✕

Michele, Cristina, Jerry quelle vittime di mafia che nessuno conosce

Ascolta l'audio

Nel nuovo museo multimediale di Extralibera le storie di oltre mille innocenti caduti per mano della criminalità
3 minuti di lettura

Nella stanza degli specchi, quella della consapevolezza, i vicoli della Bari vecchia ti ruotano attorno, è una sera d’estate, nugoli di ragazzi su vecchie Vespe sfrecciano verso il lungomare, altri stanno in capannelli. Il rumore assordante, da fuochi d’artificio, ti avvolge e ti fa sobbalzare. Ma no, stavolta non sono fuochi, sono colpi di pistola, dieci, forse di più. Per sapere che succede devi passare nella stanza accanto, quella della responsabilità: un ambiente diverso, chiaro, illuminato, singole sedie sul pavimento, davanti a ognuna uno schermo. Tocca sedersi per ascoltare la voce accorata di Lella Fazio: «Mamma, esco con gli amici. Stava salendo a casa per mangiare la pizza quando l’altra nostra figlia, più piccola, sentì i colpi. Si affacciò alla finestra e lo vide». «Papà, papà, Michele. A sparare scappando erano quattro ragazzini, il più piccolo aveva 15 anni. Avrebbero potuto arrestarli il giorno dopo se la gente avesse parlato. E invece… Michele è stato ammazzato dalla m…

Nella stanza degli specchi, quella della consapevolezza, i vicoli della Bari vecchia ti ruotano attorno, è una sera d’estate, nugoli di ragazzi su vecchie Vespe sfrecciano verso il lungomare, altri stanno in capannelli. Il rumore assordante, da fuochi d’artificio, ti avvolge e ti fa sobbalzare. Ma no, stavolta non sono fuochi, sono colpi di pistola, dieci, forse di più. Per sapere che succede devi passare nella stanza accanto, quella della responsabilità: un ambiente diverso, chiaro, illuminato, singole sedie sul pavimento, davanti a ognuna uno schermo. Tocca sedersi per ascoltare la voce accorata di Lella Fazio: «Mamma, esco con gli amici. Stava salendo a casa per mangiare la pizza quando l’altra nostra figlia, più piccola, sentì i colpi. Si affacciò alla finestra e lo vide». «Papà, papà, Michele. A sparare scappando erano quattro ragazzini, il più piccolo aveva 15 anni. Avrebbero potuto arrestarli il giorno dopo se la gente avesse parlato. E invece… Michele è stato ammazzato dalla mafia ma anche dalla gente».

Ancora un passo, in una stanza piena di alberi, quella dell’azione: lo schermo all’interno di un tronco ci porta da Pinuccio Fazio, il papà di Michele: «Gli assassini di mio figlio ora sono in carcere, anni dopo uno di loro ci ha chiamato, accanto a sé aveva la moglie incinta, ha accarezzato il pancione e ci ha detto: a mio figlio insegnerò la giusta strada. Noi lo abbiamo abbracciato e perdonato. A tutti voi, dico: alziamo la voce, non ci giriamo dall’altra parte, salviamo i nostri figli».

Michele Fazio aveva 16 anni quando fu ucciso, per caso, nei vicoli della Bari vecchia insanguinati dalla faida tra clan. La sua storia, lunga 24 anni, è una delle tante raccontate nel nuovo museo multimediale di Extralibera a Roma che l’associazione contro le mafie di don Luigi Ciotti ha voluto dedicare alla memoria delle 1.101 vittime innocenti della criminalità organizzata i cui nomi saranno letti oggi, uno per uno, sul palco della grande manifestazione quest’anno organizzata a Trapani, la terra “liberata” dall’ultimo grande boss di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. L’ottanta per cento di loro non ha mai ottenuto giustizia.

Non solo Falcone e Borsellino, don Pino Puglisi e Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Ninni Cassarà. Ci sono tantissimi volti sconosciuti ai più sul tavolo interattivo e tantissimi nomi che scorrono sulla grande parete che il visitatore si trova di fronte entrando, basta piazzarsi davanti al microfono e pronunciarne ad alta voce uno. Un qr code e una cuffia sono tutto quel che serve per un percorso totalmente immersivo, multimediale, che, in soli 15 minuti, passando per le tre stanze che evocano emozioni differenti, racconta la storia scelta, il contesto in cui è maturata, il fatto di cronaca, l’eventuale procedimento giudiziario, per arrivare a ciò che da quel seme di dolore è germogliato: la solidarietà, l’impegno, il riscatto sociale. Vecchi filmati delle teche Rai e corti appositamente realizzati dagli allievi delle più importanti scuole di cinema, testimonianze d’archivio e racconti in presa diretta di familiari delle vittime, giornalisti, avvocati, ma anche filmini e foto di famiglia, capaci più di ogni altra cosa di restituire il volto di chi è caduto per mano mafiosa. Come quelle di Cristina Pavesi, trevigiana, due grandi occhi azzurri in una cornice di riccioli biondi, la passione per l’arte e il teatro. Aveva solo 22 anni il 13 dicembre 1990 quando, di ritorno da un incontro all’università di Padova per concordare la tesi con il suo relatore, salì sul regionale Venezia-Milano pensando alla sua festa di laurea. Un commando al soldo del boss della mafia del Brenta Felice Maniero piazza del tritolo sui binari per assaltare un altro treno con un vagone blindato delle Poste, ma a saltare in aria è il treno di Cristina. La voce della zia Michela risuona nella stanza della responsabilità: «I suoi genitori l’aspettavano a cena e invece si sono presentati i carabinieri e il parroco per dire loro che Cristina era morta. Suo papà è morto l’anno dopo, spezzato dal dolore».

Dal tavolo interattivo viene fuori il volto dolce di Jerry Masslo, sudafricano, arrivato in Italia nel 1988 e finito nell’inferno di Villa Literno. Mai avrebbe pensato di poter finire qui il suo viaggio con un funerale di Stato, come quello che gli fu tributato appena un anno dopo quando rimase vittima della mafia dei caporali. «Why?» l’unica parola che arrivò a pronunciare in ginocchio davanti ai killer che gli spararono quattro colpi di pistola. Di lui resta la straordinaria testimonianza video raccolta poco prima dal giornalista Massimo Ghirelli: «Il razzismo è anche qui, è fatto di prepotenze, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato e allora ci si accorgerà che esistiamo».

«L’archivio si propone di diventare un punto d’approdo per chi è interessato a studiare mafie e corruzione e cerca uno spazio nel quale poter consultare materiali storici, cartacei e multimediali» spiega Francesca Rispoli, presidente di Libera insieme a don Luigi Ciotti. «L’itinerario immersivo conduce ad attraversare la storia d’Italia, tenendo per mano una vittima innocente delle mafie: il percorso ti porta dalla comprensione dei fatti, al riscatto dei contesti, invitando ciascuno a fare la propria parte».

Leggi i commenti