Vittorio Sgarbi si trova ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. La ragione risiede forse in quanto detto da lui stesso in una intervista molto bella rilasciata ad Antonio Gnoli sulle pagine di Robinson, il settimanale culturale di Repubblica, lo scorso 9 marzo: «La mia attuale malinconia o depressione è una condizione morale e fisica che non posso evitare. Come abbiamo il corpo così ci sono anche le ombre della mente, dei pensieri, fantasmi che sono con noi e che non posso allontanare».
La discrezione della riservatezza
Credo che dello stato di salute di Vittorio Sgarbi ci basti sapere questo. E che tutto il resto – diagnosi e prognosi, intimità e morbosità – vada tutelato affidandolo alla discrezione della riservatezza. A noi, amici o nemici e, più spesso, amici-nemici, spetta solo di augurargli di tornare quanto prima e come prima: a sollecitarci e sfidarci. E alcuni segnali positivi fanno ben sperare.
Vita privata come “opera dell’ingegno”
D’altra parte, tacere di Vittorio Sg…
Vittorio Sgarbi si trova ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. La ragione risiede forse in quanto detto da lui stesso in una intervista molto bella rilasciata ad Antonio Gnoli sulle pagine di Robinson, il settimanale culturale di Repubblica, lo scorso 9 marzo: «La mia attuale malinconia o depressione è una condizione morale e fisica che non posso evitare. Come abbiamo il corpo così ci sono anche le ombre della mente, dei pensieri, fantasmi che sono con noi e che non posso allontanare».
La discrezione della riservatezza
Credo che dello stato di salute di Vittorio Sgarbi ci basti sapere questo. E che tutto il resto – diagnosi e prognosi, intimità e morbosità – vada tutelato affidandolo alla discrezione della riservatezza. A noi, amici o nemici e, più spesso, amici-nemici, spetta solo di augurargli di tornare quanto prima e come prima: a sollecitarci e sfidarci. E alcuni segnali positivi fanno ben sperare.
Vita privata come “opera dell’ingegno”
D’altra parte, tacere di Vittorio Sgarbi è pressoché impossibile. E non perché egli sia da quarant’anni al centro della scena (moltissimi altri lo sono stati, ma con una traiettoria presto esauritasi). Il fatto è che il critico d’arte ha sempre negato, con le parole e con i gesti, la distinzione tra vita privata e vita pubblica, volendo fare della prima una «opera dell’ingegno» da mettere in mostra al di là dei confini tradizionali imposti dalla morale come dall’estetica. Così, Sgarbi ha reso note le immagini del suo stato dopo un intervento chirurgico al cuore e ha rivelato il suo tumore alla prostata: «È come se io fossi sempre in attesa di un ostacolo da superare e questo non mi sembra da nascondere ma da rivelare» (ancora nell’intervista a Gnoli).
“Nulla di ciò che è umano mi è estraneo”
Sarebbe un grave errore attribuire tutto ciò a una incontinente vocazione esibizionistica. È, piuttosto, la consapevolezza che vulnerabilità, debolezza e malattia siano parte integrante della nostra stessa vitalità: e proprio perché «nulla di ciò che è umano mi è estraneo», non vadano celate allo sguardo. E che l’intera esistenza possa essere una sconfinata zona franca, senza riserve e senza limiti. Di conseguenza, il termine che meno si adatta a Sgarbi è proprio quello di provocatore, con il quale il pigro conformismo nazionale ha voluto di volta in volta o giustificarlo o squalificarlo.
La madre “smisurata”
In realtà, non si trova nulla di provocatorio nelle sue parole e nei suoi movimenti, che sono semmai l’espressione di quello stesso carattere che il critico d’arte attribuisce alla figura cruciale della sua vita, la madre Rina, definita «smisurata». Niente di encomiastico o agiografico in quell’aggettivo, ma solo il calcolo di una tassonomia psicologica. Smisurato non significa grandioso o enorme, bensì qualcosa di irriducibile alle regole date, e non per una volontà eversiva quanto, piuttosto, per la forza dell’indole del soggetto. Vittorio Sgarbi è a sua volta smisurato perché fuori da ogni previsione e da ogni controllo, compreso il proprio.
L’irruenza, il linguaggio, la spregiudicatezza
Poi, c’è tutto il resto. Tutto ciò che per quarant’anni ci ha contrapposti, ci contrappone oggi e ancora ci contrapporrà per i prossimi quaranta. Quella irruenza spesso tentata dall’alterigia; quel linguaggio a volte felice e talvolta intimidatorio; quella spregiudicatezza che sempre può precipitare in superficialità; quella aggressività che sembra celare un doloroso bisogno d’affetto («io ho fatto dichiarazioni d’odio nascondendo l’amore»); e la sua perenne erraticità politica che lo ha reso, di volta in volta, più berlusconiano di Silvio Berlusconi, più pannelliano di Marco Pannella, più meloniano di Giorgia Meloni. E, tuttavia, sempre pronto a «tradirli», quei leader, perché il suo riferimento essenziale rimaneva e rimane, comunque, quel nucleo di Berlusconi, Pannella e Meloni che ritrova in sé stesso. Ovvero, la sgarbità.
L’odio per l’ingiustizia
E in questo emerge, tra l’altro, un connotato che possiamo definire, nonostante tutto, “di sinistra”, sapendo come questa attribuzione possa risultare insopportabile a tanti. Mi riferisco al suo odio per l’ingiustizia. A chi ne dubiti, segnalo come non si troverà mai in lui un solo accento assimilabile alla politica e alla cultura delle destre in materia di immigrazione. Non un solo accento. È questo che, in fondo, fa apprezzare Sgarbi da una parte della sinistra che, pur negandolo, finisce con il considerarlo un proprio figlio, infido e fedifrago, ma che ci si augura possa essere prima o poi evangelicamente «prodigo».
La violenza solo verso le idee
Infine, c’è una virtù che Sgarbi coltiva con particolare cura. La violenza esercitata verbalmente verso le idee altrui è sempre indirizzata contro, e solo contro, le idee. Un istante dopo egli cercherà e riconoscerà l’umanità condivisa con il titolare di quelle idee appena aggredite, e lo farà attraverso una colluttazione, un autentico corpo a corpo, che impedirà all’avversario di sottrarsi e farà emergere il cuore del contenzioso, la materia del conflitto e la sua verità, controversa e contendibile. Questo è ciò che, in tempi di guerra civile simulata, rende Sgarbi così raro e prezioso.