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Cardinale Lojudice: “Il Papa costretto a rallentare ma si spenderà fino alla fine”

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Parla l’arcivescovo di Siena: “Per qualche tempo dovrà risparmiarsi: eppure so che quando i medici daranno il via libera non esiterà a salire su un aereo se sarà necessario far sentire la sua voce”
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Papa Francesco continuerà a guidare la Chiesa «forse in maniera un pochino più ridotta», ma sarebbe strano se, a quasi novanta anni, non avesse mostrato la fragilità fisica. Ne è convinto il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena.

Eminenza, come ha vissuto questi 38 giorni di ricovero del Papa?

«Sul piano personale con apprensione, come per una persona cara e importante che sta male. Poi penso che come Chiesa abbiamo ancora bisogno di lui. Ma mi lasci dire una cosa».

Prego

«Magari arrivarci a novant’anni come lui. Io ci metterei la firma. Anzi, mi sarei preoccupato se fosse uscito dall’ospedale saltellando, avrei pensato che era un avatar. Quel che voglio dire è che dobbiamo entrare nell’ordine di idee che, per quanto bene gli vogliamo e vorremmo che stesse con noi altri venti anni, quest’uomo ha quasi novanta anni e diversi acciacchi. La voce ora è più debole, sì. Ma complessivamente è un uomo forte, robusto, altrimenti non sarebbe uscito dall’ospedale».

Relativizza l…

Papa Francesco continuerà a guidare la Chiesa «forse in maniera un pochino più ridotta», ma sarebbe strano se, a quasi novanta anni, non avesse mostrato la fragilità fisica. Ne è convinto il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena.

Eminenza, come ha vissuto questi 38 giorni di ricovero del Papa?

«Sul piano personale con apprensione, come per una persona cara e importante che sta male. Poi penso che come Chiesa abbiamo ancora bisogno di lui. Ma mi lasci dire una cosa».

Prego

«Magari arrivarci a novant’anni come lui. Io ci metterei la firma. Anzi, mi sarei preoccupato se fosse uscito dall’ospedale saltellando, avrei pensato che era un avatar. Quel che voglio dire è che dobbiamo entrare nell’ordine di idee che, per quanto bene gli vogliamo e vorremmo che stesse con noi altri venti anni, quest’uomo ha quasi novanta anni e diversi acciacchi. La voce ora è più debole, sì. Ma complessivamente è un uomo forte, robusto, altrimenti non sarebbe uscito dall’ospedale».

Relativizza la fragilità del Papa?

«Non la relativizzo: la contestualizzo. È la fragilità di uomo che si avvia verso i 90 anni, che certamente non si è risparmiato, che ha avuto i suoi acciacchi anche quando era giovane, e quindi è ovvio che in questo momento lo vediamo particolarmente debilitato. Ma, ripeto, sarebbe strano il contrario».

È apparso comunque lucidissimo.

«È sempre lui, lo abbiamo visto quando ha salutato la signora con i fiori gialli fuori dal Gemelli: lui è così, sa cogliere il momento per fare una battuta. Lo ha fatto tantissime volte e lo ha fatto anche domenica. Mi avrebbe stupito il contrario, se fosse rimasto zitto».

Come governerà la Chiesa?

«Credo che dovrà essere un pochino più accorto per quanto riguarda gli spostamenti e i viaggi, ma questo lo sapranno dire i medici. Magari tra un po’ di tempo diranno che può tornare a prendere l’aereo, e in quel caso secondo me non si risparmierà, o invece gli diranno che deve stare più attento. Certo tenerlo buono non sarà facile, io lo capisco: vuole spendersi fino all’ultimo istante. Ma penso che qualcosina dovrà risparmiarsela. Ad ogni modo vediamo come andrà la convalescenza, e verso maggio o giugno sapremo cosa succede. Non dico che si possa tornare indietro nella vita, ma penso che possa continuare a condurre la Chiesa, forse in maniera un po’ più ridotta in termini di impegni».

Quali saranno le priorità di Francesco, su cosa si concentrerà?

«Penso che privilegerà le situazioni particolarmente disagiate. Si occuperà senz’altro delle questioni interne al Vaticano e alla Chiesa, ma su questo ha ottimi collaboratori, e poi credo che guarderà anche all’esterno. Penso alla questione della pace e della guerra. Se si dovesse venire a creare una situazione in cui la sua parola può avesse un peso particolare, come già avvenuto, penso che prenderebbe il razzo e andrebbe dovunque fosse necessario».

Intanto voi vescovi della Toscana siete impegnati sul fine vita dopo la decisione della Regione sul suicidio assistito: come vi state muovendo?

«Abbiamo il massimo rispetto delle istituzioni, in uno Stato libero ognuno ha la sua idea, ma la abbiamo anche noi, e la vogliamo dire in maniera serena e diretta. Vogliamo esporre il pensiero della Chiesa, la nostra difformità, la nostra obiezione di coscienza. Per questo stiamo facendo degli incontri pubblici: ne abbiamo fatto uno a Firenze, ora ne facciamo un altro insieme al vescovo di Arezzo e ne faremo un altro a Siena. Vogliamo offrire, o rioffrire, gli insegnamenti della Chiesa, del catechismo, della teologia morale. Senza entrare in agoni o scontri politici. E senza far mancare la vicinanza di Dio, la sua misericordia e la possibilità del suo perdono».

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