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“Ha ucciso Tatiana”. Condannato Calligaris nel processo infinito

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La donna fu ammazzata a Manzano nel 2008: dopo sei dibattimenti la corte d’appello di Venezia ha confermato 16 anni per il compagno
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Mestre (Venezia) - Sono le 19 nell’aula bunker. Il sole che dalle finestre sul tetto ha infuocato banchi e sedie per tutto il giorno, è già un ricordo. Meri Conchione piange, abbraccia i gemelli, Marzia e Marco: «Speriamo sia la volta giusta». Paolo Calligaris, il compagno della sua terza figlia che non c’è più, Tatiana Tulissi, è stato appena condannato a 16 anni. Per la terza volta lo Stato dichiara che è lui l’assassino della donna, uccisa nel 2008 con tre spari di una calibro 38 e un colpo di bastone alla testa. In aula Paolo Calligaris non c’è. Pronipote del patron dell’azienda di Manzano, diventata la patria delle sedie e dei mobili di design, ha preferito aspettare il verdetto a casa. È proprio in una villa di famiglia, nel comune del Friuli Venezia Giulia, che Tatiana è stata ammazzata nella sera dell’11 novembre del 2008, giorno di San Martino. Il suo corpo è stato trovato sull’uscio che si apre su un cortile adibito a posteggio. Né il revolver né il bastone sono stati mai ri…

Mestre (Venezia) - Sono le 19 nell’aula bunker. Il sole che dalle finestre sul tetto ha infuocato banchi e sedie per tutto il giorno, è già un ricordo. Meri Conchione piange, abbraccia i gemelli, Marzia e Marco: «Speriamo sia la volta giusta». Paolo Calligaris, il compagno della sua terza figlia che non c’è più, Tatiana Tulissi, è stato appena condannato a 16 anni. Per la terza volta lo Stato dichiara che è lui l’assassino della donna, uccisa nel 2008 con tre spari di una calibro 38 e un colpo di bastone alla testa. In aula Paolo Calligaris non c’è. Pronipote del patron dell’azienda di Manzano, diventata la patria delle sedie e dei mobili di design, ha preferito aspettare il verdetto a casa. È proprio in una villa di famiglia, nel comune del Friuli Venezia Giulia, che Tatiana è stata ammazzata nella sera dell’11 novembre del 2008, giorno di San Martino. Il suo corpo è stato trovato sull’uscio che si apre su un cortile adibito a posteggio. Né il revolver né il bastone sono stati mai ritrovati.

La decisione dei giudici della seconda sezione della corte d’Assise d’appello arriva dopo 10 ore di camera di consiglio, la legge il presidente Carlo Citterio. Si sfoga Meri Conchione, mentre bacia la sua avvocata Laura Luzzatto Guerrini: «Intravedo un po’ di giustizia dopo tanti anni». Diciassette quasi, per l’esattezza, da quando è iniziata la prima indagine. Ma la fine non è ancora vicina, non basterà questo appello ter a chiudere la battaglia giudiziaria. La difesa di Paolo Calligaris è determinata, non cede. L’avvocato Alessandro Gamberini, legale dell’imprenditore insieme a Giovanni Battocletti, appena fuori dall’aula dice a muso duro: «Non c’è una sola prova contro il nostro assistito. Sono sgomento. Ho la pretesa di dire che i giudici non leggono gli atti. Ricorreremo di nuovo in Cassazione».

Meri Conchione aveva ancora i capelli castani quando ha varcato per la prima volta la soglia di un’aula di giustizia, adesso la sua testa è color argento. Mentre stringe la mano al sostituto procuratore generale di Venezia, Pasquale Mazzei, sorride: «Adesso però mi sento più forte».

Il processo ha avuto una storia travagliata che comincia nel 2009 con un’archiviazione del caso. Nel 2016 la procura di Udine chiede la riapertura con nuove risultanze investigative che rafforzano l’ipotesi che a commettere il femminicidio sia stato Paolo Calligaris. Da quel momento ci sarà una prima condanna dell’imprenditore (2019), poi l’assoluzione in appello che ribalta tutto (2021). La Cassazione viene interpellata per la prima volta nel 2022 e c’è il primo rinvio che all’appello bis si conclude con una seconda condanna (2023). È il settembre scorso quando si ritorna un’altra volta in Cassazione. Il sesto processo è cronaca delle ultime ore.

Quattro i punti cardine sui quali si fonda l’opposizione tra parte civile e difesa. L’orario di arrivo di Paolo Calligaris quella sera in villa, i minuti trascorsi tra la morte di Tatiana e la prima chiamata al 118 da parte del compagno. E, poi, la testimonianza della vicina che abita a 200 metri, Regina Genuzio, e che ha dichiarato di aver sentito gli spari da casa sua a un orario in cui Calligaris poteva già trovarsi in villa. Il più controverso riguarda le macchie di sangue trovate sugli pneumatici della macchina di Calligaris che, secondo la consulenza della famiglia Tulissi, non hanno calpestato le tracce a terra. Paolo Calligaris si è sempre professato innocente, per Meri Conchione «è lui l’assassino, sono pronta per la terza Cassazione, non mi arrendo».

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