Voi vi immaginate un Papa che sta dentro lo studio e non riceve e non incontra nessuno?». Era il 21 febbraio e al Gemelli il professor Sergio Alfieri incontrava la stampa la prima volta. Erano i primi giorni del ricovero di Francesco, la situazione non sembrava ancora così grave, da allora gli eventi si sono accavallati, il Papa ha rischiato la vita, si è ripreso a fatica, ora è uscito dall’ospedale debilitato ma fuori pericolo, è tornato in Vaticano, dove deve riguardarsi e proseguire le terapie fino a fine maggio, ma la domanda, in qualche modo, si ripropone: qualcuno si immagina che Bergoglio si isoli dal resto del mondo? Difficile, eppure, almeno per un po’, opportuno.
Le prescrizioni dei medici
Perché alla fine i medici hanno dimesso il Papa a patto che si attenga alle prescrizioni. In teoria: contatti pochi e solo se indispensabili, ospiti possibilmente con le mascherine, vietato il contatto con chi starnutisce o tossisce, uscite all’aperto contingentate. Francesco dovrebbe rima…
Voi vi immaginate un Papa che sta dentro lo studio e non riceve e non incontra nessuno?». Era il 21 febbraio e al Gemelli il professor Sergio Alfieri incontrava la stampa la prima volta. Erano i primi giorni del ricovero di Francesco, la situazione non sembrava ancora così grave, da allora gli eventi si sono accavallati, il Papa ha rischiato la vita, si è ripreso a fatica, ora è uscito dall’ospedale debilitato ma fuori pericolo, è tornato in Vaticano, dove deve riguardarsi e proseguire le terapie fino a fine maggio, ma la domanda, in qualche modo, si ripropone: qualcuno si immagina che Bergoglio si isoli dal resto del mondo? Difficile, eppure, almeno per un po’, opportuno.
Le prescrizioni dei medici
Perché alla fine i medici hanno dimesso il Papa a patto che si attenga alle prescrizioni. In teoria: contatti pochi e solo se indispensabili, ospiti possibilmente con le mascherine, vietato il contatto con chi starnutisce o tossisce, uscite all’aperto contingentate. Francesco dovrebbe rimanere il più possibile confinato al secondo piano di Casa Santa Marta, senza scendere alla mensa comune, e continuare lì a seguire le sessioni di fisioterapia motoria e respiratoria, oltre alla terapia farmacologica. A parte l’ossigeno a cui ricorre tramite naselli, nella sua residenza sarebbero state installate strumentazioni adeguate a eventuali emergenze e Francesco è assistito 24 ore al giorno da medici e infermieri. Non solo non deve strafare, ma dovrebbe considerarsi ancora malato, e rinunciare agli impegni prolungati per due mesi: e dunque il Giubileo dei missionari della misericordia, dal 28 al 30 marzo, e quello degli ammalati, il 5 e 6 aprile, i riti della Settimana Santa e la Pasqua, che quest’anno cade il 20 aprile, e poi ancora la canonizzazione di Carlo Acutis, il 27 aprile, e il viaggio a Nicea, in Turchia, il 24 maggio, al quale quasi nessuno crede Oltretevere.
Un confronto serrato
Sarà un confronto serrato. Tra le indicazioni mediche e l’istinto pastorale del Papa. Tra la cautela necessaria e l’urgenza del Papa di non perdere tempo. E anche tra il suo corpo e la sua testa. Perché Francesco, questo è sicuro, è perfettamente in grado di governare. «Con la testa sta perfettamente a posto, ha mantenuto la sua grande memoria, è lucidissimo», spiega a Repubblica il cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio che ieri, all’arrivo di Bergoglio, è andato ad accoglierlo sulla soglia di Casa Santa Marta: «Non abbiamo fatto discorsi, non mi sembrava il momento di disturbarlo: l’ho salutato, gli ho dato il benvenuto e il bentornato», racconta il porporato lombardo. Si aspettava che il Papa già tornasse a casa? «Noi lo aspettavamo da tempo», risponde il cardinal Re, «i medici forse avevano il timore che se fosse tornato prima a Santa Marta non avrebbe rispettato le prescrizioni e hanno deciso di tenerlo qualche giorno in più». Quanto ai riti pasquali, e all’ipotesi che diversi cardinali sostituiscano Bergoglio all’altare, «non abbiamo ancora deciso nulla», spiega il decano del collegio cardinalizio: «Si aspettava che tornasse il Papa per decidere, non si poteva mentre lui era in ospedale: lo faremo nei prossimi giorni».
Re: “Il cammino sarà lungo”
Si tratterà di trovare dei compromessi. Chi conosce bene il Papa dà per scontato che seguirà le prescrizioni dei medici, sì, è ben consapevole di aver rischiato grosso, ma che non si farà ingabbiare. Si farà sentire tramite testi, pian piano che recupererà la voce tramite messaggi o video. Potrebbe benedire dalla finestra della sua biblioteca su piazza San Pietro, potrebbe affacciarsi dal loggione centrale di San Pietro per l’urbi et orbi di Pasqua. Un primo indizio sarà la visita di re Carlo d’Inghilterra a Roma l’8 aprile: se il Papa non delegherà al cardinale Segretario di Stato Parolin sarà il segno che intende esserci. Di certo, il Papa «ha bisogno di tempo per riprendersi», spiega il cardinale Re. Perché la voce torni come prima «il cammino sarà lungo». Nessuno si immagina che Francesco si faccia legare al letto, ma nelle prossime settimane non potrà fare quello che faceva prima. «Ma noi», precisa il decano del collegio cardinalizio, «speriamo che si rimetta presto e bene».