A ripercorrerla di un fiato, la storia di Fabrizio Piscitelli sembra uscita dalla fantasia di un romanziere incline all’eccesso, al grottesco. A cominciare dall’alias con cui Piscitelli era noto da vivo ed è ricordato da morto: Diabolik. Estremista di destra, capo riconosciuto e incontrastato degli “Irriducibili”, la sigla ultras che per anni ha governato il tifo organizzato della Lazio, Fabrizio Piscitelli è stato l’esatta incarnazione del “mondo di mezzo”, immagine fulminante usata dal “nero” Massimo Carminati per indicare quell’area grigia dove a Roma il potere del palazzo e quello della strada si incrociano e spesso si intendono prima di dividere le proprie strade. Non senza aver sedimentato un bagaglio di ricatti, segreti, che rendono quei rapporti incestuosi a loro modo eterni.
“Prendersi Roma”
Vittima di un’ambizione che lo ucciderà – “prendersi Roma” – Piscitelli è convinto di poter trattare da pari a pari con la politica e con il crimine. Non conosce e non accetta limiti. Da…
A ripercorrerla di un fiato, la storia di Fabrizio Piscitelli sembra uscita dalla fantasia di un romanziere incline all’eccesso, al grottesco. A cominciare dall’alias con cui Piscitelli era noto da vivo ed è ricordato da morto: Diabolik. Estremista di destra, capo riconosciuto e incontrastato degli “Irriducibili”, la sigla ultras che per anni ha governato il tifo organizzato della Lazio, Fabrizio Piscitelli è stato l’esatta incarnazione del “mondo di mezzo”, immagine fulminante usata dal “nero” Massimo Carminati per indicare quell’area grigia dove a Roma il potere del palazzo e quello della strada si incrociano e spesso si intendono prima di dividere le proprie strade. Non senza aver sedimentato un bagaglio di ricatti, segreti, che rendono quei rapporti incestuosi a loro modo eterni.
“Prendersi Roma”
Vittima di un’ambizione che lo ucciderà – “prendersi Roma” – Piscitelli è convinto di poter trattare da pari a pari con la politica e con il crimine. Non conosce e non accetta limiti. Da giovanissimo muove i primi passi nell’orbita della famiglia del boss di camorra Michele Senese. Che del “mondo di mezzo” raccontato da Massimo Carminati è uno dei principi. Per questo, la sua ascesa è tanto rapida quanto spaventosa. Il passaggio dalla delinquenza di strada al grande gioco delle famiglie criminali che siedono a capo tavola a Roma è fulmineo. Il vitalismo criminale di Piscitelli colpisce Michele Senese, lo convince a dargli prima fiducia, poi protezione e a un certo punto persino affetto.
L’ambizione che non si ferma
Diabolik può dire di avere tutto. Un esercito tascabile di ultras che tifano in curva la domenica e spacciano durante la settimana. Che aggiustano torti e intimidiscono. E, naturalmente, il viatico dello “zio” Michele ‘O pazzo. Senese gli ha infatti affidato una zona di spaccio all’interno della quale potrebbe prosperare indisturbato e protetto. Ma lui non si accontenta. Probabilmente convinto dagli albanesi, che con lui fanno affari e che con lui condividono l’ambizione e la fame di chi vuole prendersi l’intera torta, decide di valicare quel confine che a nessuno è consentito superare.
Lo sgarro intollerabile
Piscitelli si convince di avere la forza e lo statuto criminale che lo autorizzano allo “scavalco”, come si dice nel gergo di mala. Vale a dire a liberarsi dell’intermediario che lo rifornisce di stupefacente (Senese) per trattare direttamente con chi quello stupefacente lo immette all’ingrosso sulla piazza di Roma. È uno sgarro intollerabile. Perché nel mercato degli stupefacenti ogni cosa è negoziabile tra chi controlla la piazza di spaccio e chi la rifornisce - il prezzo, la quantità, i tempi di pagamento – ma non il tradimento di chi è anello di congiunzione tra lo spaccio di strada e i fornitori di stupefacente. A maggior ragione se il valore della piazza di spaccio si misura in milioni di euro.
L’omicidio su una panchina del Parco degli Acquedotti
Chi “scavalca” è un infame. E l’amicizia non solo non salva l’anima ma diventa un’aggravante del tradimento. Soprattutto se il tuo amico si chiama Michele Senese. Ed è per questo, forse, che Piscitelli paga con la vita. Diabolik viene così ammazzato su una panchina del Parco degli Acquedotti, alla periferia di Roma. Un territorio controllato e dominato proprio da Senese. Il che non è un caso, evidentemente. È l’estate del 2019, l’anno in cui la Cassazione dichiara esclusa l’associazione mafiosa nel processo mafia Capitale che diventa Mondo di Mezzo, e in cui il sangue ricomincia a scorrere dopo quasi dieci anni di “pace” ed equilibrio. Quell’omicidio cambia tutto. Gli alleati diventano nemici, i gregari vogliono diventare capi, i capi reagiscono. La giustizia fa il suo corso. E chi pensa che ’O Pazzo’ possa aver versato una lacrima per il suo protetto evidentemente non sa come ragiona questo boss, che davanti agli affari non conosce amicizie.
L’Olimpo criminale
L’omicidio di Piscitelli si inscrive del resto in una guerra interna ai gruppi criminali più potenti di Roma, alla ricerca di un nuovo equilibrio. E in quella guerra hanno un ruolo di primo piano gli astri nascenti della criminalità romana: Leandro Bennato e Peppe Molisso, i luogotenenti di Michele Senese. Così come ha un ruolo il clan degli albanesi che, un po’ alla volta, si sono presi interi quadranti della città. Fanno i picchiatori, i sicari, gli spacciatori o i broker. In un vortice di denaro, attentati, carriere folgoranti e terrificanti cadute, si consuma una guerra di cui Piscitelli sarà il cadavere eccellente. Il sacrificio umano da pagare a un nuovo equilibrio che restituirà al suo ruolo di padrone della città proprio Senese e il suo clan. Già, proprio quell’Olimpo criminale a cui Diabolik aveva creduto di poter dare l’assalto.