“Ai figli solo il cognome materno”. L’idea di Franceschini che divide
di Viola GiannoliDare ai figli solo il cognome della madre, come «risarcimento per un’ingiustizia secolare» contro le donne, «che è stata anche una delle fonti culturali e sociali delle disuguaglianze di genere». La proposta di Dario Franceschini, senatore dem ed ex ministro della Cultura, piomba all’ora di pranzo nel mezzo della riunione del gruppo Pd, chiamato a esaminare le proposte di legge in commissione Giustizia del Senato: quattro testi, tutti di opposizione (Pd, Avs, M5s, Autonomie), per disciplinare l’assegnazione del cognome ai figli dopo che una sentenza della Corte costituzionale del 2022 ha dichiarato illegittima l’automatica eredità del cognome paterno.
«Anziché creare infiniti problemi con la gestione dei doppi cognomi o con la scelta tra quello del padre e quello della madre, stabiliamo che dall’entrata in vigore della nuova legge i figli prenderanno solo il cognome della madre», dice l’ex ministro, pronto a presentare in solitaria un nuovo ddl in Senato. Trenta secondi d’intervent…
Dare ai figli solo il cognome della madre, come «risarcimento per un’ingiustizia secolare» contro le donne, «che è stata anche una delle fonti culturali e sociali delle disuguaglianze di genere». La proposta di Dario Franceschini, senatore dem ed ex ministro della Cultura, piomba all’ora di pranzo nel mezzo della riunione del gruppo Pd, chiamato a esaminare le proposte di legge in commissione Giustizia del Senato: quattro testi, tutti di opposizione (Pd, Avs, M5s, Autonomie), per disciplinare l’assegnazione del cognome ai figli dopo che una sentenza della Corte costituzionale del 2022 ha dichiarato illegittima l’automatica eredità del cognome paterno.
«Anziché creare infiniti problemi con la gestione dei doppi cognomi o con la scelta tra quello del padre e quello della madre, stabiliamo che dall’entrata in vigore della nuova legge i figli prenderanno solo il cognome della madre», dice l’ex ministro, pronto a presentare in solitaria un nuovo ddl in Senato. Trenta secondi d’intervento che servono a smuovere le acque.
L’azzardo femminista di Franceschini incassa, com’era prevedibile, le critiche accese del centrodestra, ma anche la perplessità di un pezzo di centrosinistra e il plauso di colleghe di partito, che pure glissano sul merito, decise a portare a casa il risultato e cioè l’approvazione di una legge sul doppio cognome.
D’altronde sono quasi cinquant’anni che il Parlamento ne dibatte senza trovare la quadra. La prima proposta di legge risale al ‘79, firmataria la socialista Maria Magnani Noya. Ma come spesso accade in tema di diritti, la Consulta si è mossa prima del legislatore, aprendo tre anni fa alla libera scelta e dichiarando che l’attribuzione di default del cognome del padre è contro la Costituzione.
Nei primi due anni da quella pronuncia, racconta l’Istat, sono stati 46mila i bambini figli di coppie convinte a scardinare quell’automatismo «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia», per usare le parole della Consulta. Nel 2023 il doppio cognome è andato al 6,2 per cento dei (pochi) nuovi nati. In crescita sì, certo non l’atteso boom.
Tornando alla legge, «mi auguro che ora non si renda invisibile nessuno dei due genitori», commenta a metà pomeriggio Giulia Bongiorno, presidente leghista della commissione Giustizia di Palazzo Madama che deve approvare il testo prima di mandarlo in Aula. Sembra la pietra tombale sul neonato ddl Franceschini visto che già sul doppio cognome le resistenze della maggioranza non sono poche.
Federico Mollicone di Fratelli d’Italia va giù dritto: «Quella di Franceschini è una provocazione irricevibile. Nella sua visione si passerebbe dal patriarcato al matriarcato». E all’attacco si lancia pure Matteo Salvini: «Ma certo — scrive sui social — cancelliamoli dalla faccia della terra questi papà». A rispondergli ci pensa, dalla segreteria Pd, Annalisa Corrado: «Il ministro ammette quindi che per secoli sono state le donne a essere rimosse dalla storia e dalla memoria formale delle proprie famiglie. Molto bene, facciamo passi avanti».
Ma dal centrosinistra non mancano reazioni gelide. Su X il segretario di Azione, Carlo Calenda, scrive: «Altre priorità non ne abbiamo? Boh». E Alessandra Maiorino dei Cinque Stelle dice scettica: «Non si risponde a una discriminazione, sia pur millenaria, con un’altra discriminazione».
Solidali con Franceschini sono invece le donne dem, da Laura Boldrini («Proposta benvenuta») a Valeria Valente («Sul doppio cognome c’è una battaglia di civiltà e il fatto che una proposta d’avanguardia venga da un uomo è un’innovazione positiva e coraggiosa»). Ancor più caldo il parere di Luana Zanella (Avs): «Proposta interessante e condivisibile» che «guarda molto in là».
Alla fine tocca ad Anna Rossomando, relatrice della legge, tirare le fila: «Finalmente una voce maschile ha riscontrato che per secoli c’è stata un’invisibilità delle donne. Ora manca l’ultimo miglio per salutare, almeno nominalmente, la cultura patriarcale. Ci aspettiamo un’ampia convergenza, anche della maggioranza, superando le resistenze». Nel cognome della madre.