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“Ci pensa zio Franco”, l’ombra della mafia sui rifiuti del Molise

Francesco Roberti

 

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Il ruolo di trait d’union con i Roberti di Di Geronimo e i suoi legami con la criminalità. Il governatore: “Sono totalmente estraneo”
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Roma – Energia Pulita, la società per cui lavorava la moglie del presidente della regione Molise, Francesco Roberti, e che, secondo la ricostruzione della procura di Campobasso, avrebbe corrotto il governatore, era in contatto con i clan mafiosi del foggiano. Interessati al grande affare dei rifiuti. Il dato emerge dagli atti depositati dalla Dda molisana con la chiusura indagini in un fascicolo che vede indagati, con Roberti e la moglie Elvira Gasbarro, altre 41 persone. La questione ruota attorno a uno degli imprenditori finito sotto indagine, Giuseppe Di Geronimo, direttore tecnico della società, l’uomo che teneva i rapporti con la famiglia Roberti. E a credere agli investigatori non soltanto con loro. Esisteva infatti un «un condizionamento mafioso, con contatti diretti con la mafia foggiana». A offrire «le coperture criminali era “zio Franco”», quello che gli stessi indagati definivano nelle intercettazioni telefoniche «il boss di San Severo». «L’entourage di zio Franco — si legg…

Roma – Energia Pulita, la società per cui lavorava la moglie del presidente della regione Molise, Francesco Roberti, e che, secondo la ricostruzione della procura di Campobasso, avrebbe corrotto il governatore, era in contatto con i clan mafiosi del foggiano. Interessati al grande affare dei rifiuti. Il dato emerge dagli atti depositati dalla Dda molisana con la chiusura indagini in un fascicolo che vede indagati, con Roberti e la moglie Elvira Gasbarro, altre 41 persone. La questione ruota attorno a uno degli imprenditori finito sotto indagine, Giuseppe Di Geronimo, direttore tecnico della società, l’uomo che teneva i rapporti con la famiglia Roberti. E a credere agli investigatori non soltanto con loro. Esisteva infatti un «un condizionamento mafioso, con contatti diretti con la mafia foggiana». A offrire «le coperture criminali era “zio Franco”», quello che gli stessi indagati definivano nelle intercettazioni telefoniche «il boss di San Severo». «L’entourage di zio Franco — si legge ancora negli atti — consentiva a Di Geronimo e ai suoi sodali di operare in “sicurezza”, allontanando lo spettro di possibili ripercussioni, anche di natura violenta, derivanti dalla espansione commerciale di Energia Pulita nel territorio pugliese».

Le intercettazioni documentano infatti come tra i competitor di Di Geronimo ci fossero altre «società attive nel settore del trattamento dei rifiuti e contiguo ad ambienti criminali garganici». Ma «la spendita del nome di “zio Franco”, operata da Di Geronimo, verso i titolari e gestori delle ditte concorrenti generava uno straordinario potere intimidatorio». Come detto Di Geronimo era vicinissimo alla coppia Roberti. A cui però non viene contestata alcuna vicinanza ai clan, di cui nulla sapevano. Secondo la Finanza il loro “asservimento” doveva però proprio servire alla società amica di “zio Franco”. Per dire: Di Geronimo sperava di ottenere «in maniera rapida e agevole» scrive ancora la Guardia di finanza, i permessi necessari per l’autorizzazione unica ambientale. Un’autorizzazione che doveva essere rilasciata dalla Regione ma per la quale servivano i pareri della provincia di Campobasso e del comune di Termoli, allora amministrati da Roberti. «Abbiamo inserito tutto — diceva Di Geronimo — le forze per andare a chiedere ce le abbiamo, sfruttiamole adesso. Ora le autorizzazioni vanno molto più veloce», sosteneva lasciando intendere, si legge negli atti, «che avrebbe avuto facilitazioni da Roberti per l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni al progetto».

«La società — è scritto ancora nei documenti — commissionava poi allo studio tecnico di Roberti e del socio Pasquale Bove la gestione di tutte le pratiche edilizie presentate, nonché parte degli adempimenti conseguenti alla richiesta di modifica sostanziale all’Autorizzazione Unica». «È chiaro — diceva Di Geronimo — che i tecnici ce li abbiamo. Il sindaco Roberti, che è il presidente della provincia, ci ha messo il suo tecnico, che è il suo studio, a disposizione. Venerdì mattina presento l’ampliamento. Ha fatto tutto lo studio. Le accuse della polizia giudiziaria spiegano gli avvocati di Roberti, Mariano Prencipe e Giuseppe Stellato, «non rappresentano la verità ma dovranno essere vagliate da un giudice terzo. Le difese del presidente e l’assoluta correttezza del suo operato verranno esposte nei tempi previsti dalla legge e dinanzi all’autorità giudiziaria competente». La difesa ha chiesto l’interrogatorio del governatore davanti ai pm. A quel punto la procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio. La questione, però, non è soltanto giudiziaria ma anche politica: le opposizioni, e in particolare Avs e Pd nazionale, hanno chiesto un passo indietro del governo. Mentre dal centrodestra arriva un silenzio, rumoroso.

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