Dobbiamo prepararci a dire addio ai nostri ghiacciai. In un lasso di tempo brevissimo, appena 25 anni, la metà dei ghiacciai italiani delle Alpi è infatti destinato a scomparire (il 48,5%) e a fine secolo il 94% se ne sarà andato per sempre, come già successo di recente al Flua sul Monte Rosa. È la fotografia, terribile, che restituiscono le proiezioni di un nuovo studio condotto da Greenpeace con il Politecnico di Zurigo che Repubblica ha visionato in anteprima in occasione della Giornata mondiale dei Ghiacciai di oggi.
Confinati lassù, spesso ci dimentichiamo dell’importanza dei giganti bianchi, eppure sono alla base delle nostre stesse vite. Sono regolatori del clima, fonti idriche cruciali, alleati contro la siccità e testimoni del passato, da…
Dobbiamo prepararci a dire addio ai nostri ghiacciai. In un lasso di tempo brevissimo, appena 25 anni, la metà dei ghiacciai italiani delle Alpi è infatti destinato a scomparire (il 48,5%) e a fine secolo il 94% se ne sarà andato per sempre, come già successo di recente al Flua sul Monte Rosa. È la fotografia, terribile, che restituiscono le proiezioni di un nuovo studio condotto da Greenpeace con il Politecnico di Zurigo che Repubblica ha visionato in anteprima in occasione della Giornata mondiale dei Ghiacciai di oggi.
Confinati lassù, spesso ci dimentichiamo dell’importanza dei giganti bianchi, eppure sono alla base delle nostre stesse vite. Sono regolatori del clima, fonti idriche cruciali, alleati contro la siccità e testimoni del passato, dato che custodiscono le tracce della storia, e del presente, restituendoci una prova tangibile dell’innalzamento delle temperature. Da loro dipendono agricoltura, turismo, economie: eppure, se non riusciremo a invertire la rotta della crisi del clima, nel 2100 le nuove proiezioni indicano che la superficie dei ghiacciai italiani si ridurrà dai 379 chilometri quadrati di oggi ad appena 22. Colossi come l’Adamello, che solo lo scorso anno ha perso 3 metri di spessore frontale, saranno un ricordo. Idem per la Marmolada.
Dal 2000, anno che può sembrarci vicino se torniamo con la mente allo scudetto della Roma o al debutto del Grande Fratello in tv, abbiamo già perso 136 ghiacciai alpini. Nello stesso lasso di tempo il Friuli Venezia Giulia ha salutato praticamente tutti i suoi ghiacciai.
Nel frattempo nel mondo in 20 anni si sono sciolti 267 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno: con l’acqua rilasciata si potrebbero riempire tre piscine olimpioniche ogni secondo. Fra i grandi teatri di questa tragedia c’è anche l’arco alpino italiano dove, con una crescita di +0,5 gradi ogni dieci anni, i ghiacciai arrancano a velocità doppia, come il Lys, ridotto di un terzo. Per ogni regione dove si verifica la fusione è spesso la perdita d’acqua a darci un’idea di cosa sta avvenendo: tra qui e il 2050 sarà di - 74% per il Veneto, - 64% per Trentino Alto Adige, - 60% per il Piemonte, - 55% in Lombardia e - 46% in Valle d’Aosta.
Inoltre, ricorda Daniel Farinotti, professore di Glaciologia del Politecnico di Zurigo, «se la crisi climatica si aggraverà, porterà una differente distribuzione delle precipitazioni, con più piogge e meno neve ad alta quota come è già avvenuto tra il 2022 e il 2023, elementi che aggravano lo stato di salute già precario dei ghiacciai italiani».
Non tutto, però, è perduto: le previsioni indicano infatti che se si uscisse dalla tendenza climatica odierna, attuando realmente gli Accordi di Parigi per limitare l’innalzamento delle temperature, anziché restare a fine secolo con appena 22 chilometri quadrati di ghiacciai riusciremo a conservarne almeno 94 distribuiti in 222 “giganti” sulle Alpi. I grandi ghiacciai poi, più che scomparire, si ridurrebbero, stabilizzandosi, in modo da mantenere parte delle loro funzioni idriche.
Per cui vale la pena provarci, come indica anche il “Manifesto europeo per i ghiacciai” appena promosso dal Cai (Club alpino italiano) e da 60 associazioni: abbassando le emissioni climalteranti, chiosano, «potremmo salvare i ghiacciai in due terzi dei siti del patrimonio mondiale». A un patto però: «Agire subito».