercettazioni gli accordi del governatore con aziende a lui vicine. E nella regione divampano le polemiche politiche
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Campobasso – Sceglieva i subappaltatori: «Prendi a Rocco, che tiene lo stomaco di ferro!». Si preparava ai grandi affari del futuro, visto che in cantiere c’era la scalata alla politica, poi effettivamente accaduta. «Scenderanno, scenderanno un sacco di aziende» vaticinava la signora Roberti, in pieno Covid. «Perché, comunque, hanno preso contatti con Francesco… quindi (...) dobbiamo essere solo pronti». Indicava lo studio professionale di cui era socio per affidare pratica nel comune di cui era sindaco. Ed era «stabilmente asservito», almeno questo sostiene la Guardia di finanza, a un gruppo di imprenditori che avevano messo in piedi, secondo la procura, un’associazione per il «traffico illecito dei rifiuti». In Molise e con altre regioni, la Puglia soprattutto, dove lavoravano imprese in odore di mafia.

Campobasso – Sceglieva i subappaltatori: «Prendi a Rocco, che tiene lo stomaco di ferro!». Si preparava ai grandi affari del futuro, visto che in cantiere c’era la scalata alla politica, poi effettivamente accaduta. «Scenderanno, scenderanno un sacco di aziende» vaticinava la signora Roberti, in pieno Covid. «Perché, comunque, hanno preso contatti con Francesco… quindi (...) dobbiamo essere solo pronti». Indicava lo studio professionale di cui era socio per affidare pratica nel comune di cui era sindaco. Ed era «stabilmente asservito», almeno questo sostiene la Guardia di finanza, a un gruppo di imprenditori che avevano messo in piedi, secondo la procura, un’associazione per il «traffico illecito dei rifiuti». In Molise e con altre regioni, la Puglia soprattutto, dove lavoravano imprese in odore di mafia.

C’è tutto questo nelle migliaia di pagine depositate nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Campobasso sul governatore del centrodestra, Francesco Roberti, indagato per corruzione insieme con sua moglie Elivra Gasbarro in un’indagine che vede coinvolte altre 41 persone. Dopo che Repubblica ieri ha rivelato gli atti alla base delle accuse, il Molise è stato travolto dalle polemiche politiche. Nel silenzio della maggioranza, il caso è diventato nazionale con la parlamentare di Avs, Elisabetta Piccolotti, membra della commissione antimafia, che ha chiesto e ottenuto la trasmissione degli atti a Roma e le opposizioni tutte, con il Partito democratico in testa, che hanno chiesto un passo indietro di Roberti. «Siamo garantisti ma c’è un serio problema di credibilità politica: Roberti deve valutare se sta arrecando un danno all’istituzione che rappresenta». L’avvocato del presidente, Mariano Prencipe, in mattinata, nel rimarcare correttamente che non c’è alcuna accusa di contatto diretto con la criminalità organizzata, spiegava che «sperava che gli articoli non condizionassero le decisioni dei giudici». In realtà la difesa sta ragionando sull’utilizzabilità delle intercettazioni che rappresentano il vero problema per il presidente.

Per esempio: emblematica è una conversazione tra Roberti e l’imprenditore Michele Di Geronimo, il vertice della Energia Pulita, la società accusata di aver pagato le «mazzette immateriali» (assunzioni e consulenze) alla famiglia Roberti. L’azienda doveva affidare un appalto importante a una ditta di costruzioni. Aveva un fornitore solito e lo fanno presente a Roberti chiedendo se andasse bene. «O lo dobbiamo prendere da qualcun altro? C’è qualcun altro in zona che...». «Roberti rispondeva – scrive la Finanza – suggerendo di fare lavorare R.Z.: “Tiene lo stomaco di fare, è una persona seria, te lo garantisco”». «Di Geronimo – si legge negli atti ancora – lo assecondava. “Per questo ti dico, se ci sta qualche azienda che dobbiamo fare lavorare, la facciamo lavorare. Facciamo lavorare a questo”». Ed effettivamente la promessa è mantenuta: Energia Pulita affida i lavori alla società degli amici di Roberti.

Il governatore era perfettamente consapevole, sempre secondo la Finanza, che il gruppo imprenditoriale commetteva illeciti. Anche per questo era molto attento a cancellare le prove. «Non vuole parlare al telefono» dicevano gli altri indagati. E questo si capisce a maggio del 2001. La solita società è interessata a una pratica di cui si sta occupando Roberti. La Gasbarro manda un messaggio a Di Geronimo: «Tutto apposto», per dire che la pratica stava procedendo come doveva. Poco dopo lo cancella. «Ma che è successo? Ti sei sbagliata» le chiede il giorno dopo l’imprenditore. Non aveva sbagliato. Si era arrabbiato il marito. «Francesco mi ha detto: “Ma cosa scrivi per messaggio? E allora, ho cancellato».

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