Silvia Salis, vicepresidente del Coni: “Eugenio ha il mio cognome. È stata una scelta di libertà”
di Matteo MacorIl cognome materno a loro figlio, la vice presidente del Coni Silvia Salis e il regista Fausto Brizzi, lo hanno dato un anno e mezzo fa. «A ottobre 2023 è nato Eugenio e abbiamo scelto per lui il mio cognome — spiega Salis, oggi candidata sindaca progressista a Genova — per mandare un messaggio importante e lasciarlo a lui quando crescerà».
Come mai questa decisione?
«Io lavoro in un mondo considerato molto maschile, e volevo dare l’idea che un passo avanti sia possibile. L’obbligo del cognome paterno ha avuto un impatto enorme sulle donne, nei percorsi di vita, pure nelle eredità. Non esisterebbe il detto “Auguri e figli maschi!”. Il cognome materno è sempre stato uno stigma: lo portavano i figli illegittimi, i rifiutati».
Quando è nata la vostra scelta?
«Alla notizia…
Il cognome materno a loro figlio, la vice presidente del Coni Silvia Salis e il regista Fausto Brizzi, lo hanno dato un anno e mezzo fa. «A ottobre 2023 è nato Eugenio e abbiamo scelto per lui il mio cognome — spiega Salis, oggi candidata sindaca progressista a Genova — per mandare un messaggio importante e lasciarlo a lui quando crescerà».
Come mai questa decisione?
«Io lavoro in un mondo considerato molto maschile, e volevo dare l’idea che un passo avanti sia possibile. L’obbligo del cognome paterno ha avuto un impatto enorme sulle donne, nei percorsi di vita, pure nelle eredità. Non esisterebbe il detto “Auguri e figli maschi!”. Il cognome materno è sempre stato uno stigma: lo portavano i figli illegittimi, i rifiutati».
Quando è nata la vostra scelta?
«Alla notizia della sentenza della Corte Costituzionale che dichiarava illegittima l’attribuzione automatica del cognome paterno: un passo epocale passato quasi sotto silenzio. Io penso sia giusto non si tratti più di una costrizione, e si possa scegliere liberamente».
Il cognome materno può essere un “risarcimento”?
«Quel che è successo nei secoli non si può risarcire, ma può rappresentare uno scatto di civiltà. Sono cose simboliche, ma i simboli sanno essere pesanti, e possono cambiare la realtà».